Ambientalisti al governo d’Europa? Più tasse sui consumi e vincoli alla produzione

I Verdi conquistano la Germania e si accingono a governare in Europa. Ecco perché per il Sud Europa, in particolare, non sarebbe una buona notizia.

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I Verdi conquistano la Germania e si accingono a governare in Europa. Ecco perché per il Sud Europa, in particolare, non sarebbe una buona notizia.

Se si andasse ad elezioni oggi, la Germania vedrebbe trionfare i Verdi con il 27%, seguiti dalla CDU-CSU della cancelliera Angela Merkel con il 24%, mentre al terzo posto si attesterebbe la destra euro-scettica dell’AfD con il 13% e al quarto con appena l’11%, il minimo storico, sprofonderebbero i socialdemocratici dell’SPD, alleati dei conservatori nel governo di Grosse Koalition. A seguire, i liberali dell’FDP con il 9% e i nostalgici del comunismo della Linke con l’8%.

Per intenderci, il prossimo cancelliere sarebbe ambientalista, uno dei due leader tra Annalena Baerbock e Robert Habeck. In pratica, la fine della politica tradizionale tedesca come l’abbiamo conosciuta negli ultimi 70 anni. Questo è il risultato dell’ultimo sondaggio Forsa, pubblicato in questi giorni.

Germania, era Merkel agli sgoccioli e l’eredità per l’Europa è un disastro

L’onda verde in Europa non è una novità. All’Europarlamento hanno conquistato 69 seggi alle recenti elezioni europee (dai 50 del 2014), piazzandosi secondi in Germania con il 21%, terzi in Francia con il 13%, ottenendo il 15% in Belgio e l’11% nel Regno Unito. Insomma, l’exploit nel centro-nord dell’Europa c’è stato, pur non seguito al sud, dove le priorità dei cittadini appaiono altri, che non la sacrosanta difesa dell’ambiente. Chiamatelo effetto Greta o più semplicemente occupazione degli spazi vuoti venutisi a creare sul mercato elettorale con la semi-estinzione della sinistra tradizionale in diversi contesti nazionali, a partire proprio da Francia e Germania.

Fatto sta che la cancelliera Merkel non avrà vita lunga al governo e se cadesse da qui a breve, per il suo partito il rischio concreto sarebbe o che i Verdi vincessero e si alleassero con SPD e Linke in un’inedita esperienza di governo “verde-rosso-rossa” sull’esempio del Portogallo (ma con un ruolo da protagonisti), oppure che si ritrovasse a sostenere stavolta da junior partner proprio un esecutivo guidato da un cancelliere ambientalista. Attenzione, i Verdi tedeschi non sono ottusi come siamo portati a credere sulle tematiche salienti e devono il loro successo proprio alla capacità di coniugare (in apparenza) crescita economica e difesa dell’ambiente, mostrandosi pragmatici e propugnando semmai l’acceleratore su un modello di crescita sostenibile.

L’impatto di una svolta “verde” in Europa

A Strasburgo, i loro voti serviranno probabilmente ai due schieramenti tradizionali (PPE e socialisti) per contenere le richieste dei liberali dell’Alde e per non incappare in “incidenti” indesiderati al momento delle votazioni, allargando la maggioranza a quante più forze europeiste possibili. Questo significa una sola cosa: tra lo scenario di una cancelleria verde in Germania e la prospettiva di una “golden share” in mano agli ambientalisti anche all’Europarlamento, questa forza politica pluridecennale e con scarsa esperienza di governo quasi ovunque imprimerà la direzione alla politica economica europea dei prossimi anni.

In quale direzione? I Verdi sono maestri nel concepire una società che stanghi i consumi inquinanti, al fine di incentivare comportamenti virtuosi tra i consumatori. Aspettiamoci ulteriori balzelli e divieti su auto, materie plastiche, bevande e cibi considerati non salutari, energia elettrica generata da fonti non rinnovabili, etc., che finiranno man mano nel mirino dell’ambientalismo per le loro emissioni inquinanti, così come vincoli più stringenti alla produzione delle imprese e restrizioni alla libertà economica, in generale. Se nel Nord Europa creeranno problemi, è al sud che queste politiche rischiano di colpire l’economia più marcatamente nel breve termine, frenandone i tassi di crescita per le condizioni di partenza meno favorevoli alla “riconversione green”. La difesa dell’ambiente significa, infatti, investimenti costosi e che per almeno un periodo non breve i consumatori dovranno caricarsi sulle spalle, accettando di pagare di più per comprare beni e servizi.

Tutti pazzi per Greta: la ragazzina svedese è solo il desiderio bulimico di bontà nel ricco Occidente

In un contesto come l’Italia, dove già la crescita è da anni un mistero come l’identità di Mark Caltagirone e le imprese mediamente di piccole dimensioni dispongono di minori mezzi per riconvertire gli impianti e le stesse produzioni, l’ambientalismo in salsa teutonica rischia di acuire i nostri problemi di competitività, aggravando fenomeni come la disoccupazione e gli squilibri fiscali.

A quest’ultimo proposito, appare formalmente rassicurante l’impostazione solidale dei Verdi nordici, i quali si mostrano critici verso le politiche di austerità e maggiormente inclini a sostenere le economie più deboli dell’Eurozona. Il punto è che, ammesso che la spuntassero su questi spunti, ci darebbero con una mano ciò che ci toglierebbero con un’altra, perché al loro “buon cuore” su temi come deficit e debito pubblico corrisponderebbe una visione alquanto “business unfriendly”, che tanti danni ci infliggerebbe all’impatto, quando ancora non siamo stati in grado di uscire dalla grande crisi di 11 anni fa.

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