Amazon punta a ridurre la vendita dei “Crap”, intanto sono a rischio i pacchi di Natale

Ancora proteste dei lavoratori in Germania e non solo, intanto il colosso vuole diminuire la vendita di prodotti molto economici.

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Ancora proteste dei lavoratori in Germania e non solo, intanto il colosso vuole diminuire la vendita di prodotti molto economici.

Amazon sa sempre come far parlare di sé. Prima i supermercati senza cassa, poi la novità del colosso che diventa un operatore postale senza contare tutte le trovate relative ai braccialetti per i dipendenti e via dicendo.

Meno vendita di prodotti Can’t Realize a Profit

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal il colosso di Seattle ha in mente di progettare la diminuzione di prodotti a basso costo perchè portano profitti troppo bassi. Il nome di questa categoria di prodotti è tutto un dire. Vengono chiamati “Crap” Can’t Realize a Profit, che vuol dire prodotti “cacca” ossia oggetti che costano poco e non portano guadagno considerando le spese relative a imballaggio e spedizione. L’idea di Amazon è allontanare la vendita di quei prodotti che costano meno di 15 dollari, di questa lista fanno parte anche bevande in bottiglia e spuntini. C’è da dire che questa decisione tocca maggiormente il mercato americano; è li che molte persone fanno acquisti anche da 5 dollari per comprare cibi e bevande con un click. L’esempio lampante è quella della Smartwater di Coca Cola, che Amazon vende a  6,99 dollari e che si può acquistare Dash Button, un click per farsi portare a casa il prodotto.

A rischio spedizioni di Natale in Germania e Francia

Amazon vorrebbe operare sull’impacchettamento per aumentare la quantità di oggetti per ogni pacco e anche il costo. Tornando al prodotto citato il colosso ha inviato un messaggio ai clienti per notificare che d’ora in avanti il prodotto predefinito da acquistare sarebbe stato composto da 24 unità al costo di 37,20 dollari con l’aggiunta che la spedizione del prodotto sarebbe stata avviata direttamente da Coca Cola. L’obiettivo, dunque, è quello di evitare la vendita di prodotti che costano molto poco e che tra imballaggio e costi di spedizioni generano perdite per il colosso. In questo modo si è potuto anche agire sul prezzo a bottiglia, acquistarne una singola costa di più rispetto al pacco.

Dietro questa decisione non c’è soltanto una politica commerciale; Amazon, in fondo, ha sempre puntato ad ottimizzare il fatturato, ma anche una scelta che dovrebbe in qualche modo favorire i lavoratori. Negli ultimi tempi sono sempre di più le proteste di impiegati del colosso che hanno lamentato scarse condizioni di lavoro. Già lo scorso anno erano stati gli operai di Piacenza a mettere a rischio le consegne per il Black Friday mentre quest’anno hanno protestato quelli francesi e tedeschi. Il sindacato Uni Global Union ha denunciato le precarie condizioni di lavoro nei centri logistici di Amazon e a rischio ci sarebbero anche le consegne di Natale. Lo scorso 7 dicembre hanno protestato a Madrid 2mila dipendenti. Secondo il sindacato “Amazon antepone costantemente i profitti al benessere dei suoi lavoratori con turni disumani e obiettivi di produzione inaccettabili, che possono causare anche danni fisici e psicologici”.

Christy Hoffman, segretario generale dell’Uni Global Union, come riporta Agi avrebbe detto che “La posizione anti-sindacale di Amazon è una ricetta per il disastro: ignorando le questioni dei lavoratori in materia di salute e sicurezza, nei centri logistici infortuni e malattie sono destinati ad aumentare durante l’estenuante corsa al Natale. Amazon deve essere avvertita: la vostra forza lavoro esige rispetto e il diritto di organizzarsi”.

 

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