Amazon, Google e Microsoft: il segreto scientifico del successo

Uno studio di Stephan H. Thomke, mette in luce come la scienza aiuti Amazon, Google e Microsoft a produrre articoli che avranno successo.

di , pubblicato il
Uno studio di Stephan H. Thomke, mette in luce come la scienza aiuti Amazon, Google e Microsoft a produrre articoli che avranno successo.

Da cosa sono accomunate Amazon, Google e Microsoft? Oltre che dal successo straordinario e dall’autorevolezza agli occhi degli utenti di tutto il mondo, i grandi marchi appena citati fanno ampio uso del metodo scientifico. Un interessante approfondimento di Business Insider, basato sullo studio di Stephan H. Thomke, mette in luce come la scienza aiuti Amazon, Google e Microsoft a produrre e commercializzare articoli che avranno molte possibilità di incontrare il favore del grande pubblico. Thomke, che insegna alla Harvard Business School, ha portato come esempio negativo quanto accaduto a Ron Johnson, l’inventore dello store concept dei negozi di Apple, che dopo aver lasciato l’azienda di Cupertino è andato incontro a una grande delusione durante l’incarico di amministratore delegato di JC Penney nel 2011.

Il caso di Ron Johnson

Alla figura di Ron Johnson viene associata l’invenzione dell’Apple Store così come lo conosciamo oggi. Il suo concept store così rivoluzionario è stato uno dei segreti dell’enorme successo riscontrato dai negozi della società statunitense, che ancora oggi viene visto come un punto di riferimento per tutti coloro che desiderano realizzare un locale di grande appeal agli occhi dei clienti vecchi e nuovi. Quando lasciò la Apple per assumere l’incarico di amministratore delegato dell’azienda JC Penney, in molti scommisero che sarebbe riuscito a replicare i grandi risultati avuti in seno all’iconica big tech statunitense. In realtà, le sue idee così innovative finirono per essere la sua stessa rovina in quel della Penney. Perché? Ron Johnson non adottò il metodo scientifico, quello che invece permette ad Amazon, Google e Microsoft di non fallire quasi mai quando arriva il momento della verità.

Testare, testare e…testare

Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google, alcuni anni fa al Senato rivelò l’impressionante mole di test compiuta dal colosso di Mountain View prima di rilasciare un aggiornamento ai propri algoritmi, al fine di migliorare l’usabilità del motore di ricerca da parte di Google. Su un totale di oltre 13 mila valutazioni, 8 mila esperimenti paralleli e altre 3 mila valutazioni sul campo, alla fine Google apportò 516 cambiamenti ai suoi algoritmi. Di fatto, Google aveva sbagliato oltre il 96 per cento delle volte, ma soltanto così ha saputo poi offrire un reale miglioramento ai suoi utenti.

Leggi anche: Lavoro introvabile, contraddizione italiana: figure più cercate ma difficili da reperire

[email protected]

Argomenti: ,