Amazon e lo sciopero dei drivers: quando le condizioni di lavoro vengono decise da un algoritmo

Il perché dello sciopero dei drivers di Amazon, il caso del lavoro gestito da un algoritmo torna a far discutere.

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Il perché dello sciopero dei drivers di Amazon, il caso del lavoro gestito da un algoritmo torna a far discutere.

Il 26 febbraio i driver di Amazon hanno scioperato a Milano per denunciare carichi di lavoro insostenibili. Accanto ai corrieri anche Maurizio Landini che ha parlato di “condizioni di lavoro che vengono decise da un algoritmo”. I motivi sono sempre gli stessi. I corrieri denunciano una mole di lavoro molto pesante, costretti a correre e svolgere i compiti e le consegne in pochi minuti. «Una consegna ogni tre minuti è troppo, in questo modo siamo costretti a prendendoci dei rischi». Sarebbero queste le parole con cui i driver hanno affrontato la protesta.

Lo sciopero dei corrieri Amazon riapre il tema del lavoro legato ad un algoritmo

A tal proposito, il sindacato chiede che non si superino le 9 ore di guida giornaliera. Solo in Lombardia ci sono 1300 driver assunti da società terze che hanno contratti in esclusiva con Amazon ecco perchè si chiede anche un piano ingressi poichè “È giusto che le persone possano lavorare senza mettere a rischio la loro sicurezza per tenere il passo dell’algoritmo”.

La risposta di Amazon, come scrive il Corriere, non si è fatta attendere: “Circa il 90% degli autisti termina la giornata prima delle 9 ore e comunque lo straordinario è pagato il 30% in più. È vero, affidiamo le rotte ai corrieri che a loro volta le assegnano ai loro autisti. Ma non è assolutamente vero che il numero di pacchi da consegnare sia inappropriato”.

La testimonianza di un driver

Interessante a tal proposito la testimonianza di un ex driver di Amazon, che ha lavorato per alcuni mesi con il colosso tramite una delle agenzie interinali che appaltano la distribuzione, il quale ha raccontato a Servizio Pubblico, di Michele Santoro, le condizioni di lavoro in cui è stato costretto ad operare.

L’uomo ha raccontato di tre minuti a consegna e di un costante monitoraggio. Non è la prima volta che corrieri, dipendenti o ex dipendenti raccontano di condizioni ai limiti. Tempo fa aveva fatto scalpore l’indagine svolta da un giornalista inglese nei magazzini Amazon di alcune città britanniche in cui aveva scoperto una realtà non del tutto rosea con lavoratori costretti persino ad urinare nelle bottiglie di plastica perchè impossibilitati ad andare in bagno.

Amazon però aveva sempre negato le accuse. Con lo sciopero milanese dei corrieri si è riaperta però una crepa e il tema delle consegne dei pacchi e di algoritmi che decidono il tempo facendo anche rischiare la vita sulle strade è tornato prepotentemente in auge.

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