L’Europa dell’est piccona la UE: anche i cechi contro Bruxelles con Babis

La UE starebbe per prendere un ennesimo calcio elettorale nell'Europa orientale. Da oggi si vota in Repubblica Ceca, dove a vincere sarebbe il partito "euro-scettico" dell'ex ministro delle Finanze.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La UE starebbe per prendere un ennesimo calcio elettorale nell'Europa orientale. Da oggi si vota in Repubblica Ceca, dove a vincere sarebbe il partito

Repubblica Ceca al voto da questo pomeriggio e domani per il rinnovo della Camera bassa, dopo le dimissioni del premier Bohuslav Sobotka, avvenute nei mesi passati per contrasti con il ministro delle Finanze, Andrej Babis, accusato dai magistrati di evasione fiscale e indagato dalla UE per una presunta frode nell’ottenimento di contributi. L’uomo, 63 anni, è a capo di ANO, partito anti-establishment, che in lingua ceca significa “sì”, ma che è anche un acronimo per “Azione in difesa dei cittadini”. Proprietario di un impero mediatico, che solo nello stato dell’Europa orientale impiega 30.000 persone, è diventato popolarissimo, inveendo contro i partiti politici, la corruzione e la stessa UE. Diversi analisti lo accostano a Silvio Berlusconi e a Donald Trump. In effetti, di somiglianze ve ne sono, specie con il nostro ex premier, a partire dal settore in cui ha fatto fortuna.

I sondaggi lo accreditano del 25% dei voti, mentre i socialdemocratici al governo uscente e che ad oggi esprimono il premier vengono dati intorno alla metà. Se vincesse le elezioni, difficilmente Babis avrà la maggioranza assoluta dei seggi, ma ha già escluso di governare con i comunisti e gli stessi socialdemocratici. I primi dovrebbero prendere intorno al 10% dei consensi, mentre la destra populista sul 7%. Persino i Pirati, movimento giovanile di protesta, sarebbe intorno al 7% e riuscirebbe così ad entrare in Parlamento. (Leggi anche: Approvato Fiscal Compact, Repubblica Ceca si defila)

Europa orientale contro UE

Attenzione alle facili equazioni. Babis non è un euro-scettico propriamente detto. Il suo partito siede all’Europarlamento di Strasburgo tra i banchi di Alde, i liberali e democratici di Guy Verhofstadt, l’ex premier belga tra i più convinti sostenitori della UE. Tuttavia, la posizione del politico e imprenditore ceco è poco chiara sulle istituzioni comunitarie. Messo alle strette, le uniche certezze sono la sua contrarietà all’ingresso di Praga nell’Eurozona e quella alle politiche sull’immigrazione di Bruxelles.

La Repubblica Ceca versa in condizioni tutt’altro che critiche sul piano economico: il suo pil è cresciuto del 4,7% nel secondo trimestre e vanta il più basso tasso di disoccupazione di tutta Europa con il 2,9%. La corona ceca si è rafforzata di quasi il 5% negli ultimi 6 mesi, dopo che la banca centrale ha eliminato il cambio minimo contro l’euro, che era stato introdotto negli anni passati per impedirne un eccessivo apprezzamento e contrastare così il rischio deflazione. Addirittura, il 2016 si è chiuso per il bilancio statale con il primo avanzo fiscale da circa un ventennio. Proprio su questi successi Babis ha costruito la sua popolarità politica, avendo gestito le Finanze dal 2013, anno in cui si tennero le elezioni anticipate per la caduta del governo di centro-destra, a seguito di un maxi-scandalo sulla corruzione e un sexygate. (Leggi anche: Corona ceca sganciata dall’euro spazientisce traders)

La vittoria probabile di Babis non sarebbe forse un forte shock per la UE, come quella della destra euro-scettica in Polonia o in Ungheria, ma resta il fatto che dall’Europa orientale, entrata a far parte delle istituzioni comunitarie solamente dal 2004, si registra un forte malcontento verso Bruxelles e la cattiva gestione dell’immigrazione sarebbe la motivazione principale. Considerando che pochi giorni fa ha vinto nettamente in Austria il centro-destra di matrice più identitaria di Sebastian Kurz e che a Vienna il prossimo governo dovrebbe fondarsi su un’alleanza con gli euro-scettici dell’FPOe, possiamo ben dire che una grossa fetta dell’Europa del Centro-est si stia allontanando dai commissari e l’economia qui davvero c’entra poco o niente con questa insoddisfazione.

 

 

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Argomenti: Economie Europa, Emergenza profughi, valute emergenti

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