All’Italia serve innovazione tecnologica, la produttività del lavoro è ferma da 20 anni

Economia italiana poco produttività, nonostante siamo tra i lavoratori più stakanovisti d'Europa. Ma senza innovazione tecnologica è inutile.

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Economia italiana poco produttività, nonostante siamo tra i lavoratori più stakanovisti d'Europa. Ma senza innovazione tecnologica è inutile.

Produciamo poco e ci mettiamo pure troppe ore. E’ una foto disarmante quella che esce dal confronto tra i dati dell’economia italiana e quelli del resto dell’Unione Europea. Suddividendo il prodotto interno lordo (pil) per il numero di ore lavorate e, fatto 100 il dato medio UE, l’Italia segna 97. Siamo sotto la media europea e lontani da paesi come Germania (132), Francia (137) e Svezia (136). Andando al pil rapportato per ciascun lavoratore, saliamo a 103, ma restando sempre sotto gli altri paesi concorrenti: Germania (112), Francia (125) e Svezia (137).

Lavoro: italiani tra i più stakanovisti d’Europa ma la produttività è un problema

Questi dati ci dicono che siamo poco produttivi come mondo del lavoro, ma non significano quello che pensiamo, cioè che noi italiani lavoriamo poco rispetto ai nostri colleghi tedeschi, francesi o del Nord Europa. Tutt’altro. Le ore all’anno lavorate nel nostro Paese sono state mediamente 1.719 nel 2019, mentre in Germania si scendeva a 1.386 e in Francia a 1.497. Dunque, contrariamente alla stupida copertina del quotidiano olandese, che ha nei giorni scorsi dipinto il Sud Europa come un branco di fannulloni dedito a prendere il sole e a bere alla faccia di chi lavora, la realtà si mostra molto diversa.

Eppure, se produciamo meno ricchezza lavorando più ore significa che qualcosa non va. In effetti, emerge che le nostre fatiche non riescano a garantire gli stessi livelli di produzione dei principali paesi concorrenti. Come mai? Al di là di una questione di cosa si produca (un conto è produrre beni/servizi ad alto valore aggiunto, un altro beni/servizi di scarso valore aggiunto), c’è una questione di come avvenga la produzione. L’automazione dei processi produttivi è essenziale per ottenere alti rendimenti.

Puoi anche zappare dalla mattina alla sera in campagna, ma non otterrai mai gli stessi risultati di chi usa un trattore. Lavorerai di più e raccoglierai minori frutti.

Produttività stagnante nell’ultimo ventennio

Dai dati internazionali, emerge anche che il trend della produttività del lavoro in Italia sia stato in passato in linea con quello di altri concorrenti come la Francia. Anzi, nel 1970 la nostra produttività risultava superiore a quella francese, mentre la disconnessione è arrivata con la fine di quel decennio, quando la nostra crescita ha iniziato ad arrancare, piantandosi del tutto con l’arrivo del 2.000. In effetti, nell’ultimo ventennio abbiamo registrato una stagnazione totale. L’unico altro paese che ha mostrato una performance simile, pur relativa all’ultimo quindicennio, è stato il Regno Unito.

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Ne deriva che, in termini reali, oggi la produttività del lavoro in Italia sia solamente doppia a quella di 50 anni fa, mentre in Francia è quasi tripla. Non disponiamo di dati per la Germania, a causa della distorsione provocata dalla riunificazione del 1990. La Spagna oggi resta meno produttiva di noi, ma in mezzo secolo ha messo a segno una crescita di 2,5 volte, un po’ superiore alla nostra, pur partendo da livelli assai più bassi. Sta di fatto che la produttività francese sia oggi di oltre il 40% superiore alla nostra, quella tedesca del 36% e quella britannica del 13,5%.

Come recuperare? Non certo lavorando ancora di più, bensì innovando. Serve più che mai introdurre le tecnologie nel mondo del lavoro, ossia investire. Le piccole dimensioni medie delle imprese italiane limitano tali possibilità, ma è pur vero che il resto del danno lo stia facendo da troppo tempo la soffocante pressione fiscale, che lascia all’imprenditore scarsi margini da destinare al miglioramento dei processi produttivi. Per il resto, c’è forse anche un problema di cosiddetto “labour mismatch”, cioè le competenze richieste non sono sempre disponibili, vuoi perché il mondo della scuola in Italia è sconnesso dalla realtà, vuoi anche perché molti lavoratori, specie nella fascia di età medio-alta, dispongono di un basso grado di istruzione e non posseggono spesso alcuna qualifica.

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