All’Italia restano 18 mesi per agganciare la crescita o la partita è persa

All'Italia resterebbe circa un anno e mezzo per agganciare la ripresa al pari delle altre economie dell'Eurozona. I fattori esterni della crescita tenderanno a venire meno nei prossimi trimestri.

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All'Italia resterebbe circa un anno e mezzo per agganciare la ripresa al pari delle altre economie dell'Eurozona. I fattori esterni  della crescita tenderanno a venire meno nei prossimi trimestri.

L’economia italiana ha smesso di contrarsi dopo 3 anni e mezzo. Nel primo trimestre del 2015, il pil è cresciuto dello 0,3% sugli 3 mesi precedenti e dello 0,1% annuo. Per il secondo trimestre, in attesa della pubblicazione dei dati Istat, ci si attende una crescita congiunturale dello 0,2%: La recessione è ufficialmente finita, ma la ripresa non è iniziata. L’FMI e il governo Renzi stimano per l’anno in corso una crescita dello 0,7%, superiore all’1% nel 2016. L’istituto di Washington intravede un +1,2%. Cifre che non possono entusiasmare, se si pensa che nel frattempo l’Eurozona sarà cresciuta rispettivamente dell’1,5% e dell’1,7%, con la Spagna a registrare un mini-boom  del 3,1% e del 2,5%.   APPROFONDISCI – Goldman Sachs frena l’ottimismo: crescita in Italia bassissima, la Spagna ci batte 4 a 1?  

Crescita Italia debole

Pertanto, l’economia spagnola nel biennio 2015-2016 si sarà riportata ai livelli pre-crisi, mentre l’Italia, alla fine del prossimo anno avrà un pil di circa il 7% in meno rispetto a quello del 2007. E’ la conferma che la ripresa è lungi dal materializzarsi e che le distanze tra il nostro paese e il resto delle economie avanzate tenderebbe ad ampliarsi, anziché ridursi. Il dato di giugno sulla produzione industriale allontana i facili entusiasmi e pongono più di un interrogativo. Com’è possibile che, nonostante vi siano all’esterno tutti gli ingredienti necessari per stimolare la crescita, l’economia italiana resti stagnante?   APPROFONDISCI – Produzione industriale in calo a giugno, altro dato negativo dopo la disoccupazione  

I fattori esterni favorevoli alla crescita

I tre fattori che hanno permesso all’Eurozona di avviarsi alla ripresa e all’Italia di tirarsi fuori dalla recessione sono i bassi tassi di interesse, il cambio debole e il crollo dei prezzi energetici. Si tratta di variabili del tutto fuori dal nostro controllo. I bassi tassi sono stati indotti dalla politica monetaria ultra-accomodante della BCE e hanno  avuto conseguenze molto benefiche sui rendimenti dei titoli di stato, scesi ai minimi storici in tutta l’Eurozona (Grecia esclusa), consentendo ai governi di risparmiare qualche decimale di pil, da destinare al risanamento dei conti pubblici o ad altre voci di spesa più produttive o ancora al taglio delle tasse. Inoltre, essi hanno stimolato il mercato del credito, spingendo la domanda da parte delle famiglie e delle imprese. In Italia, questo è stato solo parzialmente vero, perché a fronte del boom dei nuovi mutui erogati nei primi mesi dell’anno, i finanziamenti complessivi all’economia restano in calo.   APPROFONDISCI – L’OCSE suona l’allarme sui bassi tassi: minacciano crescita, pensioni e assicurazioni   L’indebolimento dell’euro ha certamente spronato le esportazioni. Il cambio euro-dollaro è passato da 1,40 dell’8 maggio del 2014 a 1,0927 di oggi: -21% in 15 mesi. Naturale che le nostre vendite verso i paesi extra-Eurozona crescano. Infine, le basse quotazioni del petrolio, più che dimezzatesi in un anno e in questi giorni ridiscese ai minimi degli ultimi 6 anni. Esse riducono i costi di produzione e si traducono in un calo generalizzato dei prezzi al consumo, beneficiando il consumatore e spingendo la domanda interna, ancora molto debole in Italia.   APPROFONDISCI – Perché il petrolio a basso costo rende difficile il rialzo dei tassi ovunque?  

Il mix pro-crescita inizierà a svanire nei prossimi mesi

Il mix di questi 3 fattori dovrebbe determinare un sostegno non indifferente alla crescita, le cui direttrici, però, dovrebbero essere basate sul recupero della produttività e della competitività della nostra economia.

Ma se con tutto ciò, il pil cresce poco sopra lo zero, cosa accadrà, quando questo supporto esterno inizierà a svanire? E quando accadrà ciò? Ebbene, la BCE terrà i tassi fermi fino alla fine del 2016, ma potrebbe impegnarsi a rinviare anche oltre la prima stretta monetaria. Tuttavia, già entro l’anno, forse il mese prossimo, la Federal Reserve inizierà ad alzare i suoi tassi e ciò muterà notevolmente il clima sui mercati finanziari di tutto il mondo, perché porterà a un aumento dei rendimenti sovrani e dei bond privati, oltre che a una possibile correzione del mercato azionario. Pian piano, quindi, inizieremo a fare i conti con un maggiore costo del debito pubblico e le stesse aziende potranno rifinanziarsi a costi crescenti. Il clima di euforia terminerà presto e l’effetto-ricchezza dei detentori di azioni si farà sentire anch’esso sui consumi, anche se possibilmente non a breve.   APPROFONDISCI – Nowotny, BCE: tassi negativi anomali, ma occhio al tapering. Nessun prestito-ponte alla Grecia  

Ci resta un anno e mezzo per recuperare il gap

Nel frattempo, il cambio euro-dollaro dovrebbe mantenersi nei pressi della parità, a causa della divergenza tra le politiche monetarie di Fed e BCE.

Ma, attenzione: il governatore Janet Yellen non consentirà mai un eccessivo apprezzamento del dollaro, che avrebbe un impatto negativo sull’economia americana. Inoltre, tra circa un anno e mezzo è realistico ipotizzare che anche a Francoforte inizierà ad essere scontata una stretta. Dunque, l’euro potrebbe ancora indebolirsi contro dollaro e sterlina, ma già nel tardo 2016 potremmo assistere a una sua risalita sul mercato dei cambi. Quanto alle quotazioni del petrolio e più in generale ai prezzi delle materie prime, un loro recupero tangibile potrebbe avvenire dalla fine del prossimo anno, con effetti più visibili probabilmente nel 2017, quando il Brent dovrebbe costare il 20% in più dei livelli attuali. Le considerazioni appena espresse ci inducono a ritenere che l’Italia ha a disposizione non più di 18 mesi per sfruttare al meglio gli effetti del mix “magico” di bassi tassi, euro debole e petrolio economico. Se entro quel termine non riusciremo a crescere al passo delle altre economie europee più avanzate, sarà pressoché impossibile che accada successivamente, quando verranno meno gli stimoli esterni.   APPROFONDISCI – Spread BTp-Bund, rendimenti e cambio euro-dollaro: le previsioni a breve

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