Alleanza anti-Germania tra Italia e Francia? Hollande smentisce: Berlino è un “modello”

Il premier francese smentisce l'ipotesi di un'alleanza anti-tedesca tra Parigi e il nuovo governo italiano di Enrico Letta ma la linea ondivaga dell'Eliseo sta facendo crollare la popolarità del presidente

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Il premier francese smentisce l'ipotesi di un'alleanza anti-tedesca tra Parigi e il nuovo governo italiano di Enrico Letta ma la linea ondivaga dell'Eliseo sta facendo crollare la popolarità del presidente
Il presidente francese Francois Hollande e il premier italiano Enrico Letta

Alla conferenza stampa congiunta a Bruxelles, davanti a 400 giornalisti, con il presidente della Commissione Europea, José-Manuel Barroso, il presidente francese François Hollande ha smentito l’esistenza di un’alleanza anti-tedesca tra Parigi e il nuovo governo italiano di Enrico Letta. Secondo il capo dell’Eliseo, un asse contro la Germania sarebbe un danno per l’Europa e contrario agli stessi interessi di Italia e Francia.

Anzi, Hollande ha tenuto a precisare che a suo avviso la Germania sarebbe un modello da seguire, perché negli ultimi dieci anni ha fatto le riforme e oggi è più competitiva degli altri. Per questo, spiega, la Francia dovrà seguirne l’esempio e ridurre il gap che la separa dall’alleato tedesco (Germania e Francia sempre più lontane. Bundesbank attacca Hollande: “questo non è risparmiare”)

Allo stesso tempo, il presidente ha puntato i fari sulla necessità di crescere e di creare occupazione nella stabilità, ma ha chiarito che non è il momento per la Francia di farsi paladina del no al rigore. A suo fianco, Barroso ha riconosciuto i progressi compiuti dai governi nel risanare i conti pubblici, ma non sul fronte della crescita e dell’occupazione.

 

Pil Francia: Parigi è in recessione tecnica

Oggi, la Francia è entrata ufficialmente in recessione tecnica, dopo la pubblicazione dei dati Eurostat, per cui il pil transalpino è sceso dello 0,2% sul trimestre precedente. E si tratta del secondo calo consecutivo. E se il governo di Parigi continua ancora a stimare ufficialmente una crescita dello 0,1% del pil e un deficit al 2,9%, la Commissione prevede realisticamente un calo dello 0,1% del prodotto interno lordo francese e un deficit al 4,2% (La Francia è in recessione, la Germania si salva).

 

Crisi Francia: tutti i bivi di Hollande

Tanto che ha già concesso a Parigi due anni di tempo in più per riportare il disavanzo fiscale sotto il 3% del pil. Spazio per tagliare la spesa ce n’è, visto che Parigi vanta il primato poco felice nella UE di spesa pubblica sul pil (57,1%), scalzando dalla classifica la Danimarca e ponendosi di sette punti oltre la media europea (50,2%). In pratica, i francesi spendono nel pubblico quasi 140 miliardi in più della già alta media UE. Ma i socialisti di Hollande avranno qualche difficoltà a fare digerire al proprio elettorato i paventati tagli, essendo già l’Eliseo travolto da un tasso di impopolarità record, quando le elezioni presidenziali si sono tenute appena un anno fa.

Lo stesso Hollande ha parlato di riforme sulla formazione professionale, sui sussidi di disoccupazione e le pensioni. Molto difficile, però, che attuerà quel modello occupazionale della flex-security invocato da Bruxelles, avendo promesso in campagna elettorale di garantire il modello sociale francese. Altrettanto problematico, poi, l’intervento sull’innalzamento dell’età pensionabile, dato che la presidenza socialista ha esordito l’anno scorso con l’abolizione della riforma Sarkozy, permettendo a qualche centinaio di migliaia di lavoratori di andare in pensione due anni prima del previsto.

Una linea molto insicura e costellata da passi falsi, quella sino ad oggi seguita dall’Eliseo, che sembrava dovesse trasformarsi nel faro per i governi di destra e di sinistra del Sud Europa, in funzione anti-tedesca e più propenso a porre l’accento sulla crescita e l’occupazione.

Al contrario, la linea Hollande è parsa sin da subito confusa. Fu artefice, insieme a Mario Monti e al premier spagnolo Mariano Rajoy di un’importante vittoria all’Eurogruppo di fine giugno 2012, quando i tedeschi dovettero ingoiare amaro sull’adozione del meccanismo anti-spread e la ricapitalizzazione diretta delle banche tramite l’ESM. Ma da lì in poi, il nulla.

In verità, l’assenza di strategia di Hollande sarebbe anche frutto della dicotomia tra la sua visione anti-austerity e lo stato di profonda crisi economica in cui versa anche la Francia, che lo inducono ad essere molto prudente nel non mostrarsi contrario, almeno a parole, all’esigenza di risanare i conti.

I numeri dell’economia reale transalpina spingerebbero, infatti, per fare della Francia un altro caso Italia. La sfiducia dei mercati verso la presidenza socialista non si è ancora tradotta in una fuga dai suoi bond sovrani solo perché Parigi ha fatto buon gioco a mostrarsi tiepidamente nel giro dei virtuosi, pur non avendone alcuna caratteristica. Un aumento dei rendimenti sugli Oat e i BTf sarebbe rovinoso per i conti pubblici francesi e un colpo fatale alla già fragile presidenza Hollande.

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