Allarme Venezuela tra crisi, crollo del bolivar e voci di colpo di stato

Situazione in costante peggioramento in Venezuela, dove il bolivar continua a collassare sul mercato nero e la produzione di beni è sempre più bassa. Mentre nel paese manca di tutto, il presidente Nicolas Maduro teme un colpo di stato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Situazione in  costante peggioramento in Venezuela, dove il bolivar continua a collassare sul mercato nero e la produzione di beni è sempre più bassa. Mentre nel paese manca di tutto, il presidente Nicolas Maduro teme un colpo di stato.

Il bolivar, la valuta del Venezuela, sta collassando a un ritmo fin troppo allarmante sul mercato nero, segno che la situazione starebbe precipitando verso un punto di non ritorno. La scorsa settimana, per la prima volta è stata sfondata al cambio illegale la soglia di 200 bolivar per un dollaro, ma già oggi un biglietto verde si scambia in barba alle leggi contro ben 264 bolivar, una svalutazione del 98% rispetto al cambio ufficiale (Cencoex) di 6,3, del 27% rispetto al nuovo cambio “di mercato”, il Simadi, introdotto un mese fa per consentire ai venezuelani di scambiare liberamente bolivar contro dollari e che attualmente registra un rapporto medio quotidiano tra le due valute a 177,69.

Crollo bolivar è allarme

Il paradosso è che da quando è entrato in funzione il Simadi, il bolivar è crollato del 30% al mercato nero, quando avrebbe dovuto registrare un rafforzamento, data la maggiore quantità (teorica) di dollari sul mercato. Proprio questo dato segnalerebbe non solo che le limitazioni all’accesso di dollari esistenti anche con il Simadi avrebbero reso inefficace la piattaforma gestita dal governo, ma anche che esiste una così alta domanda di dollari e un’offerta così infima, che nei fatti non esiste un vero mercato del cambio. Lo dimostra anche il mancato funzionamento del Sicad, il sistema delle aste della Banca Centrale del Venezuela, che eroga dollari alle imprese importatrici di beni secondari a un tasso compreso tra 12 e 50, ma di cui al momento, dopo l’ingresso del Simadi, non si ha traccia. Non ci sono dollari da distribuire, anche perché il paese non esporta null’altro, se non petrolio, le cui quotazioni sono in ripresa nelle ultime settimane, ma pur sempre dimezzate rispetto a 9 mesi fa.   APPROFONDISCI – Venezuela, perché il nuovo cambio Simadi non scalfisce il mercato nero?   Il crollo verticale del bolivar al mercato nero, un’approssimazione abbastanza realistica al valore che la valuta avrebbe sul libero mercato del  cambio, dimostrerebbe anche che probabilmente molti venezuelani hanno approfittato del Simadi per ottenere dollari e scambiarli subito al cambio illegale, incassando un quantitativo maggiore di bolivar, in modo da proteggersi contro il rialzo dei prezzi, dato che l’inflazione è salita già al 68%. Gli economisti avvertono, però, che il tracollo potrebbe essere la spia di un allarme ancora più grave: le imprese starebbero esaurendo qualsivoglia scorta di beni e pur di produrre sarebbero disposte a comprare dollari a qualsiasi costo. Il guaio è che i prezzi amministrati dal governo non rendono conveniente la produzione e la vendita, perché a fronte di un’esplosione dei costi, i ricavi sarebbero fermi o crescerebbero inadeguatamente. Da qui anche la potente carenza dei beni, con file sempre più lunghe agli ingressi di negozi e supermercati.   APPROFONDISCI – Il Venezuela è davvero a rischio default nel 2015? Il bolivar collassa ancora  

Golpe Venezuela?

Infine, c’è un capitolo politico inquietante: alla trasmissione “En Contacto con Maduro”, il presidente Nicolas Maduro ha dichiarato di avere le prove che una minoranza di potentati economici nel paese, appoggiata dagli USA, complotterebbe contro il suo governo e sarebbe alla radice di questa diffusa carenza di beni e della crisi. Non è la prima volta che Maduro attacca l’America, ma adesso è passato dalle parole ai fatti: ha chiesto la riduzione del personale presso l’ambasciata USA a Caracas, limitandolo a 17 unità, come quello venezuelano negli USA e ha limitato l’ingresso di cittadini americani, intimando il divieto per l’ex presidente George W.Bush, il suo vice Dick Cheney e il senatore repubblicano di origini cubane Marco Rubio. Maduro teme che Washington stia architettando un colpo di stato ai suoi danni e girerebbe voce che il golpe arriverebbe dai militari. Che sia una boutade o meno, il crollo della sua popolarità, che Datanalisis da al 22% e la gravissima crisi dell’economia venezuelana potrebbero fungere realmente da stimolo per apparati del suo stesso partito, degli ambienti militari o dell’opposizione per tentare di rovesciare il governo. A Caracas manca solo il caos politico alla tragedia economica e finanziaria.   APPROFONDISCI – Venezuela, la crisi dilaga: tasso di miseria più alto al mondo  

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