Allarme recessione per l’Italia. Ora Renzi teme davvero la Troika, scontro con Padoan

Nuove stime pessime sulla crescita in Italia, che per S&P sarà zero per quest'anno, mentre l'Ocse prevede una recessione dello 0,4% del pil. E scoppia la tensione tra il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, sull'idea di affidare all'Europa la supervisione delle riforme e dei conti pubblici italiani. Per il premier sarebbe un commissariamento mascherato.

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“Se l’Europa vuole la guerra, l’avrà”. Sono parole durissime quelle pronunciate dal premier Matteo Renzi, contrario a una manovra correttiva dei conti pubblici per l’anno in corso e al varo di una legge di stabilità “lacrime e sangue” per l’anno prossimo. Il premier non ha preso bene le dichiarazioni del suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che si è schierato per una supervisioni dei nostri conti pubblici e delle riforme affidata all’Europa. Per Renzi, questo significherebbe un commissariamento, un’umiliazione della sua azione politica, del suo governo, che ritiene inaccettabile. Eppure, la Troika (UE, BCE e FMI) si avvicina a Roma. Questa mattina, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha tagliato le stime di crescita dell’Italia per il 2014 dal precedente +0,5% a zero. Non ci sarà crescita per quest’anno per il nostro paese, mentre la Francia vederà aumentare il pil dello 0,5% (+0,7% nella stima precedente) e l’Olanda dello 0,8% (dal +1%). E seppure in un contesto economico complessivamente indebolitosi un pò ovunque, l’Ocse ha drasticamente tagliato le stime per il pil italiano a -0,4% nel 2014 dal +0,5% della stima precedente. E anche nel 2016 la nostra economia sarebbe ancora debolissima, in crescita solamente dello 0,1% contro il +1,1% precedentemente previsto. L’Italia sarebbe l’unico paese del G7 ancora in crisi.   APPROFONDISCI – Confindustria: niente crescita in Italia nel 2014. Ecco le previsioni cupe OCSE alla BCE: tassi zero fino a tutto 2015. E taglia stime crescita Italia  

Commissariamento in arrivo?

La crescita zero o la possibile recessione dell’Italia anche per l’anno in corsodopo due anni di recessione, è una pessima notizia per la nostra economia, anche perché con un’inflazione anch’essa mediamente vicinissima allo zero (negativa in agosto), il rapporto tra debito e pil non può che continuare a crescere e per stabilizzarlo servono sforzi sempre più significativi contro il deficit. Ma il governo Renzi ha già avvertito che non sarà centrato per l’anno in corso l’obiettivo del deficit al 2,6% del pil, anche se non si sforerà il tetto massimo del 3%. Con l’aiuto anche del nuovo metodo di calcolo del pil (si conteggeranno anche le attività criminali come prostituzione e droga), l’Italia dovrebbe chiudere l’esercizio con un deficit esattamente al 3%. E se gli accordi con Bruxelles prevedono che nel 2015 si centri l’obiettivo di un deficit all’1,8%, nemmeno questo impegno sarà mantenuto da Renzi. Per centrarlo, infatti, servirebbe una manovra da 20 miliardi di euro, al netto di eventuali coperture per impegni di spesa o per il taglio delle tasse. Una cifra considerata politicamente poco praticabile, ora che anche carabinieri e polizia minacciano lo sciopero contro il blocco degli stipendi anche per il 2015.   APPROFONDISCI – Padoan avverte Renzi: meglio la Troika, il deficit non si tocca o veniamo declassati   La Commissione europea non potrà prenderla affatto bene. Il supervisore dei conti, l’ex premier finlandese Jyrki Katainen, è un fautore dell’austerità fiscale e sebbene il commissario agli Affari monetari sia il socialista francese pro-flessibilità Pièrre Moscovici, si tratta di un ruolo di facciata.

La presidenza Juncker richiamerà informalmente l’Italia a non allentare gli sforzi, ma il governo italiano ha dalla sua la svogliatezza mostrata dalla Francia, il cui deficit si attesterà per quest’anno al 4,4% e che scenderà al 3% solo nel 2017. Un altro punto di forza di Renzi è l’assenza di alternative politiche in Italia. Il PD è oggi l’unico vero grande partito in Parlamento e nel paese, le opposizioni sono divise, senza leader o con leadership poco credibili. Tutto bene, quindi? Niente affatto.

I rischi della posizione di Renzi

Un’Italia che si presentasse a Bruxelles senza la volontà di mantenere gli impegni sui conti pubblici e al contempo non dimostrasse alcun passo in avanti sostanziale sul fronte delle riforme strutturali perderebbe credibilità sui mercati finanziari e a livello politico europeo. L’autunno di Renzi rischierebbe di essere drammaticamente simile a quello di Silvio Berlusconi nel 2011, quando l’allora premier fu costretto alle dimissioni per la crisi dello spread.   APPROFONDISCI – Allarme spread cessato? No, solo l’Italia rischia l’attacco finale dei mercati   Certo, la situazione sui mercati è notevolmente cambiata. Oggi paghiamo i rendimenti a 10 anni al 2,4%, nel novembre 2011 pagavamo gli interessi sui BoT a sei mesi al 6,4%. Attenzione, però, all’auto-compiacimento. Tra tensioni geopolitiche internazionali, fine del QE della Federal Reserve e crisi dell’economia nell’Eurozona, un nuovo vento di sfiducia degli investitori potrebbe tornare, a maggior ragione contro quei paesi con fondamentali deboli. E l’Italia vanta il secondo debito pubblico più alto in rapporto al pil, dopo la Grecia, è l’unica grande economia a non essere tornata a crescere e ha un tasso di disoccupazione prossimo al 13%. L’avanzata degli euro-scettici tedeschi alle elezioni regionali di ieri in Germania è un segnale forte inviato all’Europa, Italia in testa. Il governo della cancelliera Angela Merkel potrebbe essere costretto dalle pressioni elettorali a irrigidire le sue posizioni e a non consentire alcun indebolimento del Patto di stabilità e alcuna nuova misura di stimolo monetario da parte della BCE. Con un Renzi anch’egli ad estremizzare la sua posizione pro-flessibilità, si rischia uno scontro diplomatico, che vede l’Italia certamente non favorita.   APPROFONDISCI – La Troika spaventa Renzi. Pronto il soccorso di Berlusconi con un patto sull’economia  

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