Allarme Moody’s: l’Italia rischia la recessione anche nel 2015. La disoccupazione salirà

Secondo Moody's, l'Italia potrebbe rimanere in recessione anche nel 2015. Sarebbe una tragedia per la nostra economia, asfissiata già da 5 anni di pil in calo dal 2008. E i segnali che arrivano dai dati di settembre sono pessimi.

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Doccia gelata dall’agenzia di rating Moody’s, che ha rivisto al ribasso la crescita dell’economia mondiale al 2,8% nel 2014 e al 3% nel 2015. Ma l’Italia è messa proprio male, se l’istituto pronostica un aumento del pil nell’Eurozona di appena lo 0,7% quest’anno, di meno dell’1% nel 2015 e dell’1,3% nel 2016, mentre il nostro paese vedrebbe variare la sua ricchezza nel 2015 tra il -0,5% e il +0,5%. Solo nel 2016 avrebbe prospettive di crescita più robuste, con un pil atteso in variazione tra lo zero e l’1%. Al contrario, la disoccupazione resterebbe inchiodata tra il 12% e il 13% e nel breve termine, anche con l’adozione di riforme strutturali da parte del governo, il numero dei disoccupati dovrebbe salire, trascinando la crescita al ribasso, unitamente all’incertezza sulla nostra economia.

Recessione Italia senza fine

Dunque, esisterebbe il serissimo pericolo che l’Italia resti in recessione anche nel 2015. Sarebbe il quarto anno consecutivo, il sesto dallo scoppio della crisi nel 2008. I dati di settembre sulla produzione industriale, i peggiori da un anno a questa parte, dimostrerebbero, ahinoi!, che Moody’s potrebbe avere ragione.   APPROFONDISCI – L’economia italiana non cambia verso e resta in crisi: nero il terzo trimestre L’autunno nero dell’economia italiana. Anche la manifattura smentisce la ripresa   Nemmeno sul fronte del credito all’economia reale s’intravedono segnali positivi, con un calo pressoché identico a quello di agosto dei prestiti su base annua. Certo, si dovranno verificare nei prossimi mesi gli effetti delle aste Tltro, ma c’è tutta la sensazione che le banche non possano tornare a prestare a famiglie e imprese, dato l’altissimo livello delle sofferenze. Lo scenario di un paese in recessione per il quarto anno di fila sarebbe agghiacciante. L’economista tedesco Wolfgang Muenchau ha scritto sul Financial Times che la rottura dell’Eurozona stavolta potrebbe arrivare proprio dalla reazione degli elettori di paesi come Francia, Italia, Grecia e Spagna, stanchi di non vedere i risultati dei loro sacrifici. E aggiungiamo noi che l’Italia resta l’unica economia a non mostrare alcun cambio di passo, un’inversione di tendenza.   APPROFONDISCI – Financial Times: l’euro è a rischio come nel 2012, il pericolo arriva dagli elettori   Se a queste previsioni nerissime sommiamo anche il rischio di una prossima instabilità politica, con il governo Renzi messo a dura prova dall’elezione del nuovo capo dello stato, dopo che Giorgio Napolitano si sarà dimesso presumibilmente tra poche settimane, è verosimile ipotizzare che contro di noi si scatenerà un nuovo attacco finanziario. A differenza del 2011, però, quello che verrà colpirà un paese allo stremo, fragile, stanco, disilluso e arrabbiato.   APPROFONDISCI – L’Italia come la Grecia? Caos politico, rischio nuove elezioni e mercati sfiduciati  

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