Allarme Migranti: chi ci guadagna, cosa cambia in Italia da luglio e in arrivo sanzioni per i paesi poco ospitanti

Centri di detenzione migranti; chi ci guadagna? Ecco cosa cambierà a luglio 2017 in Italia e le info sull'arrivo delle sanzioni contro Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia.

di Alessandra Di Bartolomeo, pubblicato il
Centri di detenzione migranti; chi ci guadagna? Ecco cosa cambierà a luglio 2017 in Italia e le info sull'arrivo delle sanzioni contro Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia.

Tenere aperti i centri di detenzione per i migranti nel corso degli ultimi anni è diventata un’attività davvero redditizia secondo quanto comunica l’ultimo rapporto dell’organizzazione europea Migreurop. Ecco dunque le info a riguardo, cosa cambierà in Italia a partire da luglio e cosa ha deciso la Commissione Europea contro Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca.

Migranti: chi ci guadagna 

L’ultimo rapporto dell’organizzazione europea Migreurop, ecco il documento, ha stabilito che tenere aperti i centri di detenzione è un’attività che diviene sempre più redditizia. Ma chi finisce in tali centri? Ebbene secondo la legislazione europea possono essere sottoposti alla detenzione amministrativa i cittadini stranieri che non hanno un permesso di soggiorno valido ed entrano in Europa senza avere i requisiti richiesti dal trattato di Schengen. In alcuni paesi dell’Unione, poi, anche coloro che richiedono asilo possono essere detenuti fino a che la loro domanda non è stata esaminata.

Secondo il rapporto di Migreurop la privatizzazione della detenzione dei migranti e dei richiedenti asilo è in aumento in quasi tutti gli Stati anche se non in tutti. In Germania, ad esempio, vi sono molte aziende private coinvolte in tale gestione tra cui l’European Homecare e la Kotter. In Francia ed in Belgio, invece, i centri di detenzione sonno affidati all’amministrazione pubblica anche se le aziende private vengono utilizzate per i servizi legati alla gestione.

La Svezia, rispetto a tutti gli altri paesi, è in controtendenza in quanto, dopo le tante denunce, ha vietato la detenzione dei migranti alle aziende private. Secondo il rapporto di Migreurop la gestione privata dei luoghi di detenzione privilegia le aziende che li gestiscono e poi la concorrenza tra le varie aziende non fa altro che aumentare gli abusi e porta a prestazioni scadenti.

Arrivano le infrazioni per la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria

Il commissario della Ue Dimitris Avramopoulos ha annunciato che la Commissione Europea ha deciso di lanciare delle procedure di infrazione, per il mancato ricollocamento dei profughi  dall’Italia e dalla Grecia, contro la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia. Avramopulos ha aggiunto di sperare che tali paesi riconsiderino la loro posizione ed inizino a contribuire in modo giusto in modo tale da far prevalere lo spirito europeo.

Dopo tale annuncio è arrivata subito la risposta del Ministro degli Esteri Ungherese che ha comunicato che tale decisione è assolutamente un atto antieuropeo. Il premier della Repubblica Ceca ha ribadito invece che  il suo paese non parteciperà alla ricollocazione mentre il Presidente della Polonia ha comunicato che il suo è un paese aperto che aiuta chi ne ha bisogno ma non in”modo forzato” come invece vorrebbe l’Unione Europea.

Cosa cambia in Italia da luglio 2017

A seguito della conversione del decreto Minniti-Orlando in Legge, i centri di identificazione ed espulsione ovvero i Cie diventeranno Cpr ovvero centri di permanenza per il rimpatrio. Da luglio il totale dei posti a disposizione dovrebbe arrivare ai mille e seicento per cui ogni regione dovrebbe avere un Cpr  per un totale di venti. La Minniti ha dichiarato che tali centri saranno diversi da quelli del passato in quanto essi saranno più piccoli e sarà garantito il rispetto dei diritti umani. Tali centri, poi, saranno gestiti non solo dalle cooperative sociali ma anche dalle aziende private ed il criterio primario dell’assegnazione degli appalti sarà il risparmio. Leggete anche: Come avviene davvero uno sbarco di migranti e come ‘lavora’ Medici senza Frontiere.

 

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Argomenti: Economia Europa, Emergenza profughi