Allarme Italia, la ripresa arriva forse nel 2015. Ormai è rinviata di anno in anno

Anche secondo Confesercenti non ci sarà alcuna ripresa per quest'anno in Italia; al contrario, il pil risulterà in calo. E l'anno prossimo, la crescita potrebbe essere così bassa da non creare posti di lavoro. Per l'Italia suona come un tragico allarme.

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I numeri snocciolati da Confesercenti ieri lanciano un vero allarme sulla ripresa dell’economia in Italia, inchiodata alla recessione da ben tre anni e il cui pil si attesta oggi quasi 9 punti percentuali in meno del 2007, ultimo anno prima dello scoppio della crisi. Il presidente dell’associazione dei commercianti, Marco Venturi, presentando il rapporto, ha affermato che sulla base delle stime a sua disposizione, ci vorranno altri sei anni, prima di tornare ai livelli dei consumi pre-crisi, altri otto per recuperare l’occupazione. Considerando che la crisi è arrivata nell’ormai lontano 2008, ossia sei anni fa, ciò significa che l’Italia potrebbe perdere tra i 10 e i 15 anni.   APPROFONDISCI – La crisi dell’economia italiana tocca pure i servizi: indice Pmi sotto 50 punti in agosto   Le previsioni sono scoraggianti: il pil dovrebbe diminuire anche nel 2014, altro che ripresa. Per la precisione, il calo annuo sarà dello 0,2%, mentre nel 2015 dovrebbe arrivare la ripresa, ma facendo registrare una crescita solo dello 0,9%, incapace di generare occupazione, se è vero che quest’anno la disoccupazione – sempre Confesercenti – dovrebbe toccare mediamente il 12,5%, per scendere appena al 12,3% nel 2015.   APPROFONDISCI – La crisi si aggrava: disoccupazione risale al 12,6% a luglio, occupati in calo   E anche i consumi finali resterebbero al palo, per quanto in flebile ripresa (+0,1% nel 2014 e +0,3% nel 2015). Gli investimenti fissi dovrebbero diminuire ancora dell’1,5% quest’anno, per salire dell’1,6% l’anno prossimo. Nel frattempo, l’inflazione dovrebbe attestarsi allo 0,4% nell’anno in corso e allo 0,7% nel 2015. Confesercenti esprime preoccupazione per i 6 milioni di persone in Italia senza un lavoro. Tre milioni sono i disoccupati ufficiali, altri tre quelli che non lavorano, non studiano e non cercano attivamente alcuna occupazione, in quanto scoraggiati. Bassa anche l’occupazione, pari al 59,8% nella fascia di età tra i 20 e i 64 anni, al 49,9% tra le donne, 20 punti in meno della media europea.   APPROFONDISCI – Prosegue la crisi dei consumi, il bonus degli 80 euro non ha effetto  

Ormai è allarme

Un bollettino di guerra, più che una previsione economica.

In sei anni abbiamo perso 8,5 punti di pil e la ripresa non si avverte. In più, se nei prossimi mesi dovessero verificarsi eventi negativi, come l’aggravarsi delle tensioni geopolitiche in varie aree del pianeta, il rischio è di perdere l’aggancio anche per l’anno prossimo, facendo sprofondare il Bel Paese negli abissi della depressione economica. Un dato su tutti rende chiaro il motivo della mancata crescita: nel triennio 2009-’12, mentre il pil crollava, le tasse e le tariffe sono cresciute di 20 miliardi di euro e la pressione fiscale è salita al 44% del pil. Con queste cifre, non ci sarà selfie che tenga. Il governo Renzi non potrà sperare di vivacchiare tra battute e attacchi ai “gufi”, rei di chiamare le cose per quelle che sono. Serve uno shock immediato, potente per fare ripartire l’economia italiana e che non si traduca nell’ennesimo buco di bilancio. I margini per giocare con i conti pubblici, d’altronde, sono inesistenti. Confesercenti prevede che il deficit sarà al 3% del pil quest’anno e al 2,7% l’anno prossimo. Basterà un nonnulla per farci sforare e con questi numeri il rapporto tra debito e pil continuerà a salire, tendendo verso la fatidica soglia del 140%. Quanto ancora ci grazieranno i mercati finanziari? Potremo continuare a pagare i BTp a 10 anni al 2,4% e i BoT a un anno allo 0,3%? Basterà che Mario Draghi inondi i mercati di liquidità per coprire la realtà di un’economia in stato di dissolvimento e senza alcuna prospettiva credibile di rilancio?   APPROFONDISCI – Padoan avverte Renzi: meglio la Troika, il deficit non si tocca o veniamo declassati  

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