Allarme Italia: giù Pil, occupazione e manifatturiero. Cresce solo il debito

L'Italia è davvero lontana dalla ripresa. Preoccupa il boom della disoccupazione giovanile e di quella generale: è record dal 1992

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Italia è davvero lontana dalla ripresa. Preoccupa il boom della disoccupazione giovanile e di quella generale: è record dal 1992

La crisi economica non accenna a diminuire di intensità e così è boom di disoccupati a gennaio. L’Istat ha pubblicato i dati, secondo cui nel primo mese del 2013 erano senza un lavoro 2,999 milioni di lavoratori, pari all’11,7%, con un incremento di 110 mila unità sul mese precedente (+3,8%) e di 554 mila unità su base annua (+22,7%). Drammatico il dato sulla disoccupazione giovanile (15-24 anni). A gennaio cercava un lavoro tra i giovani il 38,7%, in crescita dell’1,6% su dicembre 2012 e del 6,4% su gennaio 2012. E al Sud il dato impenna al 50,5% (46,7% tra i maschi e 56,1% tra le femmine), ma resta alto anche al Nord, dove si attesta al 29,7%, mentre al Centro è del 39,3% (Italia: disoccupazione gennaio 11,7%, 38,7% quella giovanile e Disoccupazione Italia: 10,7% nel 2012, mai così alta dal 1993). Si tratta del dato più alto dal quarto trimestre del 1992. E cresce anche il numero dei precari in Italia, ossia di coloro che non hanno un lavoro stabile. A gennaio erano 2,8 milioni, di cui 2,375 milioni lavoratori a tempo determinato e 433 mila collaboratori. Dei primi, 1,7 milioni risultavano impiegati a tempo pieno, il resto a tempo parziale.  

Indice Pmi Manifatturiero Italia: ancora indicazioni negative

Male anche l’indice Pmi manifatturiero nell’Eurozona e, in particolare, in Italia. A febbraio, si è attestato a 47,9 punti, appena al di sopra del consensus di 47,8 punti. Ma resta sotto quota 50 punti, quindi, indica una contrazione. E se in Germania si registra una crescita a 50,3 punti, l’Italia mostra una flessione inattesa da 47,8 punti di gennaio a 45,8 punti. Non solo si tratta di un dato negativo (siamo sotto 50 p), ma in peggioramento sul mese precedente. Analogo il trend negativo in Spagna e Francia, per restare nell’Eurozona, a conferma di quanto difficile sia per tutta l’Area, Germania esclusa, agganciare la ripresa.  

Pil Italia 2012: il Bel Paese arranca sempre di più

Dello stato di crisi dell’economia italiana documentano con eloquenza soprattutto i dati sul Pil, calato del 2,4% nel 2012, superiore alla stima del -2,2% della Banca d’Italia. La ricchezza prodotta lo scorso anno dal nostro Paese si attesta appena al di sopra di quella del 2000, in termini reali, mentre il rapporto tra deficit e pil scende solo al 3% dal 3,8% del 2011, sopra la previsione del governo di un disavanzo del 2,6%, ma sufficiente a fare uscire Roma dalla procedura d’infrazione UE per deficit eccessivo. Su base annua, i consumi sono crollati del 3,9%, la spesa delle famiglie del 4,3%, gli investimenti fissi lordi dell’8%. In ripresa solo l’export del 2,3%, mentre le importazioni sono scesi del 7,7%. E conseguenza del calo del pil è l’impennata del debito, che passa dal 120,8% del 2011 al 127%, sopra il 126,4% stimato dal governo. Le entrate sono salite dal 46,6% al 48,1% del pil, ma sono cresciute anche le uscite dello stato dal 50,4% al 51,2%. La pressione fiscale si è attestata nel 2012 al livello record dal 1990 del 44%, +1,4% sul pil dal 2011 (Pil Italia 2012: -2,4%, diminuisce il rapporto deficit/Pil).  

Inflazione Italia: l’unico dato consolatorio

Unico dato di consolazione è quello relativo al calo dell’inflazione a febbraio, con l’indice dei prezzi in crescita dell’1,9% su base annua, in rallentamento dal +2,2% di gennaio. In frenata anche i prezzi del carrello della spesa, ossia dei beni ad alta frequenza di consumo per le famiglie-tipo, che crescono del 2,4% dal +2,7% del mese precedente. Si tratta del quinto mese consecutivo di prezzi in frenata, spia forse più della crisi dei consumi.

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Argomenti: Crisi economica Italia