Allarme Grecia, l’accordo non c’è: scontro con Bruxelles su tagli a pensioni, IVA e IMU

Niente accordo tra Grecia ed Eurogruppo sulle riforme. Il tempo è quasi scaduto, lo scenario di un default diventa sempre più concreto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Niente accordo tra Grecia ed Eurogruppo sulle riforme. Il tempo è quasi scaduto, lo scenario di un default diventa sempre più concreto.

Doveva giungere entro oggi sul tavolo dei tecnici dell’Eurogruppo a Bruxelles la lista dettagliata degli impegni del governo Tsipras sulle riforme da attuare in Grecia in cambio dell’ottenimento degli aiuti, ma un funzionario europeo ha da poco comunicato che Atene avrebbe inviato solamente impegni “molto vaghi e insufficienti”, in greco e in formato elettronico. Dunque, il governo greco non si sarebbe “scomodato” nemmeno a inviare in formato cartaceo la lista delle riforme, il che la dice lunga sulle sue reali intenzioni di negoziare. Pare che i punti di maggiore scontro siano due: i tagli alle pensioni e le privatizzazioni. Venerdì pomeriggio era arrivata un’indiscrezione dallo staff del premier Alexis Tsipras, secondo cui la Grecia avrebbe portato a 67 anni l’età pensionabile a 67 anni e varato la privatizzazione degli aeroporti, pur rassicurando che non si sarebbero stati tagli “ciclopici” a stipendi pubblici e pensioni.   APPROFONDISCI – Grecia: il governo Tsipras prepara nuove misure “dure”, Varoufakis verso le dimissioni  

I punti della discordia

E stamane, il ministro delle Finanze, Dimitris Mardas, ha confermato l’impasse, che riguarderebbe anche l’odiata Enfia, l’imposta sugli immobili, così come sull’IVA, che Atene rassicura non dovrebbe aumentare, nonché sulla riforma della disciplina dei licenziamenti collettivi. E pare che la cancelliera Angela Merkel avrebbe sollevato anche la questione della spesa pensionistica. Lo stesso Mardas, riferendosi ai suddetti punti, ha spiegato che non sarebbero negoziabili. Dunque, il muro contro muro, che sembrava essere parzialmente venuto meno nei giorni scorsi, sarebbe tornato preponderante, quando mancano pochissimi giorni per trovare un’intesa. All’inizio di questa settimana, i tecnici europei dovranno valutare le proposte di Tsipras, già preliminarmente giudicate “vaghe e insufficienti”, per passare, poi, la palla ai ministri finanziari dell’Eurozona, i quali dovrebbero prendere una decisione definitiva entro la settimana.   APPROFONDISCI – Grecia, l’Eurogruppo a Tsipras: entro lunedì la lista delle riforme. E’ l’ora della verità  

Default Grecia e Grexit?

Atene avrebbe liquidità sufficiente per scansare il default fino al 15 aprile, dopo il crac sarebbe lo scenario più probabile, in assenza di nuovi aiuti esteri. Nel mese che verrà, il governo dovrà pagare 2,8 miliardi di euro tra varie scadenze, quando i conti pubblici segnalano un calo delle entrate e il passaggio dall’avanzo primario dello scorso anno al deficit di questi mesi. Sarà molto arduo per il governo della sinistra radicale greca il varo di misure impopolari, come nuovi interventi sulle pensioni e sul pubblico impiego, oltre che sui licenziamenti privati. Per questo, non possiamo escludere che come ultima carta, l’esecutivo indica entro maggio un referendum sull’euro, con il quale sarà chiesto agli elettori di scegliere se restare nell’Eurozona o tornare alla dracma. Nell’uno e nell’altro caso, saranno loro fatte presenti le conseguenze della scelta.   APPROFONDISCI – La Grecia indirà un referendum sull’euro in primavera? Ecco perché Tsipras lo vuole  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Default Grecia, Economie Europa, Grexit