Allarme FMI sulle economie emergenti: hanno $3.000 miliardi di debito in eccesso

Allarme dell'FMI sulle economie emergenti, eccessivamente indebitate, e sui titoli derivati dei fondi obbligazionari di USA e UE.

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Allarme dell'FMI sulle economie emergenti, eccessivamente indebitate, e sui titoli derivati dei fondi obbligazionari di USA e UE.

Nel presentare il Global Financial Stability Report a Lima, Perù, il consigliere finanziario dell’FMI, Luis Vinals, evidenzia come nelle economie emergenti vi siano attualmente debiti in eccesso per 3.000 miliardi di dollari, segnalando un leverage elevato, che sta comportando una riduzione della qualità del credito, rischi a esposizioni di fughe dei capitali e una frenata dell’economia. E poiché i fattori di rischio al livello globale appaiono intrecciati tra di loro, come ieri recitava  il World Economic Outlook dell’istituto, Vinals ha invitato la BCE e la BoJ, ossia le banche centrali dell’Eurozona e del Giappone, a restare accomodanti per controbilanciare i rischi al ribasso sui prezzi, mentre alla Fed ha consigliato di alzare i tassi USA solo dopo avere verificato una risalita dell’inflazione.

Allarme derivati

E se nelle economie emergenti si pone un problema di eccessivo indebitamento, anche USA e UE dovrebbero avere qualche timore dai 1.500 miliardi di dollari di leverage sui derivati dei fondi obbligazionari, perché se è vero, spiega Vinals, che i titoli derivati servono per ripararsi dai rischi, è altrettanto indubbio come essi siano spesso utilizzati per cercare di ottenere rendimenti più elevati, attraverso operazioni di indebitamento elevato. Il rischio è scattino le vendite e che i prezzi si riducano, mentre si noterebbe una tendenza su questo mercato a muoversi all’unisono, come agli inizi della Grande Recessione.

Il timore di una reazione a catena

Dunque, tra le righe l’FMI teme che il rialzo dei tassi USA e le politiche meno accomodanti nel prossimo futuro delle principali banche centrali possano provocare un forte deflusso di capitali dai mercati emergenti, cosa che provocherebbe un tracollo delle rispettive valute e l’impossibilità di rimborsare parte del debito contratto negli ultimi anni in dollari e altre valute forti.

Con lo scoppio della crisi finanziaria del 2008 e l’azzeramento degli interessi negli USA prima e nelle altre economie avanzate dopo, infatti, gli investitori hanno fatto fluire prestiti abbondanti presso le economie emergenti, che hanno approfittato dei rendimenti relativamente bassissimi per indebitarsi e innalzare gli investimenti. Tuttavia, la fine del ciclo espansivo della politica monetaria americana fa temere il pagamento di uno scotto troppo grande per questi mercati, le cui conseguenze ricadrebbero a catena sulle stesse economie avanzate. Da qui, l’allarme sui fondi obbligazionari, perché sarebbe evidente il rischio di contagio.  

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