Allarme demografico per l’Italia: fuori dalla top 30 nel 2050, popolazione in calo

L'Italia non sarà più tra i 30 paesi più popolati al mondo nel 2050. Male anche la Germania. Atteso un boom demografico solo per l'Africa.

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L'Italia non sarà più tra i 30 paesi più popolati al mondo nel 2050. Male anche la Germania. Atteso un boom demografico solo per l'Africa.

Entro il 2050, l’Italia non sarà più nella lista dei primi 30 paesi più popolati al mondo. Lo sostiene l’ultimo rapporto dell’istituto francese Ined (Institut national d’études demographiques), secondo cui il nostro paese registrerà da qui a quella data un tasso di crescita naturale della popolazione del -0,1%. Il nostro è già oggi il terzo paese del pianeta con il più alto grado di invecchiamento, dato che il 22% dei residenti si colloca nella fascia di età superiore ai 65 anni e appena il 14% si trova al di sotto dei 15 anni (231-esima posizione). L’Italia ha attualmente 62,5 milioni di abitanti e figura al 23-esimo posto tra i paesi più popolati nel mondo. Presenta con la Germania il terzo tasso di fecondità più basso al mondo, con 1,4 figli per donna, appena sopra Spagna e Grecia (1,3) e Portogallo e Corea del Sud (1,2). Con una media di 6,7 figli per donna, la palma d’oro della fecondità spetta al Niger, ma un pò tutta l’Africa si piazza molto bene. Non è un caso che tra 35 anni, la sola Nigeria conterà 397 milioni di abitanti, quasi quelli degli USA. Ma i dati non sorridono nemmeno alla Germania, il cui tasso naturale di crescita della popolazione è, addirittura, atteso a -0,3%, tanto che i suoi abitanti sarebbero destinati a passare dagli 81,1 milioni di oggi ai 76 milioni del 2050. Che sarà anche questa la ragione per cui la cancelliera Angela Merkel stia spalancando le porte ai profughi siriani?

Il boom demografico isolato dell’Africa

Boom demografico in AfricaAllargando lo sguardo dei dati demografici, scopriamo che i 28 paesi dell’Unione Europea passerebbero entro i prossimi 35 anni dagli attuali 509,6 milioni di abitanti a 518 milioni. Nel frattempo, gli USA saranno abitati da 398 milioni di persone dai 321,1 milioni attuali, mentre l’Africa registrerà una vera e propria esplosione, passando dagli 1,2 miliardi di abitanti di oggi ai 4,4 miliardi di fine secolo.

E si tratterebbe, sempre secondo l’Ined, dell’unico boom, perché per il resto il pianeta dovrebbe stabilizzare la crescita della sua popolazione nei prossimi decenni, in conseguenza di un basso tasso di fecondità, oggi pari a 2,5 figli per donna dai 5 degli anni 50. E se la crescita mondiale era del 2% 50 anni fa, oggi è scesa all’1,2%. La popolazione mondiale, che oggi è pari a 7,3 miliardi, nel 250 salirebbe a 9,8 miliardi e fino a un picco di 11 miliardi nel 2100. Ne consegue che tra 35 anni, gli abitanti della UE rappresenteranno appena il 5,3% del totale, mentre alla fine di questo secolo più di un abitante su 3 sulla Terra vivrà in Africa. Cambieranno anche i rapporti di forza, demograficamente parlando, tra Cina e India. La prima passerà dagli 1,31 miliardi di abitanti di oggi agli 1,26 miliardi del 2050, mentre l’India sarà il paese più popolato al mondo con 1,66 miliardi. Ciò, in conseguenza del più alto tasso di fecondità delle donne indiane rispetto a quelle cinesi, costrette dalla politica demografica del regime di Pechino ad avere un solo figlio, 2 nelle campagne.

Lo stravolgimento degli equilibri geopolitici

Stravolgimento equilibri geopoliticiIl quadro sopra descritto stravolge, seppure atteso, gli equilibri geopolitici tra i vari stati. Per quanto diviso e politicamente e culturalmente disomogeneo, il Continente nero sarà più di un terzo della popolazione mondiale. E’ ipotizzabile che il suo peso politico resti uguale a quello odierno? E ancora: cosa significherà per l’Europa di poco più di mezzo miliardo di persone avere alle sue porte una popolazione quasi 9 volte tanto? Passando alle singole realtà, non si potrà nemmeno ignorare, ad esempio, il caso della Nigeria, che avrebbe tra poco più di 3 decenni una popolazione uguale a quella degli USA e pari a quasi l’80% di quella dell’attuale UE. Gli USA, stando ai dati, dovrebbero vedere di poco ridotta la loro percentuale sulla popolazione mondiale, passando dal 4,4% attuale al 4% nel 2050. E, infine, cosa accadrà quando tra alcuni decenni ci sarà  un’Europa essenzialmente vecchia e il resto del mondo abitato per la grande parte da una popolazione giovane? Non influirà per caso anche questo sui rapporti di forza tra le varie realtà, nonché sul loro potenziale di crescita economica e sulla capacità del nostro continente di sostenere il mantenimento della parte della popolazione non più abile al lavoro? E’ in discussione non tanto il primato di una classifica apparentemente senza significato, quanto la nostra capacità di conservare il benessere e il progresso costruiti nei secoli e di mantenere il passo con il resto del pianeta. Se è vero che probabilmente anche le economie emergenti e quelle non ancora emerse con il tempo percorreranno le nostre stesse tappe della curva demografica, prima che entrino in quella fase da noi già vissuta, passeranno parecchi decenni, ma bisognerebbe chiedersi che fine avremmo fatto noi nel frattempo.

     

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