Allarme cambiamenti climatici e investimenti: ecco perché si rischiano ‘sofferenze umane indicibili’

I cambiamenti climatici avranno conseguenze pesantissime sull'umanità: da qui la necessità di un’economia carbon-free.

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I cambiamenti climatici avranno conseguenze pesantissime sull'umanità: da qui la necessità di un’economia carbon-free.

E’ allarme per il clima e a rimetterci sarà l’uomo con ripercussioni serissime. A lanciare il monito è stata la rivista Bioscience in cui 11mila ricercatori hanno allertato sulle conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici che porteranno a «indicibili sofferenze umane». Senza nessun cambiamento, infatti, sarà inevitabile una catastrofe considerando che sono le attività umane a contribuire alle emissioni di gas serra.

La necessità di un’economia carbon-free

I dati proposti dagli scienziati si basano su 40 anni di analisi: «Occorrono profonde trasformazioni dei modi in cui le società globali funzionano e interagiscono con gli ecosistemi naturali». Si punta il dito, ad esempio, su fenomeni come lo scioglimento dei ghiacci e la crescita delle popolazioni animali mentre tra gli obiettivi ci sono la riforma del settore energetico con le rinnovabili, la protezione degli ecosistemi naturali, la riduzione degli inquinanti, la riduzione del consumo di carne e soprattutto il passaggio ad un’economia carbon-free. 

Rischio idrogeologico in Italia, serve investimento da 8 miliardi

Del rischio climatico, in particolare di quello idrogeologico in Italia, ha parlato anche Francesco Vincenzi, presidente Anbi, che ha manifestato la sua preoccupazione sui cambiamenti climatici: «I cambiamenti climatici con l’estremizzazione degli eventi atmosferici e l’urbanizzazione scellerata del territorio rendono l’Italia il Paese europeo più esposto ai rischi idrogeologici e mettono a dura prova il sistema di difesa idraulica, cioè l’immenso patrimonio di impianti e infrastrutture che i consorzi gestiscono e mantengono integro ed efficiente grazie ai contributi dei 9,5 milioni di consorziati».

Per questo servono degli investimenti per la manutenzione della rete che trasporta l’acqua, un piano da 8 miliardi considerando che solo nel 2017, come ha fatto notare Vincenzi, 12 regioni avevano chiesto lo stato di calamità naturale dopo la calda estate, la quale aveva provocato danni per 5 miliardi. Il nostro paese è a rischio e le conseguenze potrebbero avvenire anche sul settore agroalimentare. «L’Italia potrebbe subire la maggiore perdita di valore dei terreni agricoli nel continente, fra il 34% e il 60%, cioè dai 58 ai 120 miliardi, entro il 2100» ha fatto notare ancora Vincenzi che propone quindi un piano per l’acqua.

 

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