All’Argentina non basterà la svalutazione del peso. L’appello del Prof Calvo

L'Argentina ha bisogno di uno "shock" per l'economista Guillermo Calvo, che invita il futuro presidente a soluzioni condivise, non limitandosi alla sola svalutazione del peso.

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L'Argentina ha bisogno di uno

La situazione economica in Argentina è insostenibile. A dirlo, all’apertura della conferenza annuale della fondazione FIEL, è stato l’economista Guillermo Calvo, professore alla Columbia University, ma argentino. Per questo, si è appellato al vincitore delle prossime elezioni presidenziali, che si terranno il 25 ottobre, affinché, chiunque esso sia tra Daniel Scioli, Mauricio Macri e Sergio Massa, convochi subito dopo gli economisti di tutti i gruppi politici per concordare il da farsi. Calvo ritiene che il futuro presidente dovrebbe fare come Bill Clinton, che quando vinse le elezioni negli USA nel 1992 convocò i migliori imprenditori ed economisti americani per cercare una soluzione condivisa contro la crisi economica. E l’economista argentino spiega che anche nel suo paese ci sarebbero visioni comuni sulle misure necessarie per affrontare la crisi, chiarendo che quando chiede uno “shock”, si riferisce a qualcosa di positivo, avvertendo che la tattica del gradualismo potrebbe non servire, perché il mercato si aspetta un segnale chiaro dal prossimo governo. C’è il rischio, continua, che gli investimenti esteri non affluiscano.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/argentina-peso-atteso-in-calo-del-15-entro-il-2016-acquisti-record-di-dollari/  

Misure necessarie contro crisi Argentina

Quanto ai provvedimenti concreti per cercare di contrastare la crisi “insostenibile” dell’Argentina, Calvo afferma che la sola svalutazione del peso sarebbe inutile, se non preceduta da un taglio del deficit e un conseguente abbassamento dell’inflazione. E aggiunge che l’Argentina è il paese che negli ultimi anni ha maggiormente perso di credibilità sui mercati finanziari, ma nel suo complesso tutta l’America Latina avrebbe minori capacità di reazione alla stretta monetaria americana, perché presenta riserve valutarie relativamente più basse che altrove. E l’Argentina è proprio tra i paesi a maggiore rischio, visto che detiene riserve per poco più di 33 miliardi di dollari e stabili su base annua solo per gli 11 miliardi di finanziamenti concessi dalla Cina, tramite operazioni swap.

Le riserve argentine sarebbero sufficienti a coprire solo 5,9 mesi di importazioni di beni e servizi. Una svalutazione del peso sembra inevitabile, come dimostra la distanza tra il cambio ufficiale e il cosiddetto “dolar blue”, ossia il cambio vigente al mercato nero. Quest’ultimo si scambia a un tasso di 15,99 contro uno ufficiale di 9,43, segnalando una divaricazione del 41%, peraltro compressa dai controlli sui capitali sempre più stringenti.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/largentina-rischia-nuovi-controlli-sui-capitali/  

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