Siamo alla vigilia di un terremoto per i BTp?

La crisi dei BTp resta altamente probabile in prospettiva. Il grafico sul cambio euro-dollaro e i rendimenti sovrani lo dimostrerebbe.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi dei BTp resta altamente probabile in prospettiva. Il grafico sul cambio euro-dollaro e i rendimenti sovrani lo dimostrerebbe.

Il cambio euro-dollaro è salito nel corso della seduta di ieri ai massimi da un anno a questa parte, in area 1,1375, aumentando i guadagni di quasi l’8% quest’anno e di quasi il 2% in appena una settimana. Complice anche la debolezza del biglietto verde, la moneta unica ha reagito piuttosto vigorosamente alle dichiarazioni del governatore della BCE, Mario Draghi, rese il lunedì dal Portogallo, secondo le quali l’inflazione sarebbe tornata e i rischi di deflazione farebbero parte del passato. Il mercato sta iniziando a scontare l’annuncio del “tapering”, che diversi analisti scorgono per subito dopo l’estate, magari già al board di settembre. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai massimi da un anno, boom rendimenti tedeschi)

Le variazioni del cambio interagiscono con il mercato dei bond, vale a dire che sarebbero un riflesso del processo di rotazione degli investimenti tra il comparto obbligazionario e quello azionario. Nel grafico di cui sopra, notiamo come negli ultimi 3 anni e mezzo, l’indebolimento del cambio euro-dollaro abbia coinciso con un calo dei rendimenti dei BTp a 10 anni. Il legame tra le due variabili sta nel “quantitative easing”, l’acquisto di assets da parte della BCE per decine di miliardi di euro al mese, tra cui titoli di stato dell’Eurozona per circa l’80% del totale.

Divergenza anomala dei due trend

Il rafforzamento dell’euro negli ultimi mesi, tuttavia, non ha coinciso in maniera lineare con l’aumento dei rendimenti sovrani italiani. Tale apparente anomalia si spiegherebbe con l’allentamento delle tensioni geo-politiche nell’Eurozona, registratosi dopo le elezioni presidenziali in Francia. Alla vigilia di tale appuntamento, lo spread BTp-Bund era schizzato fin sopra i 200 punti base e i decennali italiani erano arrivati al 2,40% nei giorni della speculazione su possibili elezioni anticipate in Italia, salvo ripiegare al 2% attuale. (Leggi anche: Spread e rendimenti BTp crollano sui minori rischi politici)

Si tratterebbe, però, di un trend destinato a durare ancora poco, vuoi per l’avvicinarsi delle elezioni politiche nel nostro paese, vuoi anche perché da ora in poi, con il ritorno della reflazione e l’attesa di una riduzione degli stimoli monetari, torneranno a contare gradualmente di più i fondamentali per l’acquisto dei bond sul mercato.

Verso un terremoto per i BTp?

L’apprezzamento del cambio euro-dollaro non dovrebbe essere incessante, limitato dalla politica monetaria restrittiva in corso della Federal Reserve. Detto ciò, man mano che il ritiro graduale degli stimoli sarà annunciato prima e attuato dopo, il mercato pretenderà un premio al rischio maggiore per comprarsi i BTp, facendone aumentare i rendimenti, specie sulle scadenze medio-lunghe. Il fenomeno riguarderà tutti i titoli di stato dell’area, ma particolarmente i nostri, rispecchiando un’economia indebolita dalla crisi. Da ciò deduciamo che lo spread sarebbe destinato ad ampliarsi nei prossimi mesi.

Se aggiungiamo anche la probabilità relativamente alta di un caos politico post-elettorale a Roma, possiamo temere movimenti tellurici attorno al nostro mercato dei bond sovrani. Con un’inflazione tendente al 2%, un debito pubblico al 133%, una crescita del pil stimata intorno all’1% e uno stallo politico-istituzionale in vita, in pochi avranno voglia di finanziare lo stato italiano per un misero 2% sui 10 anni. Saranno altre le percentuali richieste. (Leggi anche: Italia sotto attacco)

 

 

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Argomenti: bond sovrani, Cambio euro-dollaro, Debito pubblico italiano, Economia Italia, rendimenti bond

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