Alla Grecia altri 86 miliardi, ma Tsipras deve ingoiare una sconfitta totale

L'accordo tra la Grecia e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) sulle riforme in cambio di nuovi aiuti non è ancora detto che potrà essere finalizzato nei prossimi giorni. Avvisaglie di scossoni politici ad Atene e Berlino.

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L'accordo tra la Grecia e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI)  sulle riforme in cambio di nuovi aiuti non è ancora detto che potrà essere finalizzato nei prossimi giorni. Avvisaglie di scossoni politici ad Atene e Berlino.

Quando ancora devono essere comunicati ufficialmente e integralmente i contenuti dell’accordo siglato all’unanimità tra i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) e la Grecia, sappiamo che uno dei punti qualificanti consiste in un terzo piano di salvataggio (bailout) da 82-86 miliardi di euro, attraverso il coinvolgimento del fondo ESM, di cui 24 sarebbero necessari per ricapitalizzare le banche elleniche, da 2 settimane chiuse, in seguito all’introduzione dei controlli sui capitali nel paese, necessari per frenare la massiccia fuga dei depositi. Mentre il premier Alexis Tsipras esulta per avere “vinto” la battaglia sul debito e il rifinanziamento a breve termine, le agenzie di stampa battono stralci dell’intesa, che farebbero pensare a tutt’altro che a una vittoria di Atene. Stando alle parole della cancelliera Angela Merkel, la stessa Germania si mostrerebbe disponibile ad allungare ulteriormente le scadenze del debito pubblico ellenico e a tagliare i già magrissimi interessi, ma il taglio non ci sarà e su questo Berlino ha chiarito che non tratterà.   APPROFONDISCI – Grecia, trovato l’accordo con i creditori sulle riforme in cambio di aiuti  

Condizioni accordo Grecia molto dure per Tsipras

In cambio, però, la cancelliera ha messo in guardia che dovrà essere prima attuato il programma.

Ed è proprio questo il nodo dei nodi di questo accordo affatto risolutivo della crisi del debito di Atene. I creditori hanno sì trovato un’intesa tra di loro per evitare che già nelle prossime ore il sistema bancario ellenico collassasse e che la Grecia uscisse dall’euro, ma il governo Tsipras ha dovuto accettare quella che appare una vera capitolazione, i cui risvolti politici potrebbero essere esplosivi in patria. Entro mercoledì, il Parlamento di Atene dovrà approvare un fitto piano di riforme, che comprendono l’aumento dell’IVA, il taglio delle pensioni, cambiamenti normativi sul mercato del lavoro, mentre il governo dovrebbe fare convogliare a garanzia dei prestiti assets statali in un fondo, la cui sede avrebbe dovuto essere per la Germania nel Lussemburgo. In pratica, Tsipras dovrà garantire i finanziamenti con beni pubblici dal valore del 25% del pil ellenico, anche se in extremis ha evitato lo smacco della sede all’estero del fondo, solo per l’intervento di vari paesi, tra cui l’Italia, che la consideravano un’umiliazione eccessiva.
Non è finita. La Troika, che a febbraio aveva cambiato nome, diventando “Istituzioni” su richiesta del premier, adesso tornerà a lavorare a pieno regime, visto che avrà libero accesso ai ministeri, in modo da monitorare senza filtri i dati di cui necessita per valutare la situazione finanziaria del paese.   APPROFONDISCI – La Grecia cerca l’accordo, ma ecco perché la strategia di Tsipras è stata perdente  

Governo Tsipras rischia crisi politica

Le condizioni sono così dure, che ieri sera il ministro della Difesa e leader di Greci Indipendenti, partito alleato di Syriza nella maggioranza, Panos Kammenos, ha dichiarato che “è chiaro, vogliono umiliarci”, lasciando intendere che non avrebbe accettato l’accordo proposto dall’Eurozona. Si parla di 4 ministri sull’orlo delle dimissioni, tra cui probabile quello dell’Energia, Panagiotis Lafazanis, sostenitore della linea dura dentro Syriza. Il voto di venerdì scorso ha visto l’approvazione in Parlamento del piano di austerità da 12 miliardi con 251 voti a favore su 300 deputati, ma solo grazie al concorso di quasi l’intera opposizione, mentre 17 deputati delle file di Syriza hanno votato contro, delineando una situazione verosimile anche alle prossime votazioni, ossia un vero e proprio cambio di maggioranza per il varo delle riforme richieste dai creditori, seguito o da elezioni anticipate o dalla formazione di un governo tecnico. Quest’ultima sarebbe l’opzione preferita da Bruxelles e pare che stanotte l’FMI l’abbia sollecitata quale “conditio sine qua non” per partecipare a un ennesimo salvataggio.   APPROFONDISCI – La Grecia chiede altri 53,5 miliardi in cambio di austerità, chi dovrà capitolare?  

La cancelliera potrebbe trovare un’amara sorpresa al Bundestag

La telenovela sulla Grecia non sembra, quindi, essere finita con l’accordo di queste ore. Per prima cosa, bisognerà verificare cosa accadrà al Parlamento di Atene da qua a dopodomani, anche se il voto trasversale dovrebbe evitare una clamorosa bocciatura delle riforme.

Secondariamente, sarà ancora più interessante guardare a Berlino, una volta che il negoziato ripartirà per erogare ad Atene  nuovi aiuti. Al Bundestag ne vedremo delle belle, perché dopo avere salvato la Grecia, non possiamo escludere che la cancelliera si trovi contro il grosso del suo stesso partito, schierato sulle posizioni del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, non riuscendo a salvare sé stessa e il suo governo.   APPROFONDISCI – Grecia, Eurogruppo: Germania e Slovacchia accennano all’uscita dall’euro    

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