Fuori dall’euro? Non la Germania, che emette debito sotto-costo

L'euro fa bene all'economia tedesca, così come ai suoi conti pubblici. La Germania riesce ad emettere debito a rendimenti infimi, grazie all'Eurozona. Vediamo perché.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'euro fa bene all'economia tedesca, così come ai suoi conti pubblici. La Germania riesce ad emettere debito a rendimenti infimi, grazie all'Eurozona. Vediamo perché.

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Francia e lo spirare di venti di guerra in Asia, i mercati finanziari stanno tornando a ripararsi in porti sicuri, tra cui i titoli di stato tedeschi. I rendimenti decennali dei Bund sono scesi allo 0,18%, il livello più basso dalla fine dello scorso anno. Non arrivano all’1% nemmeno per la scadenza trentennale, segno che la paura degli investitori stia rafforzando la domanda dei titoli emessi da Berlino. A queste condizioni, la Germania riesce a rifinanziare il debito pubblico in scadenza sotto-costo, tenendo conto che i rendimenti a lunga scadenza giacciono ancora sotto il livello dell’inflazione tedesca e che restano negativi fino agli 8 anni. Per essere più chiari: il mercato paga il governo tedesco per godere del “privilegio” di acquistare titoli del suo debito fino a scadenze a medio-lungo termine, mentre accetta di venire remunerato con un rendimento inferiore all’1% annuo per titoli anche a lunghissima scadenza, pur essendo prevedibile che la crescita dei prezzi in un arco di tempo così ampio sia superiore.

Una situazione molto diversa da quella italiana, complice la divergenza tra i conti pubblici delle due economie. La Germania è in surplus di bilancio da tre anni ed è riuscita a tagliare già il rapporto debito/pil sotto il 70%, mentre l’Italia vanta il secondo debito più grande dopo la Grecia (133% del pil) e presenta ancora un disavanzo fiscale del 2%. Conseguenza di ciò è che il Tesoro di Roma paga rendimenti già superiori al tasso d’inflazione a partire dalla scadenza a 6 anni, mentre i nostri decennali remunerano ampiamente il mercato con rendimenti ormai intorno al 2,2%. (Leggi anche: Rendimenti Bund, quando saliranno?)

L’euro alla Germania conviene, ecco perché

Aldilà delle divergenze economico-finanziarie tra i due paesi, appare indubbio di quanto giochi un ruolo favorevole per Berlino l’euro. Esistono tre ragioni principali, per le quali a nostro avviso la moneta unica favorirebbe l’emissione di debito tedesco sotto-costo. Vediamole sinteticamente:

1) Acquistare Bund è frutto anche di una scommessa contro l’euro. Se il mercato ritiene credibile il rischio di rottura dell’Eurozona, specie in occasioni di elezioni sensibili, come quelle prossime in Francia, allora ha senso che si butti sui titoli tedeschi, ovvero di un’economia, che nel caso tornasse alla sua vecchia moneta nazionale – il marco – si ritroverebbe con un cambio rafforzato contro le altre divise nazionali dell’attuale unione monetaria. I Bund, rimborsato in marchi, varrebbero presumibilmente il 20-30% in più di oggi (espressi in euro), ragione per cui converrebbe comprarli oggi anche con rendimenti sottozero, ammesso che si sconti realisticamente la morte dell’euro; (Leggi anche: Investire in Bund anche con rendimenti negativi? Ecco perché avrebbe senso)

Nell’Eurozona, la Germania gode di un vantaggio

2) Fintantoché esiste l’euro, la Germania godrà di una moneta più debole rispetto a quella che avrebbe altrimenti sulla base dei suoi fondamentali economici. I mercati lo sanno e sono consapevoli che ciò stimoli la competitività delle imprese tedesche, consentendo loro di esportare a pieno regime e alla bilancia commerciale teutonica di accumulare ingenti surplus di anno in anno; (Leggi anche: Export Germania da record, ma non serve mettere in croce la Merkel)

3) La politica monetaria nell’Eurozona, condotta dalla BCE, è per la Germania più accomodante di quanto non sarebbe se a fissare i tassi fosse la Bundesbank. E ciò, quale che sia il ciclo economico dell’area. Oggi, ad esempio, l’economia tedesca avrebbe bisogno di tassi più alti, crescendo in misura superiore alla media dell’Eurozona e registrando un’inflazione tendenzialmente più elevata. Ma poiché a Francoforte si decide sulla base di dati macro medi e relativi all’insieme delle economie, i tassi BCE vengono tarati sulla base dell’andamento dell’area, non con riguardo a specifiche sue economie. Ne consegue che la Germania potrà emettere titoli del debito in mercati finanziari dalle condizioni più favorevoli di quelle che si avrebbero con tassi più alti fissati dalla banca centrale tedesca.

4) L’euro tende ad allineare i rendimenti sovrani, pur se da anni parliamo di crisi dello o rischio spread. Dato il rischio di cambio zero, un investitore italiano o spagnolo o belga acquisterà Bund in un panorama di rendimenti non così divergenti all’interno dell’Eurozona, confidando nella loro maggiore sicurezza. D’altronde, se un decennale tedesco offrisse, per ipotesi, il 2% e quello italiano il 2,5%, la differenza è minima, a fronte di un rischio sovrano consistentemente più alto in Italia che in Germania.

 

 

 

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Argomenti: bond sovrani, Economie Europa, Germania, rendimenti bond, rendimenti negativi, Spread

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