Alitalia dopo il salvataggio resta a terra per lo scontro sulle poltrone tra PD e 5 Stelle

La compagnia aerea italiana si ritrova con soli 260 milioni di liquidità in cassa. I soldi del salvataggio statale restano bloccati da maggio.

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La crisi di Alitalia continua ad aggravarsi

Alitalia sempre con l’acqua alla gola, malgrado il salvataggio pubblico da 3 miliardi di euro varato a marzo. La compagnia aerea perde qualcosa come 2 milioni di euro all’anno e rischia di chiudere il 2020 con un maxi-rosso di 750 milioni. Il commissario straordinario Giuseppe Leogrande si mostra assai critico verso la gestione della crisi da parte del governo Conte. Fa presente come l’azienda disponga ormai solamente di 260 milioni di liquidità in cassa, insufficienti a superare serenamente l’autunno/inverno. I mesi che verranno sono generalmente i più difficili per il comparto aereo, a causa del crollo dei passeggeri. Figuriamoci quest’anno, in piena seconda ondata Covid.

E dire che oltre 6.800 lavoratori di 11.500 sono in cassa integrazione, cioè pagati dallo stato. Eppure, non si riesce a utilizzare i 3 miliardi stanziati dal governo nella primavera scorsa per il salvataggio. Già, perché l’azienda resta paralizzata dalle tensioni nella maggioranza “giallo-rossa” sulle nomine. Tutti vogliono avere propri uomini in consiglio di amministrazione, ma il Movimento 5 Stelle, dilaniato dalle divisioni interne, non riesce ad esprimere un proprio candidato. E Italia Viva di Matteo Renzi vorrebbe partecipare alla spartizione, complicando il quadro.

Alitalia in crisi, decolla solo la cassa integrazione

Senza il nuovo cda, non ci sarà alcun piano di rilancio. E senza un piano di rilancio non ci sarà la nascita della newco, la nuova società che rileverebbe le attività “in bonis” di Alitalia, insomma la ciccia, lasciando alla “vecchia” Alitalia i debiti e le attività in perdita. La situazione è serissima, perché oltre alla crisi strutturale in cui la compagnia versa praticamente da decenni, adesso ci si mette la pandemia a squilibrare i conti ancora di più.

Cieli in crisi ovunque con il Covid

Secondo l’International Air Transport Association (IATA), la lobby che rappresenta le compagnie aeree di tutto il mondo, nel secondo semestre di quest’anno il comparto perderà 77 miliardi di dollari, 13 ogni mese, praticamente “bruciando” 300 mila dollari al minuto. E poco conforta che nel secondo trimestre fosse andata pure peggio, con perdite medie per 17 miliardi al mese. Le stime, peraltro, vengono effettuate sulla base delle previsioni sui passeggeri, escludendo nuove restrizioni ai voli internazionali e alla mobilità interna agli stati. Figuratevi cosa accadrebbe nel caso in cui la seconda ondata di contagi costringesse i governi a imporre soluzioni drastiche non molto dissimili da quelle adottate tra marzo e aprile.

Alitalia ha già dovuto restituire 265 milioni di euro per biglietti venduti, a seguito della cancellazione dei voli con l’emergenza sanitaria. Per fortuna, pur dopo mesi di iter travagliato, ha ottenuto dalla UE 199 milioni a titolo di indennizzo per la crisi in corso e potrà accedere a un secondo contributo, che dovrà passare per l’attivazione della richiesta alla Commissione da parte del governo italiano. Insomma, siamo al paradosso di una compagnia “salvata” dai contribuenti e che continua a rischiare di restare a terra per l’incapacità dello stato di mettere in atto il salvataggio. E ogni giorno che passa, sono milioni di euro degli italiani buttati nel bidone dell’immondizia. E meno che mai di questi tempi potremmo permettercelo.

Mentre Conte adombra una patrimoniale sui risparmi, butta altri 3 miliardi con Alitalia

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