Al Milan un bomber col calciomercato estivo, puntando alla quotazione in borsa

Il Milan taglia il traguardo del primo anno di proprietà cinese, ma le incognite per il futuro finanziario della società restano numerose. E tra voci di bomber in arrivo e la prospettiva della quotazione in borsa, il club è in pieno movimento.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Milan taglia il traguardo del primo anno di proprietà cinese, ma le incognite per il futuro finanziario della società restano numerose. E tra voci di bomber in arrivo e la prospettiva della quotazione in borsa, il club è in pieno movimento.

Venerdì 13 aprile 2017 si chiudeva un’era sportiva in Italia, quella di Silvio Berlusconi proprietario del Milan. Troppo costoso era diventato il giocattolo dell’ex premier per la sua famiglia. I figli, specie Marina, non ne volevano sentire più di spendere qualcosa come 90 milioni all’anno per mantenere una società, quando le altre del gruppo Fininvest erano costrette a stringere la cinghia. E così, dopo un tira e molla estenuante durato mesi, la rinuncia più grande per il presidente: il Milan veniva ceduto al cinese Yonghong Li. Iniziava una stagione, che stenta ancora a dare i primi risultati, ma va detto che l’impazienza di stampa e tifosi, per quanto comprensibile, appare al momento ingiustificata. Troppo poco è un anno per tirare le somme, anche se, pur restando digiuno di risultati, il club rossonero qualche passo in avanti lo sta compiendo e grazie al suo più azzeccato acquisto: l’allenatore Rino Gattuso, fresco di rinnovo contrattuale fino al 2021. Tra un mese, verrà disputata la finale di Coppa Italia contro la Juventus a Roma e, soprattutto, dopo un inizio di campionato disastroso, la squadra è risalita in classifica in area Europa League, ma ha le carte in regola per ipotizzare persino un ingresso in zona Champions, specie se la Roma facesse il colpaccio. E l’ad Marco Fassone sa quanto il Milan avrebbe bisogno di disputare la massima competizione calcistica europea per rianimare le finanze.

Perché il Milan deve a tutti i costi entrare in Champions League

E qui veniamo alle note dolenti della società. I debiti del Milan verso Elliott ammontano a 123 milioni più gli interessi. Scadono a ottobre, ma a preoccupare sono i debiti del proprietario Li, pari a 180 milioni. Considerando un interesse medio del 10%, squadra e proprietà dovranno restituire da qui a 6 mesi al fondo americano quasi 400 milioni. Il punto è che ci sarebbe la fila per rifinanziare il debito del club, garantito dalle azioni stesse, mentre nessuno vuole sobbarcarsi il rischio di esporsi verso un magnate cinese sconosciuto e con un patrimonio assai fumoso, tanto che la sua holding è stata dichiarata fallita poche settimane fa da un tribunale locale.

Se nessuno si accollasse i debiti di Li e questi non trovasse liquidità sufficiente per onorare la scadenza, Elliott si prenderebbe il 93,3% del Milan, puntando a rivenderlo il prima possibile e al prezzo più alto che il mercato gli offrirerebbe. Tuttavia, pare che Li stia facendo di tutto per evitare un simile smacco, avendo speso 740 milioni di euro, debiti inclusi, nonché iniettando 171 milioni di euro per gli aumenti di capitale.

Milan in mani russe?

A tale proposito, pare che stia contrattando, per il caso estremo, la cessione in favore di qualche tycoon, che verosimilmente sarebbe arabo o russo. E se negli anni della gestione berlusconiana, la politica si mescolava direttamente con gli affari del Milan, adesso il trait d’union sarebbe un milanista doc: Matteo Salvini. Il suo avvicinamento al governo starebbe alzando le quotazioni di un passaggio della squadra in mani russe. Qualche grosso nome a Londra si starebbe già muovendo in questa direzione. Va detto, però, che il presidente ha sinora rifiutato proposte arrivategli informalmente da Mosca e Riad, segnalando come voglia giocarsi fino in fondo la partita del rifinanziamento del debito, forse anche per una questione di reputazione personale nel mondo degli affari in patria. E nel caso la proprietà passasse in mano a Elliott? Si farebbe avanti un grosso fondo americano per rilevare il club. Non si sa il nome, ma che pagherebbe praticamente subito per prendersi un boccone ghiotto come il Milan, una delle squadre di calcio più blasonate al mondo.

Ma venerdì prossimo a Nyon si terrà l’incontro tra i dirigenti di via Aldo Rossi e quelli della UEFA per discutere il cosiddetto “settlement agreement”, teso a fissare le sanzioni e le altre misure che verranno imposte al Milan per avere infranto le regole del “fair play” finanziario, quelle che riguardano l’equilibrio finanziario delle squadre di calcio in Europa. Tra le ipotesi, una multa da 10-20 milioni di euro, solo per un terzo da pagare subito, per i restanti due terzi nel caso non venissero rispettati gli impegni sottoscritti. E, poi, blocco del calciomercato, con il limite di un monte-ingaggi al 60% del fatturato e richiesta di un saldo nullo o positivo tra esborsi per gli acquisti e entrate per le cessioni. In sostanza, non si potrà spendere più di quanto si incasserà a ogni calciomercato da qui ai prossimi 2-3 anni.

Considerando che il fatturato annuale del Milan si aggiri al momento sui 200 milioni, il monte-ingaggi lordo non potrebbe superare circa i 120-130 milioni. Ad oggi, la rosa rossonera costerebbe di stipendi lordi qualcosa come 185 milioni di euro, pari a circa 100 milioni netti. E, però, c’è una novità che sconvolgerebbe proprio le previsioni di un calciomercato estivo da fame, per quanto Fassone precisi che il saldo tra acquisti e entrate sarà meno vigoroso dello scorso anno. Il presidente ha, infatti, annunciato che in estate verrà preso un bomber per rafforzare l’attacco. Poiché sarebbe un nome che costerebbe parecchi milioni, serviranno entrate altrettanto copiose. Da qui, le cessioni sempre più probabili di Gigio Donnarumma e di Suso. Obiettivo: incassare all’incirca 90 milioni di euro, denaro più che sufficiente per qualche acquisto eccellente, per tamponare il deficit societario, nonché per risollevare il fatturato con le plusvalenze realizzate, innalzando momentaneamente il monte-ingaggi alla portata.

Milan, sanzioni UEFA saranno morbide?

Quotazione in borsa del Milan tra le prospettive future

Resta lo scoglio della UEFA, che alla luce delle recenti notizie negative arrivate sul conto di Li, potrebbe optare per sanzioni più dure proprio in tema di calciomercato. E qui arrivano le rassicurazioni di Fassone, secondo cui a giorni verrà siglato un accordo con Merrill Lynch per un rifinanziamento a medio-lungo termine, mentre il creditore attuale Elliott garantirebbe ai dirigenti europei anche per il caso in cui esso non arrivasse e Li non adempiesse alla sua obbligazione. Dunque, nessuno ha intenzione di creare danni alla continuità aziendale del Milan, non fosse altro che per il fatto che i suoi assets fungano da garanzia per i 303 milioni di debiti finanziari contratti dalla società.

Ma la notizia forse più importante è un’altra. Li avrebbe intenzione di valorizzare al massimo il club sul piano dei risultati sportivi, ambendo a una quotazione in borsa, che valorizzerebbe la società fino alla bellezza di 1,2 miliardi. Dunque, fare sacrifici oggi per passare all’incasso domani, questa la strategia del cinese. E anche per rassicurare la UEFA sull’aumento dei ricavi, si farebbe più concreta l’ipotesi di uno stadio di proprietà, seguendo il modello di business vincente di Juventus e Udinese. Insomma, il Milan è un cantiere in costruzione, con tante ombre sul lato finanziario, ma anche tante ambizioni alla portata. Fossero a latitudini più basse, in via Aldo Rossi direbbero semplicemente che “ha da passà a nuttata”.

Milan senza Donnarumma e in mano ai creditori?

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Argomenti: Economia nel pallone