Aiuti alla Grecia sbloccati ma resta l’idea di condonare il debito

Il default di Atene è (per ora) scongiurato ma gli aiuti alla Grecia sono appesi a quella che sarà l'evoluzione economica del disastrato paese

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il default di Atene è (per ora) scongiurato ma gli aiuti alla Grecia sono appesi a quella che sarà l'evoluzione economica del disastrato paese

Dopo una maratona negoziale di tredici ore, l’Eurogruppo di ieri sera ha accettato di rilasciare nuovi aiuti alla Grecia per complessivi 43,7 miliardi. In particolare, 10,6 miliardi serviranno al finanziamento del buco di bilancio, mentre altri 23,8 miliardi ricapitalizzeranno le banche elleniche. Questo primo pacchetto da 34,4 miliardi sarà ufficializzato e versato nelle casse di Atene il 13 dicembre, a conclusione dell’iter di approvazione di alcuni stati membri. Il 30 novembre, ad esempio, è attesa la decisione del Bundestag, in Germania. Restano da versare altri 9,3 miliardi, che saranno corrisposti dalla Troika (UE, BCE e FMI) in tre rate e nel corso del primo trimestre del 2013, subordinatamente al varo da parte di Atene di riforme strutturali, tra cui quella fiscale. Riforme, che saranno sottoposte al controllo proprio dei commissari della Troika. La composizione della nuova tranche di aiuti è data da un allungamento delle scadenze dei rimborsi dei prestiti ottenuti di 15 anni; da una moratoria sugli interessi di 10 anni e una riduzione di 100 punti base degli interessi applicati al primo pacchetto di aiuti da 110 miliardi del 2010; dal versamento presso un conto bloccato ad Atene dei profitti realizzati dalle banche centrali sui bond ellenici in loro possesso e, infine, da un’operazione di buy-back dei titoli pubblici ellenici sul mercato secondario a un prezzo che non potrà essere superiore a quello della seduta dello scorso 23 novembre.  

Rapporto Deficit Pil Grecia al 124% nel 2020

L’obiettivo resta il raggiungimento del rapporto tra debito e pil al 124% nel 2020 e ben al di sotto del 110% nel 2022. Ricordiamo come il Fondo Monetario Internazionale si fosse detto indisponibile allo stanziamento di nuovi aiuti, in assenza del target del 2020 intorno al 120%. Al 2016, invece, il debito ellenico dovrebbe attestarsi al 175%, dall’attuale 170% circa e dopo che sarà culminato al 190% nel 2013. Spostato di un biennio, dal 2014 al 2016, l’obiettivo di un avanzo primario del 4,5%. Solo quando tale target sarà raggiunto, si legge nel comunicato finale dell’Eurogruppo, potranno essere valutate “ulteriori azioni di sostegno” alla Grecia, come lo stanziamento di nuovi pacchetti di aiuti o la riduzione degli interessi applicati sulle facility già concesse.  

Haircut greco: un’ipotesi non ancora esclusa

La frase sibillina, che sposta alla seconda parte del decennio ulteriori azioni di aiuto alla Grecia, viene letta dagli osservatori con ambiguità. Ed è lo stesso ministro delle Finanze di Parigi, Pièrre Moscovici, ad ammettere che tale frase induce quasi volutamente all’ambiguità, lasciando intravedere la possibilità che tra qualche anno i governi europei possano condonare parte del debito, idea caldeggiata da tempo dall’FMI di Christine Lagarde, ma osteggiata dai tedeschi, i quali attenderebbero per ciò almeno l’esito delle elezioni federali del settembre 2013. D’altronde, non poteva essere più chiaro lo stesso ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, quando ha avvertito che ulteriori aiuti per ridurre il debito arriveranno quando sarà stato raggiunto un avanzo primario del 4,5%. Nel frattempo, si calcola che l’alleviamento del debito a carico dei greci sia di 40 miliardi al 2020, dopo il varo di questo nuovo pacchetto di aiuti finanziari. Ma l’idea forte del vertice è che ormai non si esclude neppure a livello ufficiale una possibile ristrutturazione del debito della Grecia in mano alla BCE e ai governi dell’Eurozona. Una ristrutturazione o “haircut”, che il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ritiene obbligata per rendere sostenibile il debito ellenico nel tempo, a patto che non avvenga subito, in modo da non disincentivare il governo di Atene nel proseguire le azioni di risanamento. Linea emersa, dunque, anche al vertice dei 17 di stanotte. Si respira aria di soddisfazione e questa volta sembra reale, non finta. Il premier Antonis Samaras ha parlato di nuovo giorno per i greci, mentre il governatore della BCE, Mario Draghi, si è detto convinto che le decisioni di stanotte ridurranno l’incertezza. E se il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, parla di “futuro migliore per il popolo greco”, il commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, ritiene che si sia superato l’importante test della credibilità dell’Unione. Insomma, la soddisfazione c’è. Il default sembra scongiurato, almeno per i prossimi mesi. Resta, tuttavia, l’incognita sull’evoluzione dell’economia ellenica, che avrà ripercussioni decisive sui livelli futuri di disavanzo fiscale e sul debito. Il rischio è che un tracollo infinito del pil (previsto un -4% nel 2013, sesto anno consecutivo di recessione) trascini nel baratro anche i conti pubblici, rendendo inapplicabili le buone intenzioni della Troika e malgrado le azioni del governo greco. E sempre che questi riesca a scongiurare nuove elezioni anticipate, data la maggioranza eterogenea su cui poggia. Presto per cantare vittoria. Di certo, se il Bundestag non si metterà di traverso, per alcuni mesi non dovremmo più assistere alla querelle sul salvataggio della Grecia dal default. Politica ellenica, permettendo

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Argomenti: Economie Europa