Airbnb, scoppia la grana degli host furbetti

Il problema degli host furbetti che raccolgono i dati dei visitatori.

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Regole viaggi estero

Il primo a lanciare l’indiscrezione è stato il Financial Times, di certo non il primo che passa. Stando a quanto riportato dall’autorevole quotidiano britannico, diversi host affiliati al colosso Airbnb starebbero aggirando le regole imposte dalla nota piattaforma di prenotazioni al fine di raggiungere degli accordi privati con i futuri ospiti della loro struttura senza dover pagare nulla ad Airbnb. In che modo? Sempre secondo un recente approfondimento del Financial Times, gli host più sgamati (leggi professionisti, chi cioè gestiscono proprietà come loro attività principale) starebbero raccogliendo i dati dei visitatori e li userebbero per invitare le persone a una prenotazione diretta. Così facendo, Airbnb verrebbe tagliata fuori dal suo ruolo di intermediario, e di conseguenza non si vedrebbe riconoscere alcuna fee.

Cosa fanno gli host furbetti

C’è però solo un piccolo problema: il regolamento di Airbnb vieta espressamente agli host di raccogliere i dati delle persone che prenotano una loro struttura tramite la piattaforma online. L’idea alla base, comunque, merita di essere raccontata: tutto nasce dall’invenzione (tra virgolette) delle cosiddette guidebook digitali, dove vengono inseriti consigli utili per il soggiorno. Queste poi vengono spedite via email o attraverso i social network: tutto qui? No, perché in un secondo momento – stando almeno a quanto risulta al Financial Times, gli host proporrebbero in privato veri e propri soggiorni, con offerte personalizzate, eccetera eccetera, andando di fatto a escludere Airbnb.

All’origine del problema

Ma come si è arrivati a questo punto? Il Financial Times, nel suo approfondimento, ha spiegato che il moto di ribellione tra gli host professionisti sarebbe nato quando all’inizio della pandemia Airbnb forzò loro a restituire i soldi a chi già aveva prenotato il proprio soggiorno. Una decisione unilaterale, che evidentemente non è andata giù a numerosi proprietari, che per affrontare la seconda ondata di coronavirus hanno violato ripetutamente i termini contrattuali sottoscritti con l’azienda della Silicon Valley.

Come reagirà Airbnb di fronte a tale comportamento?

Vedi anche: Abbonamenti per viaggiare: la sfida anti-crisi di TripAdvisor e compagnie aeree

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