Air France-Klm ‘brucia’ 1/2 miliardo con la scalata ostile dell’Olanda nel capitale, che succede?

Lo stato olandese sale al 14% del capitale di Air France-Klm e manda su tutte le furie il governo francese, che parla di "ingerenze statali". Ma Parigi detiene il 14,3% e L'Aja soffre le azioni della compagnia.

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Lo stato olandese sale al 14% del capitale di Air France-Klm e manda su tutte le furie il governo francese, che parla di

E’ stato un fulmine a ciel sereno l’annuncio del governo olandese di inizio settimana, riguardante la sua salita nel capitale di Air France-Klm al 13%. E l’altro ieri, sempre L’Aja precisava di avere rilevato un altro 1%, salendo al 14%, aggiungendo di non avere intenzione di acquisire ulteriori quote. Immediata la replica del ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, che ha giudicato “atto non amichevole” quello del partner olandese, avvertendolo di non interferire nella gestione della compagnia aerea, notando sarcastico come con il crollo in borsa del titolo, già l’Olanda avrebbe “bruciato” sui 70 milioni.

Una dichiarazione tra il ridicolo e l’arrogante, come da caratteristica parigina, non fosse altro che per il fatto che lo stato francese detenga ad oggi il 14,3% del capitale della compagnia, nata dalla fusione nel 2004 tra il vettore transalpino e quello olandese. Il ministro delle Finanze de L’Aja, Wopke Hoekstra, ha giustificato l’operazione, costata ai contribuenti dei Paesi Bassi sui 680 milioni, sostenendo che “negli ultimi anni è stato evidente come le decisioni di Klm siano state prese più che altro da Air France”, notando come ciò non sarebbe “nell’interesse nazionale” e che l’aeroporto internazionale di Schiphol resti importante per l’occupazione e le prospettive economiche.

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Immediata la reazione in borsa delle azioni Air France-Klm, che nel corso della seduta di martedì scorso sono arrivate a perdere fino al 15%. Ad oggi, il crollo ammonta al 10%, pari a circa 530 milioni di minore capitalizzazione. Tuttavia, il valore del titolo si attesta su livelli nettamente superiori a quelli di un paio di settimane fa, quando verosimilmente L’Aja avrebbe iniziato a rastrellare azioni sul mercato. Da allora, le quotazioni erano cresciute di oltre il 25%.

Cos’è accaduto davvero e perché la borsa l’ha presa proprio male? Tra Francia e Olanda non corre buon sangue sulla compagnia. Nonostante gli accordi sottoscritti all’atto del “merger” assegnassero al governo de L’Aja un potere co-decisionale, attraverso un complicato sistema di comitati di sorveglianza e consultazioni, qualche mese fa il ceo di Klm, Peter Elbers, si era dimesso in polemica contro la gestione aziendale da parte della compagnia francese.

Il nuovo ceo di Air France-Klm, Ben Smith, gli ha rinnovato il mandato, ma il diretto interessato si è rifiutato di accettare. La Francia, di fatto azionista di controllo, pretende di semplificare la struttura decisionale, sostenendo che rappresenterebbe un limite per una gestione aziendale efficiente, di fatto addebitandole i risultati non del tutto soddisfacenti.

La diffidenza dell’Olanda verso la Francia

Dal canto suo, il governo liberal-conservatore del premier Mark Rutte ritiene che la Francia starebbe spostando l’asse gestionale verso Parigi e teme che il suo aeroporto internazionale rimanga sempre più relegato in posizione secondaria. Da qui, la scelta di sborsare denari pubblici per arrivare a detenere una quota paritetica a quella dello stato francese. Giustamente, il mercato si mostra preoccupato e vende il titolo, temendo due cose: che lo scontro politico tra le due capitali porti a una paralisi aziendale e che l’operazione del governo olandese sia una sfiducia di fatto del management aziendale e del suo piano industriale, altrimenti non si vede perché abbia sentito la necessità di trasformarsi in azionista di peso.

E dire che Rutte e il presidente Emmanuel Macron venivano dati nei mesi scorsi sul punto di stringere un’alleanza per le elezioni europee, con il secondo ad entrare nell’Alde, il partito dei liberali europeisti. Aldilà delle frizioni più propriamente aziendali, tra Parigi e L’Aja la diffidenza non fa che montare e proprio le proposte di Macron su come riformare la UE e l’euro accrescono la diffidenza degli olandesi, piuttosto contrari a una maggiore condivisione dei rischi e degli oneri all’interno dell’Eurozona. Viceversa, l’Eliseo vorrebbe che venisse istituito un unico Tesoro e un bilancio comune nell’area. L’Olanda è un partner molto stretto della Germania e su Berlino preme, insieme al resto della Mitteleuropa e degli stati baltici, affinché non ceda alle pressioni francesi.

Rutte guida il fronte dei cosiddetti “rigoristi”. Lo abbiamo visto tra fine 2018 e inizio 2019, quando il suo governo ha chiesto che all’Italia non fosse consentito alzare il deficit, criticando al contempo anche la scelta del governo francese di Edouard Philippe di sforare il 3%.

L’Olanda potrebbe essere definita a tutti gli effetti uno stato “sovranista”, così come in fondo lo è pure la Germania. Si oppone a qualsiasi processo di integrazione politica nella UE, temendo che gli stati fiscalmente lassisti del Sud Europa finiscano per compromettere la propria stabilità finanziaria. La sorpresa sul caso Air France-Klm, tuttavia, deriva dal fatto che il paese assuma notoriamente posizioni economiche liberiste e, pertanto, l’ingresso dello stato nella compagnia andrebbe contro una vocazione storica consolidata. Eppure, così è. La diffidenza verso il partner ha superato l’ideologia. Ennesima prova di un’Europa, che quando si tratta di regole comuni, di concorrenza e superamento delle barriere nazionali per tendere a un vero mercato unico, compie passi indietro, anziché in avanti. Solo che alcuni come Olanda, Francia e Germania riescono a farlo, depistando le tracce e cercando di addossare ai “populisti” le responsabilità di propri comportamenti da sempre largamente diffusi.

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