Agosto 2011: La Crisi dell’Euro Arriva al Centro

Una buona sintesi sulla crisi dell'euro e sul crollo del mercato interbancario anticipatore di una immediata recessione e che prospetta l'intervento deciso della BCE come il male minore.

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Un Euro Store

CRISI EURO GRECIA – Nelle miniere di carbone si tenevano dei canarini, perché quando sono esposti ai gas pericolosi muoiono più velocemente degli esseri umani. Quando gli uccelli smettevano di cantare, i saggi minatori sapevano che era tempo di avviare le procedure d’emergenza.
La Grecia, a quanto pare, era il canarino dell’eurozona. Il canarino è stato rianimato ed è stato istituito un piccolo meccanismo di salvataggio per far rivivere un altro paio di canarini – ma oltre a questo l’avvertimento è stato ignorato. I minatori stanno continuando a lavorare. Si sono convinti che il problema era del canarino.
CRISI FINANZIARIA 2011 – Con le decisioni prese al Consiglio Europeo di luglio, la Grecia ha essenzialmente organizzato tutto il suo fabbisogno finanziario del prossimo decennio  con l’assicurazione di pagare meno del 4% sul nuovo debito da emettere. Gli altri due paesi che hanno aderito a un programma di salvataggio, Irlanda e Portogallo, godranno di tassi di interesse altrettanto bassi e di prestiti a lungo termine, anche se ancora ci si attende che in pochi anni affronteranno la prova dei mercati.
Ma mentre Grecia, Irlanda e Portogallo godono di  tassi più bassi sui loro   finanziamenti a lungo termine, Spagna e Italia hanno sperimentato un aumento dei loro oneri finanziari. Stanno pagando intorno al 6% per denaro a dieci anni.
E’ chiaro che non si può pretendere che questi paesi forniscano miliardi di euro di crediti alla Grecia al 3,5%, quando  loro stessi pagano molto di più. I leaders europei hanno voluto essere generosi con la Grecia, ma l’offerta di fondi a buon mercato è limitata. Non tutti possono essere serviti in questo modo.

 

FONDO EFSF – Il Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria (EFSF) semplicemente non ha fondi sufficienti per effettuare gli acquisti massicci di bonds ora necessari per stabilizzare i mercati.
Inoltre la struttura dell’EFSF lo rende vulnerabile ad un effetto domino: le regole dell’EFSF prevedono che i paesi che hanno bisogno di finanziamenti o subiscono degli oneri finanziari elevati possano “uscire”, cioè non fornire più garanzie per l’EFSF.  Quindi se i costi di indebitamento di Italia e Spagna rimangono a livelli di crisi, e questi due paesi hanno bisogno di salvare se stessi, rimarrebbero solo i membri del centro dell’Eurozona a sostenere l’EFSF. A questo punto, il peso del debito sul centro diventerebbe insopportabile.
DOWNGRADE FRANCIA – I mercati finanziari hanno capito questo, e così aumentano i costi di finanziamento per la Francia – il paese del centro più a rischio di perdere il suo rating AAA.  Se la Francia dovesse ‘uscire’ dall’EFSF, la  Germania (e alcuni dei suoi vicini più piccoli), dovrebbe sopportare tutto il peso.
Ma questo sarebbe troppo anche per la Germania – il debito pubblico italiano da solo equivale all’intero PIL tedesco.
La situazione è così critica, perché questo effetto domino ha iniziato ad operare. I mercati finanziari non aspettano il downgrade di un paese dopo l’altro. Gli investitori anticipano il finale di partita – il disfacimento di tutta la struttura EFSF/ESM.

 

CRISI BANCHE EUROPEE – Come al solito, le banche sono l’anello più debole e sono soggette anch’esse ad un altro effetto domino: molte banche detengono grandi quantità di debito pubblico dell’Eurozona; il loro rating non può mai essere superiore a quello del loro debito sovrano. Chiunque si aspetta il downgrade di un paese dovrà anche vendere le azioni delle sue banche. Questo, a sua volta, aumenta il costo del capitale per le banche vulnerabili, rendendole ancora più vulnerabili.  Le altre banche –  vedendo la caduta dei corsi azionari delle banche fragili  e l’ampliamento degli spreads sui credit default   – reagiscono rifiutandosi di fornire la liquidità interbancaria alle banche vulnerabili.

Questo crollo del mercato interbancario, a sua volta, porta ad un crollo del circuito del credito.
Questo è ciò che conduce alla “immediata recessione” già vissuta dopo il fallimento di Lehman.
In questi giorni sembra che i mercati azionari stiano anticipando uno scenario apocalittico, di un’economia che va  bruscamente in recessione con un crollo del  mercato interbancario dovuto alle aspettative di ulteriori problemi del debito pubblico. Purtroppo questa previsione si realizzerà, a meno che il crollo del mercato interbancario non venga rapidamente affrontato.

 

COSA DEVE ESSERE FATTO – A questo punto la zona euro ha bisogno di una massiccia infusione di liquidità. Dato che la struttura a cascata dell’EFSF è parte del problema, la soluzione non può essere un notevole aumento delle sue dimensioni. Invece, l’EFSF potrebbe semplicemente essere congegnato come una banca, e quindi avere accesso a un ri-finanziamento illimitato da parte della BCE, che è l’unica istituzione in grado di fornire la liquidità necessaria rapidamente e in quantità convincente.
Questa soluzione avrebbe il vantaggio di lasciare la gestione dei problemi del debito pubblico in mano ai ministri delle finanze,  però fornendo loro il sostegno di liquidità necessario quando c’è un crollo generalizzato della fiducia e della liquidità. Questo è esattamente il caso in cui si rende necessario un prestatore di ultima istanza.
Sarebbe ovviamente molto meglio se la BCE non dovesse ‘salvare’ il meccanismo europeo di salvataggio, ma in questo caso occorre scegliere il minore dei mali. Una forte espansione nel bilancio della BCE (che stando all’esperienza degli Stati Uniti non porterà all’inflazione) costituisce un male minore rispetto ad un collasso del sistema finanziario dell’Eurozona.

 

ARTICOLO ORIGINALE: August 2011: The euro crisis reaches the core

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