Agevolazioni fiscali: in 800 costano 313 miliardi, meglio un taglio delle tasse

Le 800 agevolazioni fiscali individuate dalla Corte dei Conti creano un buco nei conti pubblici di 313 miliardi, colmato con alte tasse. Questo sistema non è efficiente e crea distorsioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le 800 agevolazioni fiscali individuate dalla Corte dei Conti creano un buco nei conti pubblici di 313 miliardi, colmato con alte tasse. Questo sistema non è efficiente e crea distorsioni.

Sapete quante sono le agevolazioni fiscali in Italia? 799. A dirlo è la Corte dei Conti, che rileva anche un loro aumento rispetto al 2011, quando erano 720. E secondo i magistrati contabili, il loro costo, in termini di minore gettito per lo stato, è stato lo scorso anno pari a 313 miliardi di euro, in netta crescita dai 254 miliardi di 4 anni prima. L’Italia risulta al secondo posto nelle classifiche internazionali per tasso di erosione della base imponibile. A fronte di questa “generosità” del Fisco italiano, però,  risultiamo secondi in Europa per il peso della tassazione sui redditi da lavoro (42,8%), quasi 8 punti percentuali al di sopra della media europea. Sui redditi d’impresa, il peso delle imposte è del 26%, oltre il 50% in più della media UE. E, infine, si attesta mediamente al 17,7% l’aliquota sui consumi, quasi il 4% in meno della media europea, ponendoci in 22-esima posizione. Il prelievo sugli immobili e l’energia ci vede, infine, al quarto posto. Queste cifre confermano la schizofrenia del Fisco italiano: da un lato impone aliquote molto elevate sui redditi da lavoro e d’impresa, in particolare, dall’altro crea un farraginoso sistema di detrazioni, che ha il fine di abbattere la base imponibile. Si consideri che la giungla delle 800 agevolazioni ammesse vale quasi i 3 quarti delle entrate tributarie complessive. In altri termini, se venissero azzerate, le entrate tributarie passerebbero dai circa 433 miliardi registrati nel 2015 a quasi 750 miliardi di euro. Ciò consentirebbe allo stato di abbattere mediamente le imposte del 40%, ottenendo lo stesso gettito.      

Minori agevolazioni, minori aliquote fiscali

Certo, le cose stanno diversamente, in realtà. Le agevolazioni spesso si traducono in un parziale recupero di gettito da parte dello stato per altre vie. Facciamo un esempio: se incentiviamo l’acquisto di elettrodomestici, consentendo al contribuente di scaricare dalle tasse parte del costo sostenuto, da un lato lo stato incasserebbe minore Irpef, ma dall’altro beneficerebbe dell’aumento del giro di affari, che a sua volta frutterebbe più Irpef, IVA e Ires, ossia un maggiore gettito fiscale. Dunque, se per ipotesi la suddetta agevolazione costasse allo stato 100, in termini di minore gettito Irpef da parte dei contribuenti acquirenti, d’altro canto bisognerebbe fare i conti con il beneficio ottenuto dal Fisco per il più elevato giro di affari sul mercato degli elettrodomestici. Lo stesso discorso potremmo applicarlo a qualsiasi altra forma di agevolazione. Fatto salvo quanto appena detto, resta vero che le agevolazioni fiscali creano un “buco” nelle entrate, che deve essere ripianato mantenendo elevate le aliquote sui redditi, i consumi e il possesso di beni. Tutto ciò alimenta un sistema economico poco virtuoso, caratterizzato da alta tassazione nominale e altrettanto alta erosione della base imponibile. Ipotizzando che anche solo la metà del mancato gettito pesi effettivamente sui conti pubblici, troveremmo che la tassazione potrebbe essere tagliata di non meno di un quarto.      

Taglio tasse possibile con minori detrazioni

  Solo per farci una qualche idea, avremmo un’aliquota Irpef massima al 32-33%, un’imposizione fiscale massima sulle imprese inferiore al 20% e mediamente del 13% sui consumi, se le maggiori entrate fossero spalmante linearmente per abbattere ogni forma di tassazione. Improvvisamente, il peso del Fisco sui redditi da lavoro sarebbe inferiore alla media europea. Si consideri anche che gli investimenti privati, anche dall’estero, aumenterebbero, perché legati alle aliquote nominali, non tanto al complicato sistema delle agevolazioni. Di più: 800 agevolazioni hanno come risultato una evidente distorsione del mercato, in favore dei consumi beneficiari delle numerose detrazioni. Si tratta non soltanto di un’inefficienza economica, che spinge il mercato a concentrarsi nella produzione e nel consumo di alcuni beni e servizi a discapito di altri, bensì pure di una riduzione della sfera di libertà di famiglie e imprese, quasi “indotte” dallo stato a consumare e a produrre ciò che questi ritiene più meritevole o conveniente. Ad oggi, le “sforbiciate” alle agevolazioni fiscali hanno prodotto un buco nell’acqua, visto che sono aumentate di numero e di mancato gettito potenziale. Eppure, in un paese dove il governo ogni anno raschia il fondo del barile per reperire risorse necessarie a mantenere i conti pubblici in ordine, è proprio qui che bisogna intervenire con decisione, trasferendo nel contempo i risparmi sui contribuenti, attraverso un taglio delle tasse a loro carico. Peccato, invece, che la tendenza resti quella di aumentare il peso del Fisco e che il taglio delle agevolazioni, per quel poco che si riesce ad ottenere, serva solamente a fare cassa, di fatto a spese di chi le tasse le paga e pure tanto.      

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia