Agenzia farmaco scelta per sorteggio, la vera sconfitta è la Germania

Milano sconfitta al sorteggio contro Amsterdam per ospitare la sede dell'Agenzia per il farmaco, ma la vera batosta l'ha incassata la Germania di Angela Merkel, politicamente rivelatasi inconsistente.

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Milano sconfitta al sorteggio contro Amsterdam per ospitare la sede dell'Agenzia per il farmaco, ma la vera batosta l'ha incassata la Germania di Angela Merkel, politicamente rivelatasi inconsistente.

L’EMA, l’Agenzia europea per il farmaco, non si sposterà da Londra a Milano. Da ieri sera, sappiamo che la sua sede verrà traslocata ad Amsterdam, in Olanda, dove non vi è ancora pronta nemmeno la location in cui collocare i 900 dipendenti dell’ente. Il capoluogo lombardo perde così 36.000 visitatori all’anno tra politici, funzionari e scienziati e un indotto stimato in 1,5-1,7 miliardi di euro. Tuttavia, l’Italia esce a testa alta da questa vicenda, perché l’eliminazione di Milano non è avvenuta secondo criteri qualitativi, ma per “sorteggio”. Sì, avete capito bene: l’Europa è stata in grado di prendere una decisione così importante sul piano occupazionale e non solo, attraverso un sorteggio con le buste contenenti i nomi delle città rimaste in gara. Pazzesco, come se si trattasse dei gironi per gli europei di calcio. Sarebbe comico, se non fosse che funzionino così le istituzioni comunitarie, quelle che pure pretendono di ottenere sempre maggiori poteri a discapito di governi e parlamenti nazionali, ma che quando c’è da assumere una decisione rilevante per la vita dei propri cittadini, finiscono per non decidere e di affidarsi alla sorte, pur di non scontentare una capitale piuttosto che un’altra.

Ma procediamo con ordine. Come si è arrivati al sorteggio di ieri tra Milano e Amsterdam? I 27 membri della UE, Regno Unito escluso, avevano a disposizione 3 voti ciascuno per la loro prima scelta, 2 voti per la seconda e 1 voto per la terza. Al primo turno, Milano aveva ottenuto 25 voti, Amsterdam e Copenaghen 20 voti ciascuna, Bratislava 15, Barcellona 13, Stoccolma 12, Porto 10, Varsavia e Bucarest 7, Helsinki e Bruxelles 5, Sofia, Bonn e Lilla 3.

Si è così passati al secondo turno con Milano, Amsterdam e Copenaghen, che hanno ottenuto rispettivamente 12, 9 e 5 voti.

Poiché la maggioranza richiesta per aggiudicarsi l’assegnazione della sede era di 14 punti, si è reso necessario un terzo voto e stavolta solamente tra Milano e Amsterdam. In teoria, la vittoria per una delle due era scontata, essendo il numero dei votanti dispari, ma la Slovacchia si è astenuta, dopo che Bratislava è stata clamorosamente esclusa al primo turno, nonostante fosse favorita. Risultato? 13 a 13. A questo punto, lo stallo è stato superato proprio dal sorteggio, ipotesi alla quale tutti avevano dato il loro assenso, per cui oggi serve poco recriminare, essendo note e accettate anche dall’Italia le regole del gioco.

Milano sconfitta solo con il sorteggio

Milano aveva messo a disposizione il Pirellone per la sede dell’EMA ed era considerata la città con i maggiori requisiti per ospitare l’agenzia. Cosa non ha funzionato? Le votazioni di ieri hanno confermato quanto è noto ormai da tempo: l’Europa è suddivisa in blocchi, ovvero tra est e ovest, nord e sud. Tuttavia, se l’Italia è uscita sconfitta per la malasorte, la Germania ha subito una batosta politica piena e proprio nel giorno in cui la sua cancelliera è stata costretta ad ammettere che servirebbero elezioni anticipate per sbloccare lo stallo politico che si è creato dopo le elezioni federali.

I tedeschi non erano realmente in gara per l’EMA (la candidatura di Bonn era solo formale), bensì per l’EBA, l’Agenzia bancaria europea con i suoi 200 dipendenti, ma molto importante sul piano politico-finanziario. Essi caldeggiavano la candidatura di Bratislava, con il duplice obiettivo di impedire che l’Agenzia per il farmaco andasse in un’altra capitale “forte” concorrente e per rafforzare quel blocco mitteleuropeo, che vede unite la Germania, appunto, con Ungheria, Austria e Slovacchia. La cancelliera Angela Merkel sperava così, in cuor suo, che inviando qualche ufficio nell’est Europa, il tasso di euro-scetticismo avrebbe potuto scemare da quelle parti.

Germania uscita sconfitta

Tuttavia, non solo Bratislava non ce l’ha fatta, ma è stata eliminata al primo turno, segno che la strategia di Berlino sia stata fallimentare, incapace di allargare il consenso aldilà della cerchia dei partners più stretti.

E i tedeschi sono stati stracciati al secondo turno per l’assegnazione della sede dell’EBA, ottenendo appena 4 voti contro i 10 di Dublino e i 13 di Parigi. Anche in questo caso, la capitale francese è riuscita a vincere solamente con il sorteggio, dopo che alla terza votazione aveva ottenuto 13 voti, esattamente gli stessi della capitale irlandese.

Se c’è qualcuno che dovrebbe recriminare per come siano andate le votazioni ieri, questa è la Germania di Frau Merkel, che è uscita politicamente sminuita. E non soltanto perché non ha portato a casa alcun risultato, bensì pure perché lo stesso metodo con cui sono state assegnati le sedi di due organismi europei risulta palesemente ridicolo e figlio di quell’indecisionismo merkeliano, che è stato il vero Leitmotiv di questa Europa dai rituali stanchi degli ultimi anni. (Leggi anche: Frau Merkel è politicamente finita, ecco cosa significa per l’Italia)

Non sappiamo se la Merkel riuscirà a formare il suo quarto governo, ma abbiamo certezza dell’inconsistenza del suo lascito politico. L’Europa che ereditiamo dai suoi 12 anni di leadership incontrastata è divisa in blocchi come ai tempi in cui vi era ancora la cortina di ferro. E’ istituzionalmente nel caos, precipitata in un vortice di invidie, gelosie e nazionalismi tra stato e stato, che rappresentano l’esatto contratto del progetto UE. Il fallimento di Frau Merkel non è quello di questi giorni, nella sua incapacità di mettere assieme almeno 355 deputati al Bundestag per tiracchiare per altri 4 anni; consiste nel vuoto progettuale e politico, che ieri ha fatto sì che una città impreparata riuscisse a strappare a un’altra tecnicamente pronta una vittoria a colpi di buste pescate da un bussolotto. Qui finisce politicamente l’era merkeliana.

 

 

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