Agenda riforme al capolinea, mercati sconteranno presto la crisi di Renzi

Agenda riforme già chiusa con la sconfitta del "renzismo" alle urne ieri. I mercati finanziari ne prenderanno atto.

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Agenda riforme già chiusa con la sconfitta del

La sconfitta del PD di Matteo Renzi ai ballottaggi di ieri avrà immediate ripercussioni anche sull’agenda di governo. Il renzismo è stato caratterizzato negli ultimi due anni e mezzo da una forza strabordante del premier all’interno della sua maggioranza, praticamente incontrastata, e da una fitta rete di riforme economiche e istituzionali in cantiere (qualcuna già varata).

Lo strapotere del premier e la velocità di esecuzione delle riforme viaggiano chiaramente di pari passo.

Ma l’effetto della crisi di consensi del PD determina sin da oggi l’indebolimento del premier, la cui parola non sarà più così ineccepibile. E c’è di più: la battaglia per la sopravvivenza politica di Renzi è di fatto iniziata e si espleterà in una campagna campale sul referendum costituzionale di ottobre, che terrà impegnate tutte le forze politiche da qui ai prossimi 3-4 mesi.

Ciò implica che nel breve non assisteremo ad alcun serio provvedimento esitato da governo e Parlamento. L’agenda delle riforme non potrà proseguire, resterà ferma e non troverà alcun impulso nella maggioranza parlamentare, né tra lo stesso esecutivo.

Riforme strutturali addio, governo è debole

I mercati finanziari inizieranno molto presto a comprendere la portata di quanto sta accadendo. Oggi, in scia sia dell’ottimismo sull’esito del referendum sulla Brexit di giovedì, sia della mancata comprensione ancora da parte degli investitori delle conseguenze della sconfitta del governo alle urne.

Nei prossimi mesi, la Commissione europea aumenterà la pressione su Roma perché siano implementate nuove riforme per stimolare la crescita economica nel medio-lungo termine e per il risanamento dei conti pubblici. Sul debito pubblico, la BCE ha chiesto a Bruxelles un monitoraggio più attento, considerando la scarsa credibilità di cui il nostro paese godrebbe in tema di impegni e delle insufficienti motivazioni offerte per lo sforamento dei target fiscali per l’anno in corso. Per il resto, bisogna trovare 15 miliardi entro ottobre per evitare che scattino le clausole di salvaguardia, le quali farebbero aumentare le aliquote IVA. Ciò imporrà scelte difficili pur per un esecutivo in piena salute, figuriamoci per quello in carica.

 

 

Mercati finanziari sconteranno indebolimento Renzi

Da Roma, però, non potranno arrivare le risposte desiderate, perché la conseguenza concreta di quanto è appena accaduto alle urne è un rinvigorimento dell’ala sinistra del PD, quella maggiormente ostile alle riforme pro-mercato e al necessario contenimento della spesa pubblica.

La fine delle riforme sarà presto pesata dai mercati finanziari, pur “drogati” dal “quantitative easing”. Nel medio termine, ciò si potrebbe tradurre in un ampliamento dello spread BTp-Bund e in una fuga di capitali da Piazza Affari. E similmente a quanto avvenuto con la Brexit, il referendum costituzionale terrà gli investitori col fiato sospeso, man mano che ci si avvicinerà alla data di ottobre.

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