Nella UE servono soldi per gli immigrati: tassa sulla benzina o Africa bond?

Africa eurobond per finanziare le spese per l'immigrazione. E' la proposta del governo Renzi, ma dalla Germania arriva un deciso "nein".

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Africa eurobond per finanziare le spese per l'immigrazione. E' la proposta del governo Renzi, ma dalla Germania arriva un deciso

La crisi dei profughi e l’emergenza immigrazione sono due capitoli separati, anche se in questi mesi s’intrecciano nelle acque del Mediterraneo e comportano sostanzialmente gli stessi effetti sui paesi ospitanti: costi. Serve pattugliare le coste, allestire i centri di accoglienza, mantenere clandestini o profughi che siano per mesi o anni. Il conto è salato, tanto che per quest’anno il governo italiano ha stanziato 3 miliardi di euro, sui quali va avanti da mesi un duro braccio di ferro con Bruxelles. Roma ritiene che tali costi, essendo sostenuti dall’Italia per un’emergenza che è europea, non vadano computati tra il deficit ai fini del Patto di stabilità. Bruxelles esprime dubbi sul metodo contabile, temendo che i paesi dell’Eurozona, in particolare, approfittino di tale stato di crisi per inserire alla voce “immigrazione” spese anche non strettamente attinenti. Esistono ragioni da un lato e dall’altro, anche se francamente la bilancia penderebbe più dalla parte di Roma, visto che sarebbe alquanto curioso sostenere che il nostro paese, per il solo fatto di essere il più vicino alle coste africane, debba accollarsi il costo della gestione di un’emergenza, che persino la “lenta” Commissione riconosce essere europea e non italiana.

Tassa sulla benzina proposta dalla Germania

La Germania ha già stanziato 6 miliardi per affrontare l’emergenza, raddoppiando il capitolo di spesa previsto per lo scorso anno. I costi stanno ricadendo, quindi, sulle spalle un po’ di tutti i governi europei, sia quelli di primo approdo, come Italia e Grecia, sia quelli di destinazione dei flussi, come Germania, Austria, Olanda, Belgio, Francia, Danimarca, Svezia e Finlandia. Quando l’Europa serve, si sa, non c’è.

E nemmeno in questo caso tocca palla, preferendo lasciarla alla libera, quanto disordinata contrattazione tra gli stati, ciascuno dei quali ritiene di avere fatto già abbastanza. Qualche mese fa, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, gelò i colleghi europei, proponendo di finanziare le spese per l’emergenza immigrazione con una tassa sulla benzina. In teoria, sarebbe l’espediente più semplice per reperire le risorse insufficienti allo scopo. L’Italia ne sa qualcosa, visto che è da 80 anni che tampona le casse dello stato per ogni tipo di crisi, dalla guerra in Abissinia a uno dei tanti disastri naturali, attraverso la leva delle accise.    

Africa bond è la proposta di Renzi

Facile, sì, ma una soluzione estremamente impopolare per un problema già molto impopolare, che sta scatenando da mesi le ire di vasti settori dell’opinione pubblica europea. Si pensi al boom di consensi alle recenti elezioni regionali degli euro-scettici in Germania. Dunque, l’ipotesi di tassare gli automobilisti per ottenere le risorse necessarie per affrontare l’emergenza non è in sé accantonata, ma per fare una battuta, diremmo che da Berlino sono arrivate proposte più intelligenti. In fatto di fantasia, però, i teutoni nulla possono contro i latini. E, infatti, il premier Matteo Renzi ha lanciato i cosiddetti “Eurobond per l’Africa” o se volete gli “Africa bond”. Non si tratta di un’iniziativa natalizia in favore dei paesi poveri, stile anni Ottanta, quanto di mutualizzare le spese per gestire le situazioni di crisi. La UE emetterebbe bond, garantiti da tutti i governi aderenti, i quali condividerebbero così il rischio. L’espressione “mutualizzazione del rischio”, però, è di quelle che in Germania provocano drammi, perché se c’è una cosa che i tedeschi (cosa c’è nel loro “nein” che non capite?) si rifiuterebbero di fare fino alla morte è di mettere insieme i loro debiti con quelli degli altri stati, condividendone i rischi. Il tedesco medio inorridisce al solo pensiero che le sue finanze possano essere chiamate a mettere in sicurezza i conti pubblici di altri stati, magari di uno “spendaccione” e “inefficiente” come l’Italia o la Grecia.

     

Germania risponde “nein”

Renzi ci ha provato, anche se partendo da un’iniziativa formalmente dalla portata molto limitata. In fondo, si sarebbe trattato di emettere pochi miliardi di euro in comune, spiccioli per un’economia, il cui pil nella sola Eurozona vale oltre 10.000 miliardi di euro. Tuttavia, i tedeschi hanno fiutato la trappola, ovvero il tentativo del Sud Europa di infrangere un tabù, facendo leva su un clima emergenziale. E il portavoce del governo di Berlino, Steffen Seibert, ha rispedito al mittente la proposta, sostenendo che non ci sarebbero “le basi” per una simile misura, pur dichiarandosi aperto alla valutazione in sede europea di qualsivoglia iniziativa. Gli eurobond sono un pallino italiano sin dai primi segnali di scoppio della crisi del debito sovrano. Nel 2010 era stato l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ad averli proposti insieme a quello che ai tempi era il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, il quale si mostrò molto favorevole alla proposta, salvo dichiarare in campagna elettorale per le elezioni europee di due anni fa, che “mai sotto la mia presidenza (della Commissione) si parlerà di eurobond”. Non poteva essere altrimenti, essendo il candidato di Frau Angela Merkel. D’altronde, quello della Germania non è un “nein” solo ideologico, ma di quattrini. I tedeschi oggi emettono i Bund a 10 anni mediamente allo 0,20%, mentre l’Italia li colloca sul mercato intorno all’1,50%. Emettendo debito in comune, il rendimento medio esitato sarebbe una media ponderata tra i rendimenti nazionali, con il risultato che il governo tedesco si rifinanzierebbe a costi un po’ più elevati, l’Italia a costi un po’ più bassi. Per Berlino è inaccettabile, sarebbe come punire chi si è comportato bene e premiare chi ha fatto male. Gli Africa bond resteranno un’idea suggestiva, specie con l’avvicinarsi dell’estate, quando cresce la voglia di mare e di mete esotiche, ma nulla di più.

   

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