Affitto casa: il mercato cambia senza l’IMU

Ancora molte ombre su testo in arrivo a ottobre. Via IMU su prime case e agevolazioni fiscali per canoni concordati, ma la mazzata potrebbe arrivare per tutti con la "Service Tax"

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Entro la metà di ottobre dovrebbe essere esitato dal Cdm il testo contenente la riforma della tassazione sugli immobili, come anticipato la settimana scorsa in conferenza stampa dal governo. La novità più rilevante riguarda certamente l’abrogazione dell’IMU sulle prime case. C’è una certezza: tranne che il governo cada prima (improbabile, a questo punto), anche la seconda rata di dicembre per quest’anno non dovrà essere pagata.
 
 
 

Via l’IMU, arriva la Service Tax

Dal 2014, però, non si sa come andranno le cose.
Perché l’IMU sarà sostituita da una cosiddetta “Tassa sui Servizi” o “Service Tax” e lasciata alla libera determinazione dei sindaci, anche se non si conoscono ancora i limiti di applicazione. Quel che si sa già, invece, è che il governo intende far confluire in questa nuova tassa sia la Tari, la tassa che sostituisce la Tarsu (sui rifiuti solidi urbani) che l’IMU stessa. La Tari, a sua volta, non solo mette in soffitto la Tarsu, ma ne aggrava il conto, perché prevede che il costo del servizio debba essere coperto dal contribuente al 100% e sulla base dei metri quadrati dell’immobile e a ciò dovranno aggiungersi 30-40 centesimi in più per metro quadrato, come contributo per i costi indivisibili dei comuni, ad esempio, per l’illuminazione pubblica.
Sul versante dell’IMU, non si sa se è concesso ai sindaci la facoltà di reintrodurla sulle prime abitazioni e se le aliquote su prime e seconde case resteranno uguali a quelle introdotte dal governo Monti, oscillanti rispettivamente tra 0,2-0,6% e 0,46-1,06% della rendita catastale rivalutata al 5% e moltiplicata per 160.
 
 

Chi pagherà la nuova IMU?

Due sono essenzialmente i misteri sulla nuova IMU che confluirà nella “Service Tax”: chi e come la pagherà. In quanto tassa finalizzata al pagamento dei servizi comunali, potrebbe essere fatta pagare anche agli inquilini, ossia a coloro che usufruiscono di un immobile, pur non essendone proprietari. Attenzione: per la Tarsu attualmente è già così, ma la misura potrebbe essere estesa all’inquilino anche per la parte che riguarda l’ex IMU.
 
 

Come si pagherà la Service Tax?

Secondo: come si pagherà? Si dovrebbe mettere in soffitto la pratica di legare l’imposta sugli immobili ai valori catastali, peraltro, poco attinenti ai reali valori di mercato. Un’ipotesi semplice e forse più equa potrebbe consistere nel legare l’imposizione ai metri quadrati dell’abitazione. Sarebbe coerente anche con il fatto che la Tarsu già si paga in tal modo e la Service Tax sarebbe così di facile applicazione. In più, si potrebbe prevedere la non imponibilità di tot metri quadrati per ciascun componente familiare, in modo da andare incontro alle famiglie.
Sta di fatto che gli inquilini potrebbero essere gravati di un’imposta che per loro risulterebbe maggiore della somma tra Tarsu e IMU, non avendo ad oggi pagato alcunché per la seconda. Per questo, da un lato s’ipotizza di ripartirne il carico, magari facendo pagare loro solo la parte relativa ai servizi indivisibili comunali, dall’altro si andrebbe verso un alleggerimento fiscale sui canoni concordati. Su di essi graverebbe una cedolare secca leggera al 15%, volta a incentivare la locazione degli immobili, evitando che restino sfitti. Tuttavia, i canoni concordati sono fissati nella misura massima dai comuni, insieme ai sindacati dei proprietari e a quelli degli inquilini, risultando molto più bassi di quelli di mercato, tanto che i proprietari quasi sempre preferiscono non adottarli . Insomma, una buona norma-manifesto, che rischia di diventare l’ennesima lettera morta del nostro ordinamento.

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Argomenti: Economia Italia