Addio al compagno Bob: la Cina preferisce i diamanti alla purezza del marxismo

Svolta storica nello Zimbabwe, dove il 93-enne Robert Mugabe si è dimesso dopo 37 anni di dittatura. La Cina già drizza le antenne sul futuro di Harare, dove l'economia è in ginocchio e molti si buttano nei Bitcoin.

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Svolta storica nello Zimbabwe, dove il 93-enne Robert Mugabe si è dimesso dopo 37 anni di dittatura. La Cina già drizza le antenne sul futuro di Harare, dove l'economia è in ginocchio e molti si buttano nei Bitcoin.

E’ una giornata storica per 16 milioni di abitanti dello Zimbabwe. Poche ore fa, a una settimana esatta dal golpe militare che lo aveva portato agli arresti insieme alla moglie Grace, il presidente Robert Mugabe ha annunciato le sue dimissioni “con effetto immediato”, tramite una lettera consegnata al presidente del Parlamento. Il passo si è reso necessario, dopo che il suo stesso partito, lo ZANU-PF, aveva ieri aperto insieme alle opposizioni la procedura di impeachment contro il capo dello stato, al potere dal 1980 e all’età di 93 anni, il leader più anziano al mondo.

Alla lettura delle dimissioni, scene di giubilo si sono manifestate per le strade della capitale. La gente era incredula, in lacrime, desiderosa di riappropriarsi del proprio futuro (Qui il video della CNN: https://www.youtube.com/watch?v=7COF8AhH9Z8).

La caduta di Mugabe

L’ex vice-presidente, Emmerson Mnangagwa, 71 anni, che il mese scorso era stato esautorato da Mugabe – molto probabilmente nel tentativo di quest’ultimo di favorire la moglie per la successione – sta facendo ritorno dal Sudafrica, dove si trovava da un paio di settimane. Sarebbe il segnale esplicito che l’uomo s’insedierà alla presidenza dal prossimo venerdì, secondo le indiscrezioni, prendendo il posto dell’anziano dittatore. Mngangagwa eserciterà il potere fino alla fine del mandato, che scade nel settembre dell’anno prossimo. Le opposizioni si mostrano soddisfatte per il passo storico compiuto dallo Zimbabwe in queste ore, ma uno dei loro leaders, Morgan Tsvangirai, ha dichiarato alla BBC che al suo paese adesso servirebbe “un cambiamento culturale”, “una nuova traiettoria”, caratterizzata da elezioni libere e corrette.

La fine della lunga era Mugabe sta coincidendo con il riaffacciarsi della crisi economica in un paese, che solamente meno di 10 anni fa è stato devastato dall’iperinflazione e che oggi vanta lo stesso pil pro-capite nominale di quando il dittatore assunse il potere nel 1980. La crisi di liquidità sta provocando una carenza di beni, a causa delle scarse importazioni possibili, a loro volta conseguenza di una penuria di valuta straniera, utilizzata ormai dal 2009 per gli scambi anche interni, in assenza dell’emissione di una moneta nazionale.

Vi abbiamo dato la notizia, nei giorni scorsi, che i Bitcoin quotavano sul Golix, piattaforma di scambio nello Zimbabwe per la moneta digitale, a prezzi quasi doppi di quelli vigenti nel resto del mondo. Lo scarto non si sta riducendo, tanto che nelle scorse ore un’unità veniva venduta a quasi 15.000 dollari, quando sul piano internazionale le quotazioni medie si attestano adesso a 8.270 dollari. Il premio a cui avvengono le transazioni di Bitcoin nell’economia africana segnala la domanda altissima di queste settimane. A fronte di appena 100.000 dollari transati nel 2016, solamente a ottobre si è arrivati a 1 milione di dollari, quando alla crisi economica si erano sommate le avvisaglie di quella politica di questi ultimi giorni. La Reserve Bank of Zimbabwe ha avvertito, tuttavia, poche ore addietro, che la moneta digitale non è stata ancora resa legale nel paese e che sulla sua possibile accettazione per effettuare scambi sono in corso studi. (Leggi anche: Bitcoin, boom di scambi con fine era Mugabe)

La Cina volta le spalle al “compagno Bob”

L’era Mugabe segnerebbe anche il riassetto delle relazioni internazionali. L’uomo è stato un fedele marxista e per questo aveva sempre tenuto ottimi rapporti con la Cina. Negli ultimi tempi, però, Pechino si è mostrata persino imbarazzata dalle politiche estremiste di Mugabe, nonostante la stessa abbia collaboratore nel 1979 con l’allora ribelle anti-colonialista nella lotta di liberazione dello Zimbabwe dal Regno Unito. La Cina è il quarto mercato di sbocco per le merci dello stato africano, primo per investimenti diretti realizzati in esso.

Solamente quest’anno, i cinesi vi hanno investito 450 milioni di dollari. I settori per cui hanno mostrato ad oggi interesse sono essenzialmente quello minerario, del tabacco e del cotone. Tuttavia, Mugabe era percepito da molti anni come un leader erratico e pericoloso per gli stessi interessi industriali della Cina, a causa del suo acceso nazionalismo, che agli inizi del Millennio aveva portato all’esproprio di migliaia di terreni in mano a coloni bianchi, provocando un crollo dell’economia locale. In particolare, i cinesi sono diventati consapevoli che investimenti cospicui con Mugabe alla presidenza non sarebbero stati possibili, nonostante 10.000 di loro vivono nello stato africano. (Leggi anche: Zimbabwe, razzismo qui è contro i bianchi)

La Cina già appoggia il successore di Mugabe

Lo Zimbabwe possiede le seconde maggiori riserve al mondo di diamanti dopo la Russia, ma nei fatti il comparto non viene sfruttato per assenza di investimenti, visto che quelli stranieri non sono stati ben accetti. Non è un caso che l’agenzia statale Xinhua, considerata l’organo di stampa del Partito Comunista Cinese, abbia riportato la notizia della caduta del dittatore con commenti di cittadini entusiasti, quasi a segnalare al prossimo capo dello stato la propria vicinanza ad Harare. Peraltro, nei giorni precedenti al golpe, il ministro della Difesa cinese Chang Wanquan aveva incontrato il capo delle forze armate dello Zimbabwe, Constantino Chiwenga. Se non è stato un avallo, è molto probabile almeno che Pechino sapesse di cosa stesse per accadere al “compagno Bob”.

E Mngangagwa viene considerato non solo altrettanto vicino alla Cina, ma anche un leader più pragmatico, in grado di coniugare ideologia con gli interessi economici nazionali, un po’ come lo stesso PCC sta facendo ormai da decenni. A tale proposito, lo stesso Mugabe racconta di un suo incontro con il presidente cinese Deng Xiaoping, nel corso del quale questi lo avrebbe messo in guardia dal non commettere gli stessi errori dei leaders di sinistra, come quelli di Mao Zedong, che aveva distrutto l’economia cinese per eccesso di ideologia. Mugabe non solo non accettò il consiglio, ma tornando ad Harare denunciò Deng quale una sorta di traditore del marxismo e della dottrina di Mao.

Il successore di Mugabe avrà il compito di risollevare le sorti di un’economia, che prima della lunghissima dittatura era stata ricca. Le aspettative degli abitanti sono elevate, anche se non è detto che si passerà a un sistema democratico o a una dittatura meno cruenta. D’altra parte, Mnangagwa è anche soprannominato “coccodrillo” per la sua abilità politica, accusato anche, però, di repressioni cruente degli oppositori nei suoi quasi quattro decenni a fianco dell’ormai ex presidente. (Leggi anche: Questa economia era ricca, un dittatore l’ha ridotta in miseria)

 

 

 

 

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