CRISI ECONOMICA ITALIA, INCHIESTE POLITICHE

Acqua in bottiglia: concessioni ‘regalate’, inquina e non è sicura – una vergogna italiana, ecco quanto guadagnano i produttori

Inquina, non è sicura ed è essenzialmente un 'vizio': i produttori ringraziano, ecco quanto è il profitto per i produttori. Un business incredibile.

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di Carlo Pallavicini, publicato il
Inquina, non è sicura ed è essenzialmente un 'vizio': i produttori ringraziano, ecco quanto è il profitto per i produttori. Un business incredibile.

L’Italia è il secondo consumatore al mondo di acqua in bottiglia, seconda soltanto al Messico: si tratta di 200 litri per abitante, equivalente a 14 miliardi di litri ogni anno; per produrre tutto questo materiale plastico si sviluppano 20 milioni di tonnellate di quello che viene considerato il peggiore gas per la tenuta dell’atmosfera terrestre. Insomma, uno dei nodi fondamentali è la sostenibilità ambientale. Ma non solo. I problemi connessi alla produzione di acqua in bottiglia riguardano l’enorme business che si nasconde dietro e il fatto che si tratti di un acqua, più gradevole magari di sapore, ma molto meno controllata rispetto a quella del rubinetto. Ma andiamo con ordine.

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Acqua in bottiglia: il problema ambientale

Iniziamo con i problemi ambientali connessi all’acqua in bottiglia. Oltre alla produzione di gas serra, l’acqua in bottiglia produce altre tipologie di danni per l’ambiente. Prendiamo il caso dell’Italia: solo il 15% circa delle bottiglie di plastica viene riciclato, il che vuol dire che il resto finisce negli inceneritori o, semplicemente, nell’ambiente, dove il potenziale inquinante è elevatissimo. Poi, c’è il problema del trasporto: l’acqua prodotta al Nord finisce al Sud e viceversa e si è calcolato che ogni marca compie un viaggio di 700 chilometri (su gomma). Insomma, un disastro.

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Acqua in bottiglia: è meno sicura di quella del rubinetto

Un altro elemento da sottolineare è che l’acqua in bottiglia, dal punto di vista della salute, è meno sicura di quella che viene fuori dal rubinetto. Facciamo un esempio (seguendo le parole di Giuseppe Altamore, autore di libri sul business dell’acqua minerale): l’acqua del rubinetto non può avere una concentrazione maggiore di 10 microgrammi di arsenico per litro, mentre quelle in bottiglia possono arrivare a 40/50 microgrammi senza necessità di dichiararlo. Questo stesso discorso vale anche per altre sostanze. Quello che si sottolinea è che, adesso, la normativa sull’acqua del rubinetto è molto seria e le tecniche di filtraggio sono avanzatissime, mentre per l’acqua minerale il tutto è assolutamente libero. Un altro regalo ai produttori.

Acqua in bottiglia: un business incredibile

Arriviamo all’ultimo punto. L’acqua in bottiglia è uno degli affari migliori al mondo, con un tasso di profitto elevatissimo: basta semplicemente dire che per produrre mille litri d’acqua, un’azienda spende appena 2 euro. per quale motivo? Semplice, le concessioni che le Regioni ‘vendono’ alle aziende che prelevano l’acqua sono calcolate in maniera irrisoria, anche in zone in cui l’approvvigionamento idrico è scarso. L’Europa chiede all’Italia di adeguarsi alle normative della UE che prevedono una ‘tassa ambientale’ per l’impatto che determinate attività produttive hanno sul territorio. Facciamo un esempio: con la nuova tassazione, si pagherebbe 20 euro a metro cubo, mentre adesso è inferiore a 1 euro.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Inchieste Politiche

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