Accordo UE-Canada positivo per il made in Italy, ecco perché ci conviene

L'accordo commerciale tra UE e Canada (Ceta) favorisce il made in Italy, come spiegano i dati Eurostat. Vediamoli.

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L'accordo commerciale tra UE e Canada (Ceta) favorisce il made in Italy, come spiegano i dati Eurostat. Vediamoli.

Dopo giorni di rinvio per la mancata ratifica da parte del parlamento vallone, la UE ha siglato con il Canada l’accordo di libero scambio, noto come Ceta, acronimo che sta per “Comprehensive economic and trade agreement”. Un’intesa, che continua a non essere così certa, nonostante la firma a Bruxelles del presidente Donald Tusk e del premier canadese Justin Trudeau di domenica scorsa, perché per entrare in vigore, è necessario che votino tutti i parlamenti nazionali, forse anche la Camera alta tedesca, il Bundesrat, sul quale si addensano i dubbi dei costituzionalisti in Germania e la cui maggioranza si sarebbe espressa contro la ratifica. (Leggi anche: Accordo UE-Canada non ancora certo)

In tempi di crescente ostilità alla globalizzazione, percepita quasi come un male oscuro, frutto dei desiderata di governi compiacenti con le grosse multinazionali, sarebbe bene leggere i dati Eurostat, prima di sparare giudizi poco accorti. Il primo che vi forniamo è questo: l’interscambio di merci tra UE e Canada ha esitato un bilancio positivo per il Vecchio Continente di 6,9 miliardi, pari al 10,7% del totale del surplus registrato dai 28 stati membri con il resto del mondo.

Accordo tra UE e Canada favorisce la nostra economia

Il Canada rappresenta il nostro dodicesimo partner per le importazioni e il tredicesimo per le esportazioni, incidendo rispettivamente per l’1,6% e il 2% del totale delle une e delle altre. Nell’ultimo decennio, il saldo per la UE è stato negativo solo in un caso, nel 2011, quando abbiamo registrato un disavanzo commerciale di 800 milioni con Ottawa.

L’81% delle nostre esportazioni verso lo stato nordamericano sono manufatti industriali, il 16% beni primari (cibo, materie prime ed energia) e il restante 3% rientra tra le altre voci.

Viceversa, importiamo per il 45% manufatti, per il 30% altri beni e per il 25% beni primari.

 

 

 

Italia esce vincitrice dall’accordo commerciale

L’Italia è il secondo partner commerciale più importante per il Canada, avendo intrattenuto lo scorso anno un interscambio di 5,15 miliardi, di cui 3,7 sono esportazioni tricolori e 1,5 importazioni. Pertanto, il made in Italy ha segnato un surplus di 2,2 miliardi, quasi un terzo di quello netto dell’intera UE e pari a quasi un sesto del surplus commerciale della nostra economia nel 2015. Meglio di noi ha fatto solo la Germania, che ha esportato verso il Canada oltre 10 miliardi di merci, importandone solamente per 3,2 miliardi, esitando un surplus di ben 6,9 miliardi, pari al 100% di quello dell’intera UE. (Leggi anche: Made in Italy tutelato in Gran Bretagna)

Chiaramente, ciò significa che vi sono stati diversi paesi con saldi negativi. In effetti, risultano essere ben 6, ma il dato peggiore spetta al Regno Unito con -6,7 miliardi. Quando Londra non farà più parte della UE, quindi, il nostro attivo rispetto al Canada raddoppierebbe. Male anche il Belgio con un passivo di quasi un miliardo.

Opposizione all’accordo sembra senza senso

E i servizi? Anche in questo campo, la UE è in attivo, di 3,8 miliardi, avendo esportato per 15,9 miliardi nel 2015, a fronte di importazioni per 12,1 miliardi. Il saldo incide per il 2,5% del totale verso il resto del mondo. Infine, troviamo che l’Europa abbia investiti nel Canada quasi 275 miliardi, mentre i canadesi detengono nella UE assets per 166 miliardi. In questo caso, Ottawa è riuscita ad esportare capitali netti verso l’Europa per complessivi 109 miliardi.

Alla luce di questi numeri, si capisce davvero poco come possano minacciare l’accordo proprio alcuni dei paesi maggiormente beneficiari. Se appare comprensibile il caso belga, per nulla lo è l’opposizione dei socialdemocratici in Germania, alleati al governo federale della cancelliera Angela Merkel, i cui rappresentanti locali cercano di rispondere più alle inquietudini della base contro il commercio mondiale che non agli interessi concreti dell’economia tedesca.

E paradossalmente, uno dei paesi maggiormente favorevoli sin dall’inizio all’intesa è stato il Regno Unito, ad oggi il più penalizzato nei flussi commerciali. (Leggi anche: Accordo UE-Canada salta e ad affossarlo è la Germania)

 

 

Potremo rafforzare il nostro made in Italy

L’Italia, va riconosciuto, ha mantenuto una posizione in linea con il suo interesse nazionale, mostrandosi favorevole all’intesa. E non può essere altrimenti. Per noi italiani, oltre che europei in generale, il libero scambio con il Canada significa abbattere i dazi doganali reciproci, potendo vendere a prezzi più bassi il nostro made in Italy, importando ciò che ci serve a costi più contenuti. Al contempo, le nostre denominazioni geografiche sono state tutelate, per cui non subiremo la concorrenza sleale di prodotti taroccati, ma anzi potremmo diffondere i nostri marchi con maggiore forza di quanto sinora abbiamo potuto fare. (Leggi anche: Tutela Made in Italy, due proposte innovative)

 

 

 

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