Accordo UE-Canada non ancora certo: adesso rischia il “nein” della Germania

Paul Magnette, il leader socialista della Vallonia, una regione del Belgio, ha dato il suo placet sull’accordo di libero scambio tra UE e Canada, noto come Ceta (“Comprehensive economic and trade agreement”), dopo una settimana di intense trattative sia all’interno del paese, sia tra governo belga e istituzioni comunitarie. In ogni caso, la firma del […]

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Paul Magnette, il leader socialista della Vallonia, una regione del Belgio, ha dato il suo placet sull’accordo di libero scambio tra UE e Canada, noto come Ceta (“Comprehensive economic and trade agreement”), dopo una settimana di intense trattative sia all’interno del paese, sia tra governo belga e istituzioni comunitarie. In ogni caso, la firma del […]

Paul Magnette, il leader socialista della Vallonia, una regione del Belgio, ha dato il suo placet sull’accordo di libero scambio tra UE e Canada, noto come Ceta (“Comprehensive economic and trade agreement”), dopo una settimana di intense trattative sia all’interno del paese, sia tra governo belga e istituzioni comunitarie. In ogni caso, la firma del trattato slitta a data da destinarsi, ma sembra certo che adesso il premier Charles Michel sia nelle condizioni di dare il via libera da parte di Bruxelles. Il presidente UE, Donald Tusk, felicitandosi per lo sblocco dell’impasse interno al Belgio – dove oltre al governo federale è necessaria l’approvazione anche dei cinque consigli regionali in rappresentanza di altrettante minoranze linguistiche – si è mostrato cauto sulla convocazione del vertice euro-canadese, anche perché bisogna avere prima certezze sull’esito in tutta Europa.

AGGIORNAMENTO: VERTICE UE-CANADA CONVOCATO PER DOMANI A BRUXELLES. I GIURISTI TEDESCHI RESTANO DIVISI SULLA NECESSITA’ CHE VOTI ANCHE IL BUNDESRAT

Sì, perché accantonata la pratica belga, resta da vedere se tutti i 28 stati della UE firmeranno l’accordo e adesso l’attenzione si sposta su Berlino, dove la ratifica deve avvenire anche da parte del Bundesrat, la Camera alta, composta dai rappresentanti dei 16 Laender. Qui, il frazionamento partitico è maggiore che nel Bundestag, perché i cristiano-democratici della cancelliera Angela Merkel e gli alleati social-democratici non hanno la maggioranza, sicché serve l’approvazione anche dei Verdi, che governano in diverse realtà locali insieme ai primi e/o ai secondi. (Leggi anche: Accordo commerciale UE-Canada salta e a sotterrarlo è stato la Germania)

La Germania potrebbe votare contro l’accordo UE-Canada

E il partito ambientalista tedesco non è certo di voler avallare l’accordo di libero scambio tra UE e Canada, ma la vera notizia è che hanno annunciato voto contrario proprio i social-democratici, che in dissenso rispetto al gruppo nazionale, si mostrano contrari al trattato con Ottawa. Si consideri, che nel settembre dell’anno prossimo si terranno le elezioni federali, per cui la Germania è già in pieno clima pre-elettorale.

Se la Germania non fosse nelle condizioni di avallare l’intesa, la UE sprofonderebbe in un imbarazzo eclatante. Dopo avere messo una pezza sul caso belga, farebbe una figuraccia per un altro caso interno, mostrandosi un partner inaffidabile con le principali economie mondiali.

 

 

 

Il “nein” tedesco anticiperebbe una hard Brexit

Il “nein” della Germania sarebbe politicamente molto più significativo di quello belga. Se finora lo stallo è stato conseguenza dell’opposizione di una comunità di appena 3,6 milioni di abitanti, adesso sarebbe una popolazione da 85 milioni ad essere ostile, la più numerosa del Vecchio Continente e le cui istituzioni sono le azioniste di controllo della UE.

Il naufragio dell’accordo sarebbe, a quel punto, evidente. Il premier canadese Justin Trudeau ha già espresso malumori per la scarsa capacità mostrata dalla controparte in sede di ratifica. Si tenga conto, poi, che proprio Germania e Francia hanno chiesto e ottenuto da Bruxelles che l’approvazione arrivasse da parte dei parlamenti nazionali, di fatto complicando il processo negoziale, ma consentendo ai governi di riappropriarsi di una fetta di sovranità perduta.

Per il Regno Unito, un eventuale voto contrario dei tedeschi sarebbe un brutto segnale. Come potrebbe pensare Londra di strappare alla UE un accordo per il mantenimento del mercato comune tra le parti, quando 27 stati (più qualche realtà regionale) dovrebbero prima esprimersi al riguardo, ciascuno pretendendo di ottenere da Bruxelles condizioni normative a sé più favorevoli e avendo in molti casi da recriminare contro il comportamento del governo britannico? La Brexit sarebbe dura e persino nel caso di un addio di Londra al mercato comune, potrebbe diventare complicato giungere a un’intesa ad hoc, con la conseguenza che aumenterebbero le probabilità di una regolazione dei rapporti commerciali attraverso le previsioni del WTO. (Leggi anche: Hard Brexit e fine TTIP con mancato accordo tra UE e Canada)

 

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Argomenti: Altre economie, Brexit, Crisi Eurozona, Economia Europa

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