Accordo di Parigi superato? Pianeta già lotta contro i cambiamenti climatici

La lotta ai cambiamenti climatici non la fa l'Accordo di Parigi. I dati dimostrano che la realtà sarebbe (per fortuna) più avanti dei governi. E la Germania mostra un doppio volto sul tema delle emissioni inquinanti.

di , pubblicato il
La lotta ai cambiamenti climatici non la fa l'Accordo di Parigi. I dati dimostrano che la realtà sarebbe (per fortuna) più avanti dei governi. E la Germania mostra un doppio volto sul tema delle emissioni inquinanti.

Ci sono buone notizie per la Terra e le ha fornite ieri l’Agenzia olandese di valutazione ambientale (NEAA), secondo cui le emissioni mondiali di anidride carbonica nel 2016 sono state sostanzialmente stabili, grazie all’aumento dell’uso delle energie rinnovabili e al calo di quello del carbone. E le quantità di CO2 emesse sono diminuite dello 0,3% in Cina, del 2% negli USA e del 2,1% in Russia.

Sono rimaste stabili nella UE. Al contrario, sono cresciute del 4,7% in India, così come in Malaysia, Filippine, Turchia e Ucraina. Ed è stato il terzo anno consecutivo ad avere registrato una riduzione delle emissioni di anidride carbonica, che da sola rappresenta i tre quarti dei gas serra. Il restante quarto è rappresentato dal metano, le cui emissioni sono aumentate dell’1% nel 2016. Un quarto di queste è causato dall’allevamento di animali, le cui emissioni sono cresciute dello 0,4%.

Stando a questi dati, ancor prima di dare attuazione all’Accordo di Parigi contro i cambiamenti climatici, il pianeta si starebbe autoregolando da solo, grazie al boom delle energie rinnovabili, che specie nelle economie avanzate stanno sempre più prendendo il posto di quelle tradizionali, come il carbone e il petrolio.

E la NEAA fornisce dati in perfetta linea con quelli pubblicati nel marzo scorso dall’Agenzia energetica internazionale, che per lo scorso anno aveva già stimato emissioni di CO2 stabili a 32,1 miliardi di tonnellate. Cifre alla mano, il picco sarebbe stato raggiunto nel 2014 e da quell’anno si è avuto un lieve decremento. Antipatico che possa sembrare dirlo, ne esce così rafforzata la linea dell’amministrazione Trump, che ha annunciato nei mesi scorsi, tra polemiche e divisioni interne alla stessa maggioranza al Congresso americano, di volere ritirare gli USA dall’Accordo di Parigi, sottoscritto dalla precedente amministrazione di Barack Obama, insieme ad altri 194 stati del mondo, ad eccezione di Siria e Nicaragua. Quest’ultimo ha ratificato l’intesa nei giorni scorsi, per cui resta fuori solo Damasco e forse, appunto, la prima economia mondiale. (Leggi anche: Cambiamenti climatici, Trump sotto attacco sull’Accordo di Parigi: ma l’Europa è ipocrita)

Accordo di Parigi forse superato dalla realtà

Ma cosa prevede l’Accordo di Parigi e perché potrebbe essere già superato dai fatti? Quattro gli obiettivi individuati: tendere a un aumento massimo della temperatura di 1,5 gradi e, in ogni caso, sotto i 2 gradi; rallentare la crescita delle emissioni di gas serra, in modo che nella seconda metà del secolo siano assorbite naturalmente; stanziare 100 miliardi in favore delle economie più povere per aiutarle a tagliare le emissioni inquinanti; monitorare i risultati ogni 5 anni.

Stando agli obiettivi di cui sopra, al 2030 non dovrebbe essere superata la quantità di 56 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, mentre i livelli attesi senza una correzione in corsa per quell’anno sarebbero di 69 miliardi di tonnellate. Tuttavia, se davvero avessimo già raggiunto il picco o se la crescita delle emissioni inquinanti fosse destinata a rallentare per conto proprio, senza bisogno di interventi normativi, gli obiettivi verrebbero raggiunti e forse anche più che centrati. Si consideri che per contenere l’aumento della temperatura a 2 gradi sarebbe necessario non superare le 42 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2. Allo stato attuale, è da tre anni che ci siamo fermati poco sopra le 32 miliardi. (Leggi anche: Cambiamenti climatici, Obama lancia maxi-piano per tagliare le emissioni)

Chi non rispetta davvero lo spirito di Parigi?

Cosa ancora più sorprendente è che mentre gli USA tagliano le loro emissioni, pur non essendo chiaro se aderiranno o meno all’Accordo di Parigi, la Germania, strenuo difensore di quell’intesa, deriva ancora il 40% del suo fabbisogno energetico dal carbone e la cancelliera Angela Merkel ha chiarito che questa materia prima resta indispensabile anche per i prossimi anni. Dopo avere speso 650 miliardi di euro per le energie pulite negli ultimi decenni, la quota di queste sulla produzione totale non dovrebbe superare il 30% nel 2020, pur essendo stati compiuti miglioramenti superiori alla media UE, con un taglio delle emissioni di C02 del 27% contro la media del 22%, rispetto ai livelli del 1990. Tuttavia, la prima economia europea non centrerebbe l’obiettivo di arrivare al -40% da qui ai prossimi 3 anni.

Le emissioni inquinanti nel settore elettrico tedesco non sono diminuite sin dal 1995. La ragione? Il paese dispone ancora di miniere di carbone nella Ruhr, che gli consentono di produrre energia a basso costo. Eppure, come ribadisce anche il report olandese, proprio il carbone è alla base delle emissioni di CO2 e, pertanto, contribuirebbe più di altri fattori a surriscaldare la temperatura e a provocare cambiamenti climatici. In ogni caso, i dati globali appaiono confortanti, anche perché diverse principali economie, tra cui Cina e India, hanno già annunciato piani per limitare o sostituire del tutto le vendite di auto a benzina e diesel, sostituendole con le auto elettriche. A proposito, la Germania ha spiegato che il diesel rimarrà essenziale anche in futuro per la sua economia. Siamo proprio sicuri che a non volere combattere i cambiamenti climatici sia Donald Trump o tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di interessi tra i sostenitori di facciata dell’Accordo di Parigi? (Leggi anche: Conferenza di Parigi sarà un fallimento)

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , ,
>