Accordo commerciale UE-Giappone entro l’anno: scambi per 150 miliardi

Accordo di libero scambio entro l'anno tra UE e Giappone. Così, due tra le più grandi economie al mondo reagiscono ai venti di protezionismo.

di , pubblicato il
Accordo di libero scambio entro l'anno tra UE e Giappone. Così, due tra le più grandi economie al mondo reagiscono ai venti di protezionismo.

Si tengono questa settimana i colloqui tra i rappresentanti UE e quelli del Giappone per arrivare entro la fine dell’anno a un accordo di libero scambio tra le due grandi economie del pianeta. Lo rendono noto fonti di Tokyo, secondo le quali è obiettivo del premier Shinzo Abe arrivare a un’intesa prima della fine del mese. Il governo giapponese resta impegnato nell’aprire le frontiere commerciali del Sol Levante, contrariamente ai venti protezionistici, che soffiano in altre economie avanzate, compresa l’America di Donald Trump, che ha già confermato il ritiro degli USA da TPP, l’accordo di libero scambio tra 12 stati del Pacifico, di cui fa parte il Giappone, il quale resterà nell’area. (Leggi anche: Commercio mondiale, avanza rischio protezionismo)

Gli scambi commerciali tra la UE e il Giappone ammontano a circa 150 miliardi di euro all’anno. Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2014, quando le esportazioni europee verso Tokyo furono pari a 53,3 miliardi per i beni e a 25,6 miliardi per i servizi, mentre le importazioni risultarono rispettivamente di 55,2 e 15,3 miliardi. Pertanto, la UE registra un lieve deficit sul fronte dei beni e un avanzo di una decina di miliardi per i servizi.

Coinvolti automotive e prodotti alimentari

L’intento dell’accordo, sul quale starebbero trovando un’intesa i rappresentanti delle due parti, sarebbe di abbattere le barriere tariffarie e non, che ancora continuano a ostacolare i commerci. Il Giappone, in particolare, chiede l’eliminazione dei dazi sulle sue esportazioni di auto, accessori auto e dispositivi elettrici, rendendo anche più facile l’accesso al mercato europeo alle società nipponiche. (Leggi anche: Commercio mondiale, crescita rallenta)

Dal canto suo, la UE pretende che Tokyo ammorbidisca le regole sugli appalti pubblici relativi al settore costruzioni e delle ferrovie, nonché che abbassi i dazi sui prodotti agricoli, come formaggio, vino, carne di maiale, cioccolato, pasta, passato di pomodoro. In cambio, spiegano fonti di Bruxelles, non chiederanno ai colleghi giapponesi l’eliminazione dei dazi su prodotti agricoli sensibili per la loro economia, come riso e carne di agnello e di maiale.

 

 

 

 

Italia potrebbe beneficiare dell’accordo

Dopo la Cina, il Giappone è il secondo partner commerciale asiatico per noi europei e dopo le vicissitudini legate all’accordo con il Canada, il cosiddetto Ceta, sarebbe un ottimo segnale sul fronte dell’avanzamento dell’integrazione economica l’eventuale sigla del trattato tra le due grandi aree del pianeta.

L’apertura commerciale del Giappone è uno dei pilastri della cosiddetta “Abenomics”, la politica economica del premier nipponico, che accanto agli stimoli monetari e alle riforme interne, intende anche per questa via sostenere la crescita del pil, pur sfidando alcune categorie sociali storicamente vicine al suo partito, come i pescatori e gli agricoltori, i più colpiti da un eventuale accordo con la UE. (Leggi anche: Abenomics a tutto gas: nuovi stimoli contro la deflazione)

L’Italia potrebbe risultare tra le economie più beneficiarie, registrando un avanzo commerciale con Tokyo di 2,7 miliardi nel 2014. Le nostre esportazioni alimentari potrebbero rinvigorirsi, per quanto il settore automotive potrebbe risentire negativamente dell’abbattimento dei dazi sull’80% delle importazioni di auto e componenti accessorie dal Giappone.

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,