Accordo commerciale UE-Canada salta e a sotterrarlo è stata la Germania

L'accordo di libero scambio tra UE e Canada salta sul "no" di un parlamento locale in Belgio, ma ad avere realmente provocato il fallimento è stata la Germania. Vediamo come.

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L'accordo di libero scambio tra UE e Canada salta sul

Il Ceta, l’accordo di libero scambio tra UE e Canada, sul quale le trattative vanno avanti da ben sette anni, non sembra destinato a vedere la luce, almeno non nei tempi previsti. Mercoledì scorso, il Parlamento della Vallonia, in rappresentanza di una delle tre minoranze linguistiche del Belgio, ha bocciato l’intesa commerciale, adducendo come motivazione la difesa degli interessi del territorio vallone contro le multinazionali americane.

Il “no” è giunto in una fase delicata per la vita economica dell’area, dove di recente l’americana Caterpillar ha annunciato il licenziamento di 2.000 lavoratori per la chiusura di uno stabilimento. La bocciatura rispecchia la posizione dei socialisti belgi, che al pari di altre forze di sinistra di altri paesi d’Europa, come i socialdemocratici in Germania, sono scettici sugli accordi di libero scambio tra UE e altre grandi economie. (Leggi anche: TTIP fallito, non s’ha da fare per la Germania)

A causa di quanto accaduto, il governo di Bruxelles non potrà avallare l’ok all’accordo, che si sarebbe dovuto ratificare proprio nella capitale belga il prossimo 27 ottobre. La questione sarà discussa domani dai ministri del Commercio della UE, ma la linea che prevarrebbe al momento sarebbe quella dell’attesa.

Accordo di libero scambio con il Canada, cosa prevedeva

Quello tra UE e Canada sarebbe il più grande accordo commerciale mai firmato dal Vecchio Continente e farebbe aumentare, si calcola, l’interscambio di merci e servizi di un quarto, stimolando il pil europeo di 12 miliardi all’anno e abbattendo i costi a carico delle imprese europee di mezzo miliardo. Se e quando l’accordo andasse in porto, le nostre imprese potrebbero partecipare agli appalti pubblici in Canada, così come i nostri professionisti (ingegneri, architetti, esperti contabili, etc.) prestare servizi nel paese nordamericano. E resterebbero le tutele previste in favore dei prodotti di indicazione geografica, così come le norme in materia di sicurezza alimentare e di tutela ambientale non verrebbero scalfite.

La bocciatura in Belgio risente del vento contrario alla globalizzazione, che spira sempre più forte in diverse economie avanzate, Europa in testa.

Il caso rischia di incrinare la credibilità delle istituzioni comunitarie nella sigla di simili intese internazionali, tanto che il premier canadese Justin Trudeau ha lamentato proprio la scarsa serietà mostrata da Bruxelles. (Leggi anche: Commercio mondiale, avanza rischio protezionismo)

 

 

 

Germania dietro al no all’accordo

Diversi paesi sono contrari all’accordo, tra cui Romania e Bulgaria, ma ad avere affossato le speranze di una ratifica veloce dell’accordo con il Canada è stata di fatto la Germania. Dopo la Brexit, la Commissione europea annunciò a sorpresa, che la firma sarebbe arrivata successivamente alla ratifica di tutti i parlamenti nazionali della UE, oltre che di qualche altra assemblea locale, come nel caso del Belgio. Poiché serve l’unanimità, basterebbe una sola bocciatura per mandare a monte il lavoro di anni di negoziato con Toronto. (Leggi anche: Germania chiede fine poteri Commissione)

La decisione di investire i parlamenti nazionali è stata assunta da Bruxelles su pressione di tedeschi e francesi, timorosi delle ripercussioni elettorali delle richieste sempre più forti tra i cittadini per una maggiore sovranità in capo ai governi su questioni così importanti per la vita economica di un paese, come un accordo commerciale. In tal senso vanno interpretate le parole del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, che a proposito dell’incapacità dei commissari di svolgere adeguatamente il loro compito, subito dopo il referendum sulla Brexit aveva tuonato per un “approccio intergovernativo” sui temi cruciali per le comunità nazionali, sostanzialmente spostando dalla Commissione ai governi le decisioni più salienti ed elettoralmente sensibili. (Leggi anche: UE in frantumi, Germania a Juncker: faccia lavorare i governi)

Se l’opposizione al Ceta è vigorosa in alcuni paesi, ancora più robusta è quella contro il TTIP, l’accordo di libero scambio tra UE ed USA, che avrebbe dovuto essere firmato entro quest’anno, ma che potrebbe essere siglato solo tra svariati anni, sempre che tutto vada bene. L’opinione pubblica europea è contraria e diffidente su di esso e il governo tedesco resta diviso sul punto, con i socialdemocratici contrari e i cristianodemocratici favorevoli, anche se tiepidi.

Non tira un’aria positiva per il commercio mondiale e certo non ne soffierà un’altra più favorevole prima delle elezioni in paesi come Francia e Germania. (Leggi anche: TTIP, accordo fallito su libero scambio tra UE ed USA)

 

 

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