JOBS ACT

Voucher aboliti segnano la fine delle riforme, ecco perché

Niente più voucher. Il governo Gentiloni li ha aboliti. Si torna indietro, ma così non ha più senso parlare di riforme. Ha vinto la sinistra, che dopo la scissione sta riuscendo a imporsi sulle paure della maggioranza.

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di Giuseppe Timpone, publicato il
Niente più voucher. Il governo Gentiloni li ha aboliti. Si torna indietro, ma così non ha più senso parlare di riforme. Ha vinto la sinistra, che dopo la scissione sta riuscendo a imporsi sulle paure della maggioranza.

E così, i voucher saranno aboliti tout court, non potendo essere utilizzati nemmeno dalle famiglie o dalle imprese con zero dipendenti. La Commissione Lavoro della Camera ha, infatti, deciso di tagliare la testa al toro e di abrogare gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act, quelli che regolamentavano il lavoro accessorio. Via anche la normativa sugli appalti, anch’essa oggetto di una richiesta di referendum della Cgil, che avrebbe dovuto celebrarsi a fine maggio, ma che evidentemente salterà. Chi avesse nel frattempo acquistato i buoni lavoro potrà utilizzarli fino alla fine dell’anno, ma il decreto che oggi emetterà il governo sancisce di fatto l’impossibilità d’ora in avanti di ricorrere a questo strumento di utilizzo della forza-lavoro per lavoretti occasionali.

Che cos’è successo nel concreto? Il governo Gentiloni ha voluto disinnescare la mina referendum, che puntando su due temi molto sensibili per l’opinione pubblica (la sicurezza sul posto di lavoro e il precariato; bocciato, invece, dalla Consulta il quesito sulla reintroduzione dell’art.18), avrebbe potuto provocare una nuova sonora bocciatura delle riforme attuate dal governo Renzi negli anni passati, con la conseguenza di mandare definitivamente in crisi la maggioranza e di azzoppare ancora di più la leadership dell’ex premier. (Leggi anche: Voucher lavoro aboliti dal 2018)

Gentiloni cede all’ala sinistra

Siamo dinnanzi a un paradosso: il governo cancella parte delle sue riforme per metterle al riparo da una bocciatura popolare. E’ come se un padre uccidesse i suoi figli per impedire che ad ucciderli sia un estraneo. Dietro a questa contraddizione si nasconde il desiderio di non darla vinta ufficialmente all’ala scissionista del PD, a quel Movimento Democratico e Progressista, che avrebbe utilizzato la battaglia contro i voucher e i sub-appalti per riplasmare la propria identità alle urne.

In realtà, d’ora in avanti si rischia di seguire proprio questa linea nel prosieguo della legislatura e forse anche dopo. Il governo Gentiloni cederà a sinistra, senza farlo formalmente, ma auto-cancellando o stravolgendo le riforme di questi anni per non esporle alle critiche dell’ala sinistra della maggioranza. E’ la vittoria degli scissionisti, che sono diventati improvvisamente incisivi nel dibattito politico, sganciandosi dal PD e facendo politica al di fuori di esso. (Leggi anche: Scissione PD e crisi governo)

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Argomenti: Jobs Act

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