Abolizione dell’IRAP e taglio IRPEF finanziati da una nuova stangata sulla casa?

Il governo Draghi lavora a una riforma fiscale che contempli persino l'abolizione dell'IRAP, oltre al taglio dell'IRPEF. Ecco le misure.

di , pubblicato il
Verso l'abolizione dell'IRAP?

Governo Draghi al lavoro sulla riforma fiscale, anche se continua a fare i conti con la carenza di risorse: solo 3 i miliardi di euro a disposizione. Le voci di palazzo si rincorrono e, per quanto nulla sia stato ancora definito, si parla di abolizione dell’IRAP. Un mostro voluto dall’allora governo Prodi alla fine degli anni Novanta in sostituzione di sette piccole imposte, tra cui la vecchia tassa sulla salute. I giudici europei l’hanno bocciata, definendola un doppione dell’IVA. Sostanzialmente, ci hanno detto che l’Italia auto-discrimina i suoi prodotti, facendoli gravare di costi esorbitanti per via delle modalità di calcolo dell’imposta molto simili a quelle effettuate con l’IVA.

Ma l’abolizione dell’IRAP vale 25 miliardi di gettito all’anno, un punto e mezzo di PIL. Come farà il governo a portarla avanti? La soluzione sarebbe di accorparla all’IRES, l’imposta sui redditi delle società giuridiche. Ma la platea dei contribuenti si ridurrebbe, dato che non pagherebbero più l’IRAP i lavoratori autonomi e le imprese individuali. Alle regioni verrebbero a mancare 3 miliardi. Il conto assorbirebbe in toto le risorse disponibili per la riforma fiscale. Sorgono due domande: a quale livello salirebbe l’aliquota IRES a seguito dell’accorpamento e quali modalità troverebbe lo stato centrale per compensare le regioni, le quali con l’IRAP finanziano buona parte della sanità?

Abolizione dell’IRAP con la riforma del catasto?

L’abolizione dell’IRAP sarebbe solamente uno dei tre passi previsti. Il secondo consisterebbe nel taglio dell’IRPEF. Nel mirino, il terzo scaglione sui redditi compresi tra 28.000 e 55.000 euro. Qui, l’aliquota sale repentinamente dal 27% al 38%.

Abbassarla di un punto costa sui 3 miliardi. Si parla di portarla al 34%. Costo stimabile: 12 miliardi. Attingendo a quali risorse? Detrazioni fiscali. Ve ne sono 800 e sottraggono oltre 300 miliardi di reddito da tassare. Problema: queste detrazioni, sempre più spesso chiamate ultimamente “bonus”, anziché diminuire continuano a crescere. Eliminarle in era Covid appare complicato sul piano politico.

Infine, il solito taglio del cuneo fiscale, vale a dire della differenza tra lo stipendio lordo pagato dall’impresa e la busta paga netta percepita dal lavoratore. Il punto sono sempre le risorse. Ed ecco che si affaccia l’ipotesi, mai venuta meno negli anni, di attingere alla riforma del catasto. Passare da valori legati ai vani ad altri commisurati ai metri quadrati. Inoltre, andrebbero aggiornati per adeguarli ai valori commerciali. Significherebbe mediamente più che raddoppiare la tassazione sulle case, a parità di aliquote. Anche se queste fossero dimezzate, il gettito rimarrebbe invariato teoricamente per lo stato, ma alcuni contribuenti si ritroverebbero tartassati e altri sgravati. Il rischio di malcontento sarebbe enorme tra i proprietari, cioè l’82% delle famiglie.

Ad ogni modo, neppure la riforma del catasto sarebbe di per sé in grado di finanziare una corposa riduzione delle tasse. Il gettito legato agli immobili in Italia vale già 24 miliardi, tra i più alti al mondo in rapporto al PIL. Gravare sulle proprietà appare inconcepibile, specie in una fase di incipiente ripresa del mercato immobiliare dopo una crisi lunga 15 anni. E l’aumento ventilato dell’imposta sui redditi finanziari contribuirebbe per spiccioli a qualsivoglia riforma fiscale. Insomma, il problema delle risorse non è stato affrontato.

[email protected] 

Argomenti: , ,