Abolizione del Superticket sanitario: rischio stangata per il ceto medio, chi rischia di più?

Il peso del riordino dei ticket sanitari, che dovrà comunque assicurare il gettito attuale rischia in concreto di finire tutto sulle spalle dei redditi medi.

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Il peso del riordino dei ticket sanitari, che dovrà comunque assicurare il gettito attuale rischia in concreto di finire tutto sulle spalle dei redditi medi.

L’abolizione del Superticket e, soprattutto, la revisione dei ticket sanitari prevista per il 2020 rischia di costare molto caro soprattutto alle persone appartenenti al ceto medio. Le risorse necessarie per superare il Superticket in Italia ammontano a una cifra di poco inferiore al mezzo miliardo.

In seguito, per la riforma dei ticket, il nuovo ministro della Salute Speranza dovrà tenere in conto della cifra di 1,6 miliardi incassata oggi dallo Stato.

Rischio stangata per il ceto medio

Il peso del riordino dei ticket sanitari, che dovrà comunque assicurare il gettito attuale (1,6 miliardi di euro), rischia in concreto di finire tutto sulle spalle dei redditi medi. All’interno del ceto medio sono inserite tutte quelle famiglie che dichiarano redditi tra i 36 e 100 mila euro. Essi rappresentano il 20% della popolazione che si rivolge al Sistema sanitario nazionale (Ssn). Per loro, dunque, quella che si profila all’orizzonte ha il sapore di essere una beffa atroce. Infatti, da una parte si va ad abolire l’odiato Superticket, dall’altra però si introduce una nuova rimodulazione dei ticket per la quale il ceto medio si troverà a pagare una cifra ancora più alta di quanto già non paghi oggi per il ticket.

La situazione attuale

Oggi poco meno di metà degli italiani paga un ticket ordinario di importo massimo fino a 36 euro, indipendentemente dal tipo di ricetta. C’è poi da considerare chi è esente dal pagamento del ticket, che invece non paga nulla (circa il 54% degli italiani che si rivolge al Sistema sanitario nazionale).

Il principio del ministro della Salute si basa sulla progressività. Più hai, più spendi. L’onorevole del partito Liberi e uguali ha presentato l’esempio del parlamentare e del lavoratore dipendente, sottolineando come sia più giusto che il primo paghi un ticket sanitario più alto rispetto al secondo.

La situazione paradossale è questa. I più ricchi si rivolgono agli istituti privati, i quali sempre più spesso concedono prezzi concorrenziali. Dunque alla fine il peso di 1,6 miliardi di euro ricadrebbe sulle persone appartenenti al ceto medio.

La discussione del provvedimento continuerà nel corso delle prossime settimane, quando il governo dovrebbe trovare la quadra sull’eventuale riforma del ticket sanitario.

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