Abenomics a tutto gas: altri stimoli in Giappone contro la deflazione

Giappone nella morsa della stagnazione e della deflazione strisciante. Nuovi stimoli fiscali in arrivo, quando già il debito è al 230% del pil.

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Giappone nella morsa della stagnazione e della deflazione strisciante. Nuovi stimoli fiscali in arrivo, quando già il debito è al 230% del pil.

Il Giappone imbraccerà un nuovo maxi-piano di stimoli per cercare di ravvivare l’economia e uscire dalla deflazione. Il premier Shinzo Abe lo ha annunciato ieri, parlando di misure per 28.000 miliardi di yen (240 miliardi di euro), di cui 13.000 miliardi di tipo fiscale. Il piano sarà presentato entro la prossima settimana, ha aggiunto, reduce da una fresca vittoria elettorale per il rinnovo parziale del Senato.

Il quotidiano Nikkei ha aggiunto che 6.000 miliardi di yen sarebbero nuova spesa pubblica, di cui solamente 2.000 miliardi sarebbero autorizzati quest’anno come aggiuntivi. Sta di fatto, che il Giappone torna a puntare sulla spesa pubblica, quando detiene già il record di indebitamento pubblico sul pil, esploso al 230%.

Rendimenti bond Giappone a livelli infimi

Secondo il Wall Street Journal, Tokyo starebbe ipotizzando l’emissione di bond a 40 e 50 anni per finanziare questi stimoli, i quali potrebbero essere acquistati dalla banca centrale, visto che pochissimi investitori riterrebbero opportuno caricarsi di obbligazioni, i cui rendimenti sono negativi ormai fino ai 15 anni e non superano lo 0,3-0,4% sui 40 anni.

Tuttavia, l’operazione si configurerebbe quale ulteriore passo verso la monetizzazione del debito pubblico, iniziata proprio con l’arrivo al governo di Abe alla fine del 2012, attraverso l’acquisto di assets da parte della Bank of Japan per l’attuale somma di 80.000 miliardi di yen all’anno.

 

 

 

Debito Giappone appare incontenibile

Dalla vittoria di luglio di Abe ad oggi, lo yen si è deprezzato del 5% contro il dollaro e la Borsa di Tokyo è salita del 9%, ma dall’inizio dell’anno il bilancio è rispettivamente positivo del 12,5% e negativo per il 12,5%. L’economia è tornata a rallentare, mentre i prezzi non crescono e si tengono ben lontani dal target del 2%, un fatto che ha costretto il governo a rinviare per la seconda volta il nuovo aumento dell’IVA dall’8% al 10% per coprire parzialmente il deficit.

Difficile immaginare, però, che il Giappone abbia davanti a sé la prospettiva di una politica fiscale espansiva, quando ha chiuso il bilancio nel 2015 con un disavanzo al 6% del pil, in deciso calo dall’8,9% del 2009, ma pur sempre un livello elevato.

L’alto indebitamento è stato sinora sostenibile per il sostegno della politica monetaria della BoJ, che tiene i tassi a livelli infimi, ma che nei giorni scorsi ha escluso l’ipotesi di un “helicopter money”, ossia di misure estreme, come potrebbero essere il finanziamento diretto della spesa pubblica. Per quanto abbiamo accennato sopra con la storia dei bond a lunga scadenza, di fatto tale esperimento potrebbe essere messo in pratica quanto prima, senza che nemmeno sia annunciato come tale. Non sarebbe un segno di forza, bensì di disperazione di Tokyo, incapace da oltre un ventennio di uscire dalla morsa della stagnazione economica e della deflazione.

 

 

 

 

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