A quando la ripresa economica? L’Istat taglia le stime sul Pil Italia

Dov'è la ripresa economica? Adesso si spera nel quarto trimestre, ma prima si sperava nel terzo. Intanto è in netto calo indice fiducia imprese a ottobre

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Dov'è la ripresa economica? Adesso si spera nel quarto trimestre, ma prima si sperava nel terzo. Intanto è in netto calo indice fiducia imprese a ottobre

In audizione, davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il presidente dell’Istat, Antonio Golini, ha annunciato una revisione al ribasso delle previsioni sul pil dell’Italia per il 2013, passate dal -1,4% di maggio al -1,8%. La stima è, pertanto, peggiore del -1,7% già revisionata al ribasso dal governo italiano, alla fine del mese di settembre.

Secondo Golini, però, la ripresa potrebbe arrivare nell’ultimo trimestre dell’anno, quando si dovrebbe registrare un aumento congiunturale del pil. Niente da fare, invece, per il terzo trimestre, che dovrebbe esitare ancora un pil in calo sul periodo aprile-giugno.

 

Indice fiducia imprese Italia ancora in calo

E nel mese di ottobre, sempre l’Istat ha registrato un calo della fiducia delle imprese italiane a 79,3 punti dagli 82,8 di settembre. In crescita risulta la fiducia del manifatturiero e delle imprese di costruzioni, in calo il commercio e i servizi di mercato.

E non dimentichiamo che ad ottobre è stata aumentata l’aliquota IVA del 21% al 22%. L’impatto sui prezzi è stato stimato dall’Istat dello 0,3% sul 2014. Non pare che nell’immediato ci siano stati sconquassi sui prezzi (si sono ridotti i margini del commercio), ma nei prossimi mesi un aumento ci sarà.

Nel frattempo, il numero dei poveri in Italia è raddoppiato dai 2,4 milioni del 2007 ai 4,8 milioni del 2012. Di questi, la metà (2,347 milioni) vive al Sud, dove nel 2011 erano 1,828 milioni. E a conferma che la crisi sta colpendo la stragrande maggioranza delle famiglie italiane, l’istituto di statistica rileva che sono il 65% di queste che nel primo semestre di quest’anno hanno abbassato la qualità o la quantità dei generi alimentari acquistati, con punte del 77% al Sud.

Due anni prima erano il 51,5%.

Come sempre, le statistiche fotografano quel che già è avvenuto, per cui non dovrebbero sconfortare mai più di tanto. Tuttavia, la prospettiva di un’uscita dalla recessione è dubbia, se è vero che nella prima metà di quest’anno veniva prevista già al terzo trimestre, mentre nel 2012 si parlava di fine della recessione già alla fine dello scorso anno. Cosa che sappiamo non essere affatto accaduta. Accadrà nel quarto trimestre? L’anno prossimo? Il problema non è solo e tanto quando si arresterà la più lunga serie di dati trimestrali in negativo dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi, quanto se ciò coinciderà con l’avvio della crescita.

Il più ottimista (d’ufficio) resta il governo, che stima per il 2014 un aumento del pil dello 0,7%. Quand’anche fosse, sarebbe difficilissimo chiamarla crescita, dopo che al 31 dicembre del 2013 avremmo perso circa l’8,5% di pil rispetto al 2007, ultimo anno pre-crisi. In ogni caso, tutte le altre stime nazionali e internazionali si limitano a un +0,5%. Un tale rialzo non sarebbe sufficiente a frenare la perdita di posti di lavoro, che potrebbe proseguire anche nel 2014, sebbene solo innalzando di qualche decimale il tasso di disoccupazione.

 

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