Draghi non ha più le spalle coperte dai tedeschi

I tedeschi hanno segnalato il loro malcontento per la gestione della crisi dell'immigrazione e contro le politiche della BCE. La cancelliera Angela Merkel avrà un minore spazio di manovra d'ora in avanti nel sostenere l'operativo di Mario Draghi.

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I tedeschi hanno segnalato il loro malcontento per la gestione della crisi dell'immigrazione e contro le politiche della BCE. La cancelliera Angela Merkel avrà un minore spazio di manovra d'ora in avanti nel sostenere l'operativo di Mario Draghi.

Il popolo tedesco, o meglio, una parte di esso, ha sentenziato domenica scorsa, infliggendo una dura punizione al partito della cancelliera Angela Merkel, la CDU. Il colpo inferto è stato recepito dal centro-destra al governo federale, che adesso si chiede come recuperare i consensi persi in favore della destra euro-scettica dell’AfD, ovunque salita a percentuali a 2 cifre e attestandosi seconda formazione nell’Alta Sassonia, proprio dietro ai conservatori, con il 23%.

Ieri, la stampa tedesca e quella estera sembravano concordi nel ricondurre la sconfitta di Frau Merkel nel test delle 3 regioni al voto alla crisi dell’immigrazione. Quell’apertura delle frontiere, annunciata a sorpresa poco più di 6 mesi fa, non è stata mai digerita nemmeno da gran parte della leadership dello schieramento conservatore, specie tra gli alleati bavaresi della CSU, che hanno più volte rimproverato alla cancelliera con il loro governatore Horst Seehofer una politica scriteriata e lassista.

Emergenza profughi non l’unica causa del malcontento tedesco

Ieri, la cancelliera ha abbozzato una difesa, commentando i risultati elettorali, sostenendo di avere in tasca una soluzione per risolvere la crisi dei migranti. Certo, non poteva spargersi il capo di cenere, ma nel suo schieramento già si cerca apertamente di porre rimedio a quella che qualche dirigente ha definito “una minaccia all’identità del partito”. Frau Merkel sarà molto meno accomodante con i partner europei, Francia compresa, nell’esigere che gli immigrati siano smistati tra i vari centri di accoglienza degli stati membri della UE. Finora, non ha tirato troppo la corda, assumendosi anche l’onere di allentare la pressione sulle frontiere altrui, facendo entrare tutti i profughi illimitatamente, pur di salvare l’area Schengen, ovvero la libera circolazione delle persone in Europa. Adesso, però, che i tedeschi le hanno inviato un segnale più che chiaro anche nella roccaforte del Baden-Wuerttemberg, dove la CDU ha perso il primato dopo 50 anni, la cancelliera agirà su 2 fronti: con la Turchia, cercando di trovare al più presto un accordo sostenibile per impedire l’esodo di centinaia di migliaia di profughi ammassati al suo confine; con gli alleati, mettendo in chiaro che l’alternativa all’accoglienza coordinata sarà il dissolvimento delle istituzioni europee.

     

Rischio divorzio tra Merkel e Draghi

Ma se sul piano dell’immigrazione ci avvieremo a una resa dei conti dall’esito imprevedibile, non meno duro rischia di essere lo scontro con la BCE di Mario Draghi, con cui finora Berlino ha instaurato un ottimo rapporto e una solida sintonia. La coppia Merkel-Draghi regge l’Eurozona, la prima coprendo politicamente gli interventi straordinari del secondo e mettendoli al riparo dagli attacchi interni alla stessa Germania, dove l’opinione pubblica appare quasi unanime nel rifiutare le politiche ultra-accomodanti del governatore italiano. La “copertura” della cancelliera sta saltando, perché il voto di domenica scorsa ha già creato le condizioni per un maggiore vigore delle posizioni più restrittive in politica monetaria e austere anche sul piano fiscale. Draghi potrebbe avere varato il giovedì scorso i suoi ultimi stimoli monetari. Gli elettori tedeschi, ossia il ceto medio, i risparmiatori, chiedono al governo di contrastare con maggiore efficacia quello che viene avvertito come un “assalto” al risparmio, se non persino un esproprio ai loro danni, attraverso i tassi zero e negativi. La cancelliera potrebbe presto essere costretta a chiarire a Draghi di non avere più la forza per sostenere ulteriori dosi di allentamento della sua politica monetaria. Certo, formalmente il governatore potrebbe tirare dritto e contrastare l’opposizione della Bundestag dentro al board, godendo ancora della maggioranza numerica dei suoi membri. Ma uno scenario di scontro totale con un’ampia fetta dei governatori centrali dell’Eurozona, quelli più influenti, non solo non è auspicabile, ma renderebbe poco credibile anche l’adozione di eventuali nuove misure. Senza un chiaro sostegno “politico”, la sua azione verrebbe avvertita debole e delegittimata.      

Anche Juncker nel mirino

Vedremo nelle prossime settimane quali saranno i toni di Francoforte, se continueranno a paventare nuovi interventi o se si limiteranno a difendere la bontà di quelli già varati.

Mario Draghi sarebbe così la prima vittima illustre del nuovo corso tedesco, ma non l’unico. Un altro si chiama Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea. Questi subirà una maggiore pressione da parte di Berlino con riferimento a 2 specifiche richieste: mostrarsi meno flessibile verso i paesi inadempienti riguardo al rispetto delle regole fiscali (la Grecia e l’Italia di Renzi sono avvertite); rinunciare all’idea, condivisa fortemente da Draghi, di istituire una garanzia unica sui depositi bancari, tale da minimizzare la frammentazione del credito all’interno dell’Eurozona. Tale ipotesi non piace ai tedeschi, che la considerano una di mutualizzazione dei rischi bancari e una condivisione mascherata anche di quelli sovrani, dati gli elevati quantitativi di bond governativi detenuti dagli istituti. Comunque sia, la tensione nell’unione monetaria monterà, tenuto conto che non i soli elettori tedeschi hanno inviato un messaggio di sfiducia al loro governo, ma quelli di quasi tutti i paesi dell’area e per ragioni opposte. Come tutto questo possa tenersi insieme, in pochi lo sanno, perché senza la mediazione della leadership europea (Berlino), rischia di saltare tutto.

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