A chi serve l’Euro forte? Export da record per la Germania

Export tedesco oltre 1.100 miliardi di euro. Guai per l'Italia e la Francia a causa dell'euro troppo forte

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Export tedesco oltre 1.100 miliardi di euro. Guai per l'Italia e la Francia a causa dell'euro troppo forte

Germania da record. A dicembre, la locomotiva tedesca ha registrato un surplus della bilancia commerciale di 16,8 miliardi, in crescita dai 15,6 miliardi di novembre e superiore ai 14,8 miliardi stimati dal consensus Reuters, portando l’avanzo complessivo del 2012 a quota 188,81 miliardi, il secondo dato più alto per la Germania dall’anno di inizio delle rilevazioni, nel 1950. Rispetto al 2011, le esportazioni tedesche sono cresciute del 3,4% a quota 1.100 miliardi di euro. In sostanza, l’economia tedesca non solo non ha risentito della crisi, ma si è giovata anche delle difficoltà dell’Eurozona, che hanno comportato un deprezzamento dell’euro nel corso del 2012, amplificando le distanze tra Berlino e le altre capitali europee.  

Italia vs Germania: un confronto inesistente

I dati sulla bilancia commerciale dimostrano lampanti la netta differenza tra locomotiva tedesca e le economie arrancate del resto dell’Eurozona. L’Italia, in un anno non negativo per le nostre esportazioni, potrà contare su un avanzo commerciale di appena 10 miliardi in tutto l’anno da poco trascorso. In sostanza, le esportazioni nette pesano per appena lo 0,6% del nostro pil, quando in Germania superano il 7%.  

Svalutazione Euro: la proposta di Hollande

Proprio lo scorso lunedì, il presidente François Hollande ha richiamato l’Europarlamento sulla necessità di darsi una politica dei cambi. Parigi è in allarme, perché i dati sull’export e le stesse previsioni della Commissione sottolineano come Italia e Francia siano le due maggiori vittime sacrificali sull’altare dell’euro forte. Tanto che lo stesso governatore della BCE, Mario Draghi, ieri ha commentato come una moneta unica molto forte sia da un lato segnale di fiducia nell’Eurozona, ma dall’altro potrebbe impattare negativamente sulla ripresa (Draghi chiude alla svalutazione dell’Euro. Ripresa sempre “rimandata”).  

Tasso cambio Euro: a rimetterci sono Parigi e Roma euro forte Germania

Uno studio di Deutsche Bank ha evidenziato, infatti, come gli attuali tassi di cambio creino maggiormente problemi a Parigi e Roma. L’analisi si basa su un mix di tre valori: il tasso di cambio sulla base dell’import-export; la variazione effettiva del tasso di cambio nell’ultimo anno e la domanda globale. Sulla base di questi tre dati si è trovato che l’Italia sopporterebbe un cambio massimo contro il dollaro tra 1,16 e 1,17, mentre la Francia non potrebbe andare oltre 1,24. La Germania, invece, potrebbe stare tranquilla fino a un cambio di 1,54, ma se lo scenario mondiale dovesse migliorare, con una maggiore ripresa della domanda ai ritmi pre-crisi, Berlino potrebbe sopportare una rivalutazione dell’euro fino a 1,94 contro il dollaro. E se il tasso limite per l’Italia non cambia, anche nel caso di un miglioramento dello scenario mondiale, la Spagna potrebbe, a sorpresa, reggere un cambio fino a 1,83-1,94, grazie alla forte competitività di cui gode la sua industria, il cui modello è molto simile a quello tedesco. La ricetta di Deutsche Bank è, quindi, di imitare la Germania e la sua efficiente macchina produttiva, guadagnando margini di competitività sui mercati internazionali. Certo, l’istituto tedesco non può evidenziare il trucco della moneta unica, di fatto una divisa svalutata per i fondamentali dell’economia teutonica, mentre risulta sopravvalutata per quelle di Italia e Francia. E con un cambio a 1,35, le distanze tra noi e Berlino sono destinate ad aumentare, dando vita a una situazione di equilibrio a livello europeo, ma di totale dis-equilibrio a livello di singole aree interne all’Eurozona.  

Crisi euro: si rischia di rendere incolmabile il divario Nord/Sud

Così stando le cose, dovremmo rassegnarci a un Nord Europa più ricco e competitivo e un Sud in perenne penuria di produzione e occupazione. Due le uniche soluzioni possibili: o uscire dall’euro e adeguare così il cambio ai nostri fondamentali o attuare immediatamente riforme draconiane per accrescere la produttività. Ma anche in quest’ultima ipotesi non è detto che il nostro cambio di equilibrio coincida con quello della Germania, il cui peso nella determinazione dell’euro è ben maggiore all’Italia.

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Argomenti: Crisi Euro