A che punto siamo con la crisi in Libano? Peggio di quanto immaginiamo

Tensioni politiche, tracollo finanziario ed economia all'inferno. E' il quadro deprimenti del Paese dei Cedri, un tempo chiamato "la Svizzera del Medio Oriente".

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Tensioni politiche, tracollo finanziario ed economia all'inferno. E' il quadro deprimenti del Paese dei Cedri, un tempo chiamato

Sono trascorsi due mesi dalla terribile esplosione al porto di Beirut, che ha devastato la città e provocato centinaia di morti, migliaia di feriti e decine di migliaia di senzatetto. E compie un anno la massiccia protesta che portò nell’autunno del 2019 alle dimissioni del governo di Saad Hariri, accusato dalla piazza di non fare nulla per combattere la corruzione e il settarismo politico. Da allora, il Libano ha avuto un nuovo governo dal gennaio scorso e dimissionario dopo i fatti di agosto. Il presidente Michel Aoun aveva nominato un nuovo premier nella persona di Mustapha Adib, che la scorsa settimana ha gettato la spugna ancora prima di iniziare. E’ il caos.

Ieri, il Parlamento ha approvato una legge che consente ai libanesi di inviare in un’unica soluzione fino a 10.000 dollari ai congiunti che studiano all’estero e al tasso di cambio ufficiale. Lo scetticismo sulla reale applicazione di questa misura è enorme. Ma procediamo con ordine. Da circa un anno, le riserve valutarie libanesi sono crollate a livelli critici, a causa della fuga dei capitali esteri. Per questo, le banche hanno imposto autonomamente restrizioni ai movimenti finanziari, tra l’altro limitando a soli 15 dollari al mese i prelievi e i pagamenti effettuati all’estero.

Molti studenti hanno dovuto rinviare il pagamento delle tasse universitarie o sospendere del tutto la frequenza ai corsi universitari. Con la legge di ieri, avranno nuovamente la possibilità di pagare e mantenersi, purché abbiano iniziato gli studi all’estero prima del 2020. Potranno farlo a tassi di cambio favorevoli, cioè a quello ufficiale di circa 1.500 lire contro un dollaro, quando al mercato nero di lire ne servono ormai 8.000 per comprare un dollaro.

Per le famiglie libanesi, teoricamente una grossa mano di aiuto, ma nessuno si fida. Se non ci sono dollari a sufficienza, come faranno i clienti delle banche a spedirli ai figli all’estero? E, soprattutto, tra crisi ed emergenza Covid, di soldi ormai ne sono rimasti pochi.

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Fallita per ora la mediazione francese

Il collasso del cambio è solo la punta dell’iceberg. L’economia è stata decimata dalla potente crisi finanziaria, fiscale ed economica che continua a travolgere il Libano. A marzo è scattato il default dopo il mancato pagamento di un Eurobond da 1,2 miliardi di dollari. Il rapporto debito/pil già prima del Covid si attestava nei pressi del 160% e quest’anno tenderà al 200%. Le banche non consentono alle famiglie di prelevare il denaro depositato, se non con il contagocce e a tassi di cambio penalizzanti rispetto a quello ufficiale. Difficile che, pur in virtù di una legge, consentano ai clienti di inviare all’estero così tanti dollari, avendone in cassa ormai pochissimi e, soprattutto, venendo chiamate in prima persona a contribuire alla ristrutturazione del debito, subendo un prevedibilissimo “haircut”.

Il presidente Emmanuel Macron, forte dell’eredità coloniale francese di Beirut, si è subito precipitato nello stato mediorientale per portare solidarietà al popolo libanese e avvertire i suoi rappresentanti che gli aiuti arriveranno, ma a patto che si abbia un nuovo governo non settario e riformatore. Il flop di Adib, gradito all’Eliseo, ha confermato i dubbi: i due partiti sciiti e vicini a Hezbollah si sono rifiutati di appoggiarlo, sostenendo che i ministri da questi nominati sarebbero stati suoi sostenitori sunniti. Inutile l’appello del presidente Aoun all’unità sulla prospettiva di una “caduta all’inferno” e di una “bancarotta totale” nel caso contrario.

Senza governo non potranno esserci riforme e senza riforme non ci saranno aiuti dall’estero. Le trattative con il Fondo Monetario Internazionale non sono nemmeno iniziate, data l’opposizione di Hezbollah.

E la Casa Bianca ci ha messo il carico, allorquando a inizio settembre ha imposto sanzioni contro i due partiti sciiti libanesi, accusati di connivenza con l’Iran. Il paese è una polveriera e non s’intravede alcuna via d’uscita dalla crisi, tanto è radicato il settarismo politico di stampo clientelare. Non c’è foglio di carta che non si muova, se non per favorire l’amico di Tizio o di Caio e dopo infinite mediazioni e complesse spartizioni. I giovani sono così disperati e arrabbiati, che quando Macron ha fatto visita a Beirut dopo le esplosioni, gli gridavano di non mandare soldi al governo, perché sarebbero stati risucchiati tutti dalla corruzione.

Ecco perché gli aiuti al Libano dopo la distruzione non arriveranno presto

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