I 5 nomi che plasmeranno l’economia mondiale nel 2017

Ecco i 5 nomi, che potrebbero impattare sull'economia mondiale in questo 2017 appena iniziato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Ecco i 5 nomi, che potrebbero impattare sull'economia mondiale in questo 2017 appena iniziato.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la crescita dell’economia mondiale dovrebbe accelerare dal +3,1% dello scorso anno al +3,4% del 2017. Le cassandre sarebbero state smentite, nonostante dalla Brexit in poi, passando per l’elezione di Donald Trump alla presidenza USA, siano state diverse le voci a paventare un rischio “slowdown”, se non, addirittura, di recessione globale. Poiché i conti dell’anno si fanno solo al 31 dicembre, per adesso possiamo solo immaginare su quali linee si muoverà l’economia del pianeta. Vi presentiamo i 5 nomi, che a nostro avviso detengono le chiavi per una svolta nell’una o nell’altra direzione del pil globale:

USA e sauditi

 

    • Donald Trump: l’inattesa elezione del tycoon repubblicano ha riplasmato le previsioni sull’andamento dell’economia mondiale per quest’anno. Le attese sono per un’accelerazione dell’inflazione e della ripresa americana, grazie alle politiche pro-crescita promesse dal presidente eletto, che s’insedierà il 20 gennaio prossimo alla Casa Bianca. Tra i punti più rilevanti del suo programma, tagli alle tasse (sulle imprese passerebbero dal 35% al 15%), aliquota del 5% per i capitali rimpatriati (dal 35% attuale) e fino a 1.000 miliardi di dollari in infrastrutture in 4 anni; (Leggi anche: Dazi USA, Trump propone il 5% su tutte le importazioni)
    • Janet Yellen: il governatore della Federal Reserve ha già alzato i tassi USA a dicembre per la seconda volta in un anno. Se le aspettative d’inflazione si terranno elevate – si sono surriscaldate dalle elezioni USA – l’istituto dovrà accelerare la stretta monetaria, trovando un complicato equilibrio tra target d’inflazione, piena occupazione e cambio tra dollaro e le altre principali valute del pianeta. Un biglietto verde troppo forte (è già ai massimi dal 2002) rischia di incentivare le importazioni e di fare così deragliare la crescita americana. I mercati si aspettano 3-4 rialzi dei tassi USA nel 2017 da 25 punti base ciascuno; (Leggi anche: Tassi USA, fino a quale livello saliranno?)
    • Mohammed bin Salman: sconosciuto ai più, è il figlio di Re Salman dell’Arabia Saudita, il vero detentore del potere politico nel regno, anche se ha solo 31 anni. L’uomo ha già mostrato un profilo riformatore in economia, ambendo a sganciare il pil da un’eccessiva dipendenza dal petrolio (Saudi Vision 2030). Di recente, dopo un biennio passato a rifiutarsi di sedersi a un tavolo, Riad ha assecondato e raggiunto un accordo OPEC per tagliare la produzione giornaliera di greggio per 1,2 milioni di barili da parte dei 14 membri del cartello, a cui si aggiungono altri 540.000 barili offerti come taglio quotidiano da 11 produttori esterni, tra cui la Russia. Le chiavi del successo dell’intesa le ha proprio il principe saudita: reagirà alla politica di incentivo alle trivellazioni dell’amministrazione Trump o manterrà fede agli impegni? Dalla risposta dipende il corso delle quotazioni petrolifere nei prossimi mesi; (Leggi anche: Petrolio verso 40 dollari, ecco la minaccia saudita che lo rende possibile)

 

 

Brexit e Cina

 

  • Theresa May: entro il 31 marzo, il premier britannico dovrebbe attivare la clausola contenuta nell’art.50 del Trattato di Lisbona, chiedendo formalmente l’uscita del Regno Unito dalla UE (Brexit). I negoziati dureranno fino all’ottobre del 2018, ma la loro durezza dipenderà molto dall’atteggiamento sia del governo di Londra, sia di Bruxelles. Se il primo si mostrerà indisponibile ad accettare l’ingresso dei lavoratori UE, in cambio della permanenza nel mercato comune, le trattative potrebbero diventare tese e il rischio è la disgregazione proprio dell’area di libero scambio tra i 28 paesi oggi membri della UE, alla quale aderiscono dall’esterno anche Norvegia, Svizzera, Liechtenstein e Islanda. Sarebbe un problema per l’economia europea; (Leggi anche: Mercato comune per Londra resta, ecco la soluzione prospettata)
  • Xi Jinping: il presidente cinese è atteso al varco della nascita del nuovo governo USA a guida Trump. Pechino ha già reagito verbalmente alle minacce del prossimo presidente americano di elevare i dazi contro le sue merci, a sua volta minacciando lo stop alle vendite di iPhone in Cina. Duro è stato lo scontro tra il presidente eletto e le autorità cinesi, quando a dicembre il primo ha tenuto un colloquio telefonico con il presidente del Taiwan, un fatto senza precedenti nella storia diplomatica post-bellica. Taiwan è considerata da Pechino, infatti, una sua provincia, non un’entità indipendente. Ma da Jinping potrebbe derivare una decisione dal forte impatto sull’economia mondiale, qualora abbandonasse progressivamente il target di crescita del 6,5-7% per l’economia cinese. Non dovrebbe annunciare una fatto così importante da qui ai prossimi due anni, ma l’uomo è già impegnato ad evitare che la bolla del credito interna gli esploda in faccia, trascinando l’economia cinese (e mondiale, di conseguenza) verso una recessione potenzialmente distruttiva. Ricordiamoci che un anno fa, le borse mondiali crollavano alla sola previsione di un pil cinese in rallentamento. (Leggi anche: Guerra commerciale, Trump attacca la Cina: 320 miliardi di deficit da eliminare)
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Argomenti: Brexit, Crisi materie prime, Economia USA, Economie Asia, Fed, Petrolio, quotazioni petrolio, Rallentamento dell'economia cinese, super-dollaro, tassi USA

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