49 giorni senza governo e sullo sfondo il prelievo forzoso

A Bruxelles si punta sul prelievo forzoso, ma Roma nega. Il caos politico potrebbe danneggiare i risparmi di almeno 5 milioni di italiani

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
A Bruxelles si punta sul prelievo forzoso, ma Roma nega. Il caos politico potrebbe danneggiare i risparmi di almeno 5 milioni di italiani

Sono passati 49 giorni dalla data delle elezioni politiche e non abbiamo ancora un governo mentre la crisi economica in Italia si aggrava sempre di più. Il destino politico della nazione dipende dall’elezione del presidente della Repubblica, che prenderà il via domani, ma per la quale dovremo attendere certamente il quarto scrutinio per nutrire la speranza almeno di avere un successore al Quirinale. Lo stallo politico, determinato dalla mancata volontà del segretario del PD, Pierluigi Bersani, di formare un governo d’intesa con il PDL, oltre che dai numeri inconcludenti usciti dalle urne, sta già presentando il suo conto salatissimo. I conti pubblici italiani ereditati dal premier dimissionario Mario Monti sono peggiori del previsto. Nel triennio 2015-2017 mancherebbero all’appello 20 miliardi in tutto, che salirebbero a 60 miliardi se non fosse prorogata l’impostazione dell’IMU su prime e seconde case del noto decreto “salva Italia” del dicembre 2011. Ciò al fine di mantenere il pareggio strutturale di bilancio e il calo del rapporto debito pil (Debito pubblico in calo, crescono le entrate tributarie). Ma già per l’esercizio in corso mancherebbero 6-8 miliardi di euro, denunciati dal responsabile economico del PD, Stefano Fassina. E lo stesso Monti lo ammette implicitamente, presentando il Def. L’ammanco deriverebbe dal rinvio delle stangate fiscali volute dal governo uscente, ma considerate all’unanimità improponibili per lo stato di crisi nera in cui è sprofondata l’economia italiana. Parliamo della Tares, dell’aumento dell’aliquota IVA più alta dal 21 al 22%, del finanziamento della cassa integrazione in deroga e degli esodati. Solo per limitarci alle misure più note. Già la situazione sarebbe drammatica così, ma se non si ha a Roma nemmeno un governo, che credibilmente si presenti a Bruxelles a rinegoziare le scadenze per il raggiungimento degli obiettivi fiscali, si rischia di acuire al massimo la crisi.  

Prelievo forzoso in Italia: gli scenari ipotizzabili prelievo forzoso

Non è un mistero che da mesi l’Europa vorrebbe imporre all’Italia la stessa misura che in parte non è riuscita ad ottenere da Cipro, ossia la tassazione dei nostri risparmi. Il prelievo forzoso chiesto a Nicosia sarebbe valso, per molti osservatori, come esperimento per verificare in “laboratorio” (l’isola conta appena 800 mila abitanti) le conseguenze di una simile misura, da fare applicare poi anche agli altri membri più grandi e in crisi dell’Eurozona (Prelievo forzoso depositi bancari: modello Cipro in tutta Europa?). Una tesi, questa, corroborata da uno studio fatto uscire da Berlino, secondo cui la ricchezza finanziaria netta degli italiani ammonterebbe al 174% del pil del Bel Paese, superiore al 124% della Germania. Attingendo a questa “polpa”, si rivolverebbe la questione del nostro debito, secondo i tedeschi, i quali propongono ufficiosamente di tassare tali risparmi al 15%, facendo così scendere il rapporto tra debito e pil al 100% in un solo colpo. Ovviamente, l’ipotesi più realistica di cui si starebbe discutendo in gran segreto (ma forse nemmeno tanto) sarebbe più morbida e per almeno due motivi. In primis, come a Cipro, non potrebbero essere toccati i conti fino a 100 mila euro, anche se a Nicosia ciò è stato possibile perché si è trattato di coinvolgere i conti bancari nelle perdite degli istituti, mentre la semplice tassazione non si configurerebbe quale ipotesi per la quale possa intervenire il Fondo interbancario di garanzia. Detto questo, sperando che qualora disgraziatamente dovesse realizzarsi lo scenario peggiore, almeno possano scampare dal prelievo forzoso i piccoli risparmi, al di sopra dei 100 mila euro potrebbe essere applicata un’aliquota tra lo 0,5% e il 3%. E secondo i dati della Banca d’Italia, sarebbero cinque milioni i conti al di sopra dei 100 mila euro. Ricordiamo, poi, che l’Italia non è nuova a tali misure, perché nel 1992 l’allora governo di Giuliano Amato (dato in pole position per il Quirinale) tassò i conti degli italiani con un’aliquota dello 0,6% e senza preavviso. E per evitare la fuga dei capitali potrebbero essere imposte restrizioni ai movimenti, similmente a quanto sta accadendo a Cipro, ma con la sottile differenza che il pil italiano vale quasi 100 volte in più quello cipriota e i nostri depositi non meno di 20 volte in più. Tra le ipotesi anche quella di aumentare l’imposta di bollo sui conti deposito dall’attuale 0,15% sulle giacenze (già elevata dallo 0,10% del 2012). Un’altra mini-patrimoniale, che alimenterebbe le casse dello stato vorace, a discapito dei soliti italiani.

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Argomenti: Crisi economica Italia